La chiesa in controvento

Dal dopoguerra a oggi il numero dei cattolici tedeschi è fortemente diminuito. E, tra di essi, sono sempre meno i praticanti. In calo anche le vocazioni, mentre aumenta l'età media dei sacerdoti e dei fedeli.

Una vera emorragia: in cinquant'anni i cattolici tedeschi che vanno a messa la domenica sono diminuiti di sette milioni. E se nel 1950 il numero delle persone che lasciavano la chiesa cattolica pareggiava quello dei convertiti, oggi "escono" più di centomila persone in più di quelle che "entrano". Perché le chiese si svuotano a questo ritmo? Per trovare una risposta bisogna allargare lo sguardo al mutamento profondo della società tedesca dal dopoguerra a oggi.

Dopo la seconda guerra mondiale la chiesa è una delle poche autorità morali ancora credibili in un paesaggio sociale disfatto. L'afflusso in chiesa è alto: nel 1950 i tedeschi legati alla chiesa, cattolica o protestante, sono il 96% della popolazione. Poi la Germania inizia ad industrializzarsi, le persone diventano più mobili, i comportamenti più individualistici. Si iniziano a sciogliere i legami sociali, e con essi quelli religiosi. Il Sessantotto infligge un altro colpo alla chiesa: la contestazione investe l'autorità, le istituzioni e la tradizione. Gli anni Ottanta sono gli anni del benessere economico; le nuove generazioni, nate senza il pericolo della sopravvivenza, sono sempre più concentrate su dimensioni immateriali della vita, e anche la ricerca religiosa diviene più esistenziale. Esplodono le comunicazioni, la produzione si settorializza, e con essa la società; le persone vivono ritirate nella loro sfera privata, ognuno ha un suo stile di vita, e cerca soluzioni personalizzate anche per quanto riguarda le convinzioni spirituali. Nell'89 cade il muro di Berlino, che si tira dietro l'ultima delle ideologie che hanno attraversato il Novecento. All'orizzonte non c'è più un progetto politico universale, un destino unico, solo prospettive particolari, casi singoli, esperienze personali. Alla Germania dell'Ovest si aggiunge quella dell'Est, che porta con sé non solo povertà e problemi d'integrazione, ma anche l'ateismo di massa voluto dal regime comunista.

E siamo all'oggi. Il volto della società tedesca è irriconoscibile. Se nel dopoguerra la chiesa, cattolica o protestante, era un'autorità morale indiscussa, oggi i tedeschi non vogliono che essa si intrometta nelle loro vite. Secondo le statistiche, la maggioranza dei tedeschi afferma che "le chiese non offrono nessuna risposta alle proprie domande personali". Per contro, cresce un'altra funzione della chiesa, quella di fornire servizi sociali. Basti pensare che dagli inizi degli anni Sessanta al 1980 il personale delle associazioni caritatevoli cattoliche tedesche è raddoppiato, mentre il personale clericale si è dimezzato.

Le vocazioni diminuiscono: negli ultimi venti anni il numero delle candidature al sacerdozio è caduto da più di seicento a quasi duecento l'anno. Con ciò, l'età media dei sacerdoti avanza, non meno di quella dei fedeli: a lasciare la chiesa, infatti, sono soprattutto le generazioni giovani, le persone istruite, di sesso maschile, che vivono in città.

Anche per quanto riguarda la dottrina cattolica il barometro tende al negativo. L'idea che i tedeschi hanno di Dio è sempre meno univoca. Specialmente tra le persone con cinquant'anni o meno, la fede viene vissuta con decrescente considerazione dell'ortodossia e dei dettami della chiesa. Alcuni dati: il 48% dei tedeschi rifiuta la concezione cristiana di Dio a favore della fede in un Dio inteso come un "essere superiore" o una "forza spirituale"; il 20% dei cristiani praticanti non crede ad una vita dopo la morte o alla risurrezione, ma ad una più vaga "sopravvivenza dell'anima dopo la morte"; il 52% di essi non crede al giudizio universale. Alcuni ricorrono all'astrologia, altri credono alla reincarnazione. Insomma, seppure due terzi dei tedeschi crede ancora in Dio, l'ortodossia cattolica, o anche solo cristiana, perde terreno.

Ciò nonostante, la maggioranza dei tedeschi celebra ancora il proprio matrimonio in chiesa, e paga le tasse per la chiesa. Basta per considerare la religiosità dei cattolici tedeschi genuina? Non si direbbe, visto che per il 44% di essi la tradizione e la conformità sono un aspetto fondamentale della propria appartenenza alla chiesa.

E di fronte a questo scenario la chiesa che fa? Come riesce a muoversi tra la Scilla di un'ortodossia mal sopportata dai più e la Cariddi di un relativismo incompatibile con il messaggio cristiano? Lo abbiamo chiesto a don Christian Hennecke, responsabile dell'annuncio e dell'evangelizzazione della diocesi di Hildesheim, nella Bassa Sassonia. Una diocesi dove i cattolici sono il 12% della popolazione, e di questi solo un 16% va a messa regolarmente. Una minoranza sparuta per la quale si parla ormai di "diaspora".

Iacopo Scaramuzzi