Una strada tutta in salita

Una giornata ecumenica per il dialogo tra cristiani e musulmani? La proposta ha avuto ampi ed inattesi consensi "di base". A livello istituzionale, invece, sembrano prevalere atteggiamenti misurati e prudenti. Anche da parte musulmana. Ed allora, accelerare o frenare? Discutiamone.

Un anno passato inutilmente. Tra i tanti bilanci proposti in occasione dell'11 settembre ne è forse mancato uno, pure di cruciale importanza. A che punto sono, in Italia, le relazioni tra cristiani e musulmani, cioè tra le due comunità di fede più numerose e visibili nel paese? L'impressione è che si sia ancora all'anno zero e che, tanto da parte cristiana che islamica, si continui a evitare una "sfida" difficile quanto urgente: quella di un dialogo vero, approfondito, che consenta di conoscersi e per quanto possibile di capirsi. La posta in gioco è alta, è la qualità della convivenza di una società comunque "plurale", segnata da fedi, culture ed etnie diverse tra loro. L'11 settembre, proprio per la brutalità dei suoi messaggi politici e teologici, era l'occasione di una scossa, di una svolta, di una accelerazione. Ed invece poco più di un anno dopo, almeno in Italia, poco o nulla sembra essere cambiato. E in assenza di una proposta forte e convincente, trovano spazio atteggiamenti di chiusura. Vere e proprie regressioni che, piuttosto che al dialogo e alla convivenza, sembrano aprire la strada allo scontro muro contro muro. E così mons. Claudo Stagni, vescovo ausiliario di Bologna, nel corso della messa celebrata nell'anniversario delle stragi di New York e Washington, ha chiesto che il 12 settembre di ogni anno venga indetta una giornata di preghiera "perché la Vergine santa protegga i nostri paesi dal diffondersi della religione islamica". Ancor più strabiliante della proposta, la ragione della data indicata: quella della vittoria dei cristiani sui Turchi nel 1683.
Una voce isolata, si dirà. Forse, però contribuisce ad alzare un altro muro tra i cristiani ed i musulmani che vivono nel nostro paese.
Ed il 17 settembre un altro muro ha voluto costruire Adel Smith, presidente dell'Unione musulmani d'Italia, quando ha chiesto la rimozione dai luoghi pubblici di "quella macabra raffigurazione del cadavere in miniatura" che è il "cosiddetto crocefisso".
La questione è di per sé opinabile e, come noto, vi possono essere delle ragioni contrarie all'esposizione di un simbolo religioso in sedi pubbliche di uno stato laico quale è l'Italia. Filippo Gentiloni le esprime con autorevolezza in uno degli editoriali di questo numero. Ma chi ha la memoria lunga, sa bene che Adel Smith aveva già lanciato questa provocazione nel salotto televisivo di Bruno Vespa; ed aveva anche scritto al papa perché abbandonasse la sua religione "idolatrico-politeista"; ed aveva anche chiesto che si passasse una pesante mano di calce sull'affresco quattrocentesco di Giovanni da Modena nella cattedrale di Bologna, perché vi si raffigura il profeta Muhammad all'inferno. Inoltre Smith è anche tra i promotori del Partito islamico d'Italia. Non ci risulta si sia mai presentato neanche a una elezione circoscrizionale, ma ha fatto parlare di sé. Sono invece passate inosservate le posizioni delle maggiori organizzazioni islamiche – l'Ucoii e la Lega musulmana – che hanno espresso posizioni assai più moderate. Come sempre fa notizia un albero che brucia e si trascura la foresta che cresce. In pochi sanno che Smith rappresenta poco più che se stesso ed è sostanzialmente isolato dal resto della comunità islamica. E comunque quello che dice fa notizia; certamente una cattiva notizia che evoca scenari apocalittici di scontro tra civiltà e guerre di religione. Crociati e turchi fuori tempo massimo.

Ed allora? La strada è con ogni evidenza un'altra. Non è ancora tracciata ma vi sono dei paletti che almeno ne indicano la direzione: il digiuno cui Giovanni Paolo II ha invitato i cattolici per condividere con i musulmani una giornata del mese di Ramadan; la giornata di Assisi del 24 gennaio, quando leader delle grandi religioni mondiali si sono trovati per riaffermare le ragioni del dialogo e dell'impegno per la pace, nonostante ritardi, inadempienze, silenzi; gli ampi consensi di "base" raccolti dall'appello con il quale si chiede l'istituzione di una giornata ecumenica per il dialogo cristiano islamico (vedi scheda e articolo successivo); la recente dichiarazione del Comitato esecutivo dell'Unione delle chiese battiste in cui si denuncia il "clima di sospetto verso la fede islamica" e si sostiene "fortemente l'iniziativa di una giornata ecumenica di dialogo cristiano islamico". Una giornata ecumenica per il dialogo cristiano islamico, dunque? È questa la strada per superare lo stallo attuale? Abbiamo raccolto qualche parere ma bisognerà continuare a parlarne, anche sulle pagine di Confronti, pronte ad accogliere adesioni, perplessità, critiche. "È una proposta interessante – ci ha detto don Gianfranco Bottoni, direttore dell'Ufficio ecumenismo e dialogo dell'arcidiocesi di Milano, ed anche presidente del Consiglio delle chiese di Milano – da collocare all'interno della reale situazione di rapporti esistenti in Italia. Il dialogo che si esprime è soprattutto quello della vita, legato a problemi sociali e civili, etici e culturali. Non è ancora un vero e proprio dialogo interreligioso. In questo senso è improprio un accostamento alla giornata del 17 gennaio, la giornata che le chiese cristiane dedicano ai rapporti con l'ebraismo, che si colloca invece proprio sul piano del dialogo nella linea della riscoperta della radice ebraica del cristianesimo".

Ed allora, giornata sì o giornata no? "È molto difficile trovare una data adatta e forse già questo è il segno che l'istituzione di una giornata non è la strada migliore"? Ed allora? "In occasione della fine del Ramadan ci sono varie esperienze di incontro e dialogo: ogni anno il cardinale Arinze, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, invia un messaggio alle comunità islamiche; a Milano il cardinale Martini era solito accompagnarlo con un proprio indirizzo. Anche la proposta di Giovanni Paolo II di condividere il digiuno ha avuto un'accoglienza molto favorevole. Ora si tratterebbe di realizzare ecumenicamente iniziative simili". Insomma non una giornata ma piuttosto un "periodo" in cui sollecitare l'attenzione delle comunità cristiane nei confronti dell'islam.

"Qualunque forma si scelga – ci ha detto Daniele Garrone, docente alla Facoltà valdese di teologia, ma soprattutto appassionato animatore del dialogo ebraico cristiano – l'importante è che sia avvertito da parte cristiana come urgente e utile sul piano spirituale e “pedagogico” lo sviluppo della conoscenza e dell'incontro con l'islam: sia per il ruolo dei musulmani nella scena mondiale, sia per la loro presenza in Italia che non può essere ignorata. Insomma non possiamo più essere cristiani come se non ci fosse l'islam".

Ma che cosa si potrebbe fare in questa giornata?
"Accostarsi al testo sacro dell'islam, imparare a conoscersi, confrontandosi sulle rispettive identità".

Ma il dialogo si fa in due. Quali reazioni è possibile raccogliere in ambito islamico? "Noi della moschea di Napoli abbiamo già avviato iniziative di questo genere – ci dice Massimiliano Hamza Boccolini, responsabile di una delle moschee della città, quella di via del Mercato. L'anno scorso, il 14 dicembre, abbiamo organizzato un incontro con la diocesi di Napoli in occasione della giornata di digiuno promossa dal papa. Anche quest'anno faremo un incontro simile a quello dell'anno precedente, e la data potrebbe essere quella che coincide con la fine del Ramadan.

L'obiettivo di questo incontro dovrebbe essere quello di avvicinare le due realtà, cristiana e musulmana, per scoprire punti in comune che consentono di lottare contro gli stereotipi e gli steccati culturali ed evitare la “guerra fra le civiltà”, combattere insieme il nemico comune che è l'intolleranza, fonte principale dei conflitti.
L'importante è che l'iniziativa si sviluppi dal basso perché lì è importante vincere stereotipi e pregiudizi".

Una valutazione positiva viene anche dall'Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche in Italia che arriva a proporre una data: "Per noi una data utile potrebbe situarsi tra la festa per la fine del mese del Ramadan e Natale, insomma intorno al 15 dicembre", ci dice Nour Dachan, il presidente di questa organizzazione islamica, quella che vanta il maggior numero di moschee collegate. C'è incertezza invece sugli obiettivi: "L'obiettivo e il contenuto di questo incontro vanno discussi e noi come Ucoii siamo disposti a dare un nostro contributo". Insomma, riguardo ai contenuti, si vedrà.

Ma attenzione, anche tra i musulmani c'è chi ha qualche perplessità, e proprio tra chi in questi anni si è maggiormente speso nella linea del dialogo e del confronto. "Prudenza – suggerisce Mario Scialoia, presidente della Lega musulmana mondiale-Italia. – In Italia l'islam è giovane, articolato ed anche diviso. Sono pochi i membri delle nostre comunità culturalmente e teologicamente pronti al dialogo. Forse, più che il livello locale, bisogna ancora privilegiare quello nazionale, dando vita a incontri che consentano a cristiani e musulmani di mostrare all'opinione pubblica le ragioni dell'incontro e del confronto".

Acqua sul fuoco, insomma. Ce lo conferma un giovane musulmano, che a mezza voce riconosce che "le divisioni interne non permettono attualmente alla comunità islamica di aderire in modo compatto ed uniforme ad una giornata di dialogo". Frenare o accelerare? La discussione deve continuare – Confronti può essere il luogo per proseguire questo confronto – ma attenti, almeno, a non uscire di strada.

Paolo Naso