Ponte di speranza tra il mensile "Confronti" e l'Associazione "La Cascina". Quasi centocinquanta ragazzi, israeliani e palestinesi, americani e italiani, tra i quali alcuni portatori di handicap. Insieme, quest'estate in Piemonte, per superare barriere di ogni natura.
Anche quest'anno Confronti ha fatto da ponte per una nuova iniziativa di accoglienza rivolta ai giovani. Il progetto si è svolto a fine luglio e per due settimane ha visto coinvolti circa quaranta giovani, israeliani, palestinesi e americani, giunti in Italia per trascorrere un periodo di confronto con ragazzi e bambini di San Rocco Castagnaretta, piccola frazione di Cuneo, in Piemonte. Da ventisette anni l'associazione "La Cascina" organizza per il proprio paese l'appuntamento estivo "Estate ragazzi", un'occasione d'oro proposta dallo staff di Franco Cometto, che, fin dagli esordi, ha l'obiettivo di integrare tra loro giovani di tutte le età, rivolgendosi in modo particolare a ragazzi portatori di handicap fisici e mentali. Quest'anno, il progetto si è arricchito di un altro tipo di integrazione: quella tra ragazzi di popoli diversi, in guerra tra loro. Un piccolo seme per coltivare scenari di pace. "Se fai qualcosa per la pace forse perderai, se non fai niente hai già perso!".
Primo incontro
L'associazione "La Cascina" affaccia su di un piccolo piazzale di
San Rocco Castagnaretta. Vi arrivo dopo aver attraversato in
macchina le vallate del Cuneese. Entro nella sede
dell'associazione e con mio grande stupore mi accorgo di essere
entrato in un negozio… matite, carta ecologica, giochi,
libri, verdura e frutta biologica, il tutto mescolato insieme
senza un ordine logico. Un uomo al telefono concorda con
l'interlocutore: "Come! Avevi detto che per le 15 avresti portato
due autobus... siamo 180! La gita verrà suddivisa in due
turni, un gruppo andrà a visitare l'abbazia di Staffarda e
l'altro lo portiamo in canoa sul Po".
Mi accorgo in quell'istante che il signor Franco, presidente dell'associazione "La Cascina", lo avevo davanti a me. "Sono del mensile Confronti", gli dico. "Bene. Siete arrivati!", mi risponde. Franco Cometto è un uomo con barba rada, occhiali modello anni Settanta e viso sincero. Mentre ti parla, continua a fare mille altre cose, dà retta ai clienti e allo stesso tempo tiene d'occhio i ragazzini che entrano in negozio. Capisco subito che anche questo piccolo negozio è luogo di ritrovo per i giovani, i quali si siedono sugli scalini appena fuori e giocano a pallone sulla strada adiacente.
In attesa dell'arrivo del pullman di ragazzi israeliani e palestinesi dell'associazione Open House, provenienti da Roma, Franco mi mostra i locali del-l'associazione.
La cascina nuova
Raggiungiamo la Cascina, immersa nel verde della campagna. La
struttura è molto grande, nell'ampio cortile scorgo una
fontana. La casa ha la forma di una grande L, all'interno mi
viene mostrata la cucina, vedo le enormi camerate con i letti a
castello allestite per questa occasione. Franco mi dice che le
lenzuola le affitta in una caserma lì vicino. "Sai, ogni
anno partecipano ai nostri campi estivi circa 180 ragazzi, per
fortuna abbiamo molti volontari, sono la nostra risorsa. I
genitori dei ragazzi, soprattutto di quelli con problemi, hanno
preso a cuore questa iniziativa e ci danno una grossa mano".
Molti ragazzi intanto giocano a pallone nel cortile, alcuni chiacchierano, altri fanno due tiri al ping pong. Dopo pochi minuti, vediamo entrare nel cortile l'autobus proveniente da Roma, dai vetri scorgo le sagome dei ragazzi israeliani e palestinesi. L'atmosfera è calda, la curiosità è alle stelle. I ragazzi italiani si raggruppano intorno al capiente mezzo. Ed ecco che scendono i primi volti stanchi dal lungo viaggio. Si nota subito la diversità di tratti somatici... ad un tratto nasce spontaneo un emozionante applauso che accoglie i nuovi ospiti e si creano i primi timidi approcci.
Le giovani guide del gruppo, Rachel, israeliana e Wael, palestinese, prendono i primi accordi con Franco. Lucia, redattrice di Confronti e promotrice dell'incontro, traduce in inglese...
Franco racconta ai nuovi arrivati il progetto ed il valore della Cascina nuova. "La cascina è un ideale, è un piccolo seme di un mondo nuovo. Un posto dove persone diverse, con difficoltà diverse, possono stare insieme. Dove non importa avere un handicap o non averlo, dove non importa essere bianco o nero, nato in Italia o in Albania… Lo scopo della Cascina è quello di dare uno spazio aperto alla libertà e alla dignità per tutti".
Le attività
La settimana trascorre scandita da attività comunitarie:
ogni mattina, per esempio, nella scuola del paese vengono
organizzati laboratori ed ogni ragazzo ha la
responsabilità di seguire una persona con problemi, anche
gli israeliani, i palestinesi e gli americani sono arruolati a
tale compito. È tutto un susseguirsi di immagini, chi
corre, chi spinge una carrozzina, nelle aule le attività
scorrono frenetiche: il corso di danza, il corso di disegno,
l'aula musica. I ragazzi israeliani e palestinesi stanno
preparando i "quadri della pace": per farli utilizzano semi di
mais, di girasole, di zucca e chicchi di caffè. Una
ragazza italiana cerca di far ballare un ragazzo palestinese -
senza riuscirci - con in sottofondo la romantica musica di "The
time of my life", colonna sonora di un film d'amore americano.
Tutto scorre, tutto avviene nel frastuono totale. I richiami:
"Giulia… Giulia, vieni qui!", gli annunci "Tutti al campo
di calcio... inizia la caccia al tesoro!"
Ogni istante passato insieme rafforza i rapporti. Anche il "gran ballo" di musiche occitane, tipiche delle valli della zona, è stato un momento curioso. Non avevo mai visto - penso tra me e me - cuneesi suonare per palestinesi, israeliani ed americani, uniti insieme in una danza sfrenata di musiche tradizionali. Ma il momento sicuramente più suggestivo è alle porte: l'atteso incontro di presentazione.
L'incontro pubblico:
domande e racconti personali
La grande sala che ospita l'incontro è piena, ci sono
tutti i ragazzi, molti genitori ed alcuni curiosi del paese.
Franco esordisce: "Quando abbiamo iniziato la nostra attività, avevamo paura di creare una "prigione d'oro", avevamo paura di intrappolare nella bambagia i nostri ragazzi, ma oggi sono molte le persone che frequentano la Cascina portando freschezza, idee e novità. Inoltre, quasi tutte le nostre attività si svolgono al di fuori, in mezzo alla società".
Joel, il giovane pastore presbiteriano americano apre le presentazioni. Nessuno di noi forse può fare qualcosa per risolvere il conflitto in Medio Oriente. Possiamo fare solo una cosa: incontrare e conoscere, come stiamo facendo in questi giorni, i ragazzi israeliani e palestinesi". Subito dopo prende la parola Wael, arabo-israeliano: "Oggi siamo insieme, ebrei, musulmani e cristiani, ma non solo, oggi abbiamo la possibilità di vivere a stretto contatto con persone portatrici di handicap. Rachel, israeliana, approfitta del folto pubblico: "Da sette anni lavoro con l'organizzazione Open House. Siamo abituati a vivere nella mescolanza religiosa, ebrei, musulmani e cristiani, ma oggi questa mescolanza è ancora più significativa. Oggi posso dire che questa esperienza ha fatto capire a molti di noi, ragazzi viziati, che è bello lavare i piatti dove hanno mangiato altre persone, che è bello dare assistenza a chi ne ha bisogno".
Ad un tratto mi chiedo se anche tra i giovani si sia ormai
radicata la retorica e la diplomazia politica. Troppe belle
parole, troppo alto il livello delle domande... No! Questa volta
credo proprio di no! L'emozione è sincera, palpabile. Lo
dimostrano il silenzio e l'attenzione di tutti. La magia della
Cascina ha fatto breccia nel cuore di tutti. E se, come diceva
Franco, la cascina non è una "prigione d'oro", queste
emozioni arriveranno in Israele, negli Stati Uniti e
costituiranno nuove radici per la ridente pianura di San Rocco
Castagnaretta.
Gian Mario Gillio