Incontriamoci il 29 novembre

Discutiamo la proposta di istituire una giornata ecumenica da dedicare al dialogo cristiano islamico. Potrebbe celebrarsi il 29 novembre, ultimo giorno del Ramadan. Ma soprattutto potrebbe partire "dal basso", valorizzando le esperienze di incontro che già si realizzano. Discutiamone sulle pagine di "Confronti". Inviate il vostro parere alla nostra Redazione per fax (06 4827901) o per posta elettronica redazione@confonti.net

Qualche settimana fa sono stato invitato dal direttivo di un'importante organizzazione islamica italiana per discutere assieme sulle prospettive delle relazioni fra cristiani e musulmani, in un momento per nulla facile per quanti operano in tale campo. Ciò che mi ha maggiormente colpito, nel frangente, è stata la ripetuta richiesta, da parte degli amici presenti, di provare ad inventare occasioni non episodiche d'incontro, di trovare uno spazio costante e comune di confronto, e togliere così un po' d'acqua alle tesi dei fondamentalisti e degli integralisti dell'islamismo radicale (che non mancano, ovviamente, anche nel nostro paese).

Ecco: basterebbe tale esigenza, assolutamente condivisibile, per dirci una volta di più che oggi è davvero necessario uno sforzo ulteriore, un autentico salto di qualità dal punto di vista strategico nel cammino delle chiese cristiane sulla rotta, per quanto impervia, del dialogo interreligioso. Che contiene già in sé molte serie motivazioni, a partire da una più radicale aderenza alla parola biblica per giungere ad una lettura corretta di documenti importanti quali la conciliare "Nostra aetate", "L'ecumenismo e il dialogo interreligioso" del Sinodo valdometodista e la recente "Charta Oecumenica" europea, oltre che di tanti "segni dei tempi" di vibrante attualità, dalla sempre più inquietante ondata di islamofobia alla preoccupante cultura dal sapore xenofobo espressa dalla nuova legge sull'immigrazione Bossi-Fini, sino alle reazioni generalmente negative riservate al processo di multireligiosità in corso.

In tale direzione, dallo scorso novembre – erano trascorse appena poche settimane dagli attentati dell'11 settembre – alcune centinaia di cristiani di svariate confessioni (cattolici, evangelici, ortodossi) e una manciata di leader musulmani hanno sottoscritto un "Appello ecumenico" affinché quanto era purtroppo accaduto non mettesse in discussione o rallentasse le iniziative di partnership in corso (info: www.ildialogo.org). Con un obiettivo concreto, un'indicazione chiara in grado di mostrare quanto le diverse comunità di fede non possano in alcun modo chiamarsi fuori dai dibattiti sul paventato "scontro di civiltà": una Giornata dedicata al dialogo cristianoislamico.

Com'è noto, in ambito cattolico, da ben 14 anni esiste già l'istituzione di una "Giornata nazionale per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo religioso ebraicocristiano", ideata brillantemente dai vescovi italiani per il 17 gennaio, a preludio della tradizionale "Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani". Ad indicare un messaggio preciso: se ci sono state gravi rotture fra cristiani, lungo la storia, è in primo luogo perché ce n'è stata una ben più traumatica, all'origine, quella tra i Gentili e la Sinagoga.

La Giornata cristianoislamica, naturalmente, sarebbe una realtà totalmente differente, non solo perché celebrata in chiave ecumenica, ma soprattutto perché assai diverso è il legame tra cristiani e musulmani rispetto a quello tra cristiani ed Israele, "radice che ci porta" secondo la Lettera di Paolo ai Romani, e in qualche misura interno alla nostra autocoscienza di chiesa. Oggi, peraltro, l'istituzione di un appuntamento del genere con l'islam appare una necessità e un segno dei tempi, da portare avanti per ora – a mio parere, perlomeno – più sul piano sociale, civile e della conoscenza reciproca che su quello squisitamente religioso e teologico. Senza illusioni, certo: ci vorrà ben altro, e occorreranno pazienza, umiltà, coraggio in gran quantità da entrambe le parti. Prima o poi interverrà il prevedibile rischio di una ricorrenza puramente rituale. Ma intanto, perché non cominciare da qui?

Una data adatta per l'incontro tra cristiani e musulmani potrebbe essere l'ultimo venerdì di Ramadan (nel 2002, cadrà il 29 novembre), anche per rilanciare l'intuizione di Giovanni Paolo II, che lo scorso anno, nel pieno della guerra in Afghanistan, aveva rivolto la proposta – a chiunque la volesse raccogliere – di condividere il tradizionale digiuno islamico di quel periodo. Per quel giorno, si potrebbero già da quest'anno organizzare momenti di discussione e di studio, testimonianze, riflessioni sincere sulle difficoltà e sull'opportunità dell'incontrarsi, e molto altro ancora: più che la forma, sarebbe qui importante il senso del segnale, e la sua adeguata pubblicizzazione.

In ogni caso, credo davvero valga la pena di cominciare a parlarne, senza paura, mettendo da parte le eventuali piccole rivalità nel microcosmo del dialogo e con la franchezza tipica dei figli di Dio.

Brunetto Salvarani