Oggi l'Europa non può più considerarsi come una realtà esclusiva del cristianesimo. E ciò vale anche per il mondo islamico dove non si può più pensare che i paesi musulmani siano dominio unico dell'islam. Nostra intervista a mons. Jean Luc Brunin, vescovo ausiliare della città di Lille.
In Francia vivono circa 4 milioni di musulmani - in maggioranza di origine maghrebina -, di cui il 25% sono cittadini francesi. L'islam è la seconda religione in questo paese che costituisce un interessante laboratorio per lo sviluppo di un islam di "diaspora" in Europa. Riguardo la situazione dei musulmani in Francia e il futuro dei rapporti fra islam e cristianesimo in Europa, abbiamo intervistato mons. Jean Luc Brunin, vescovo ausiliare della città di Lille, profondo conoscitore della realtà islamica in Francia.
In Francia è in vigore il modello di integrazione detto "alla francese", secondo il quale vengono integrati i singoli individui e non la comunità etnica a cui appartengono.
Nel quadro giuridico attuale, il musulmano è un cittadino come tutti gli altri cittadini francesi. In tal senso, egli non può rivendicare dei diritti di tipo consuetudinario. In altri paesi europei come l'Inghilterra e il Belgio, lo stato riconosce alle comunità religiose dei diritti di tipo culturale, ma da noi ciò non avviene.
In Francia, i musulmani di seconda e di terza generazione dicono: "Noi siamo chiamati ad integrarci nella società francese, disintegrando la nostra religione. Dobbiamo dimenticare di essere musulmani per poter diventare cittadini francesi". È in corso, oggi, tutto un dibattito all'interno della comunità musulmana in Francia, su come i musulmani di seconda generazione possono integrarsi mantenendo viva la loro identità religiosa.
Da noi esiste un regolamento, chiamato "legge 1901", secondo il quale i cittadini francesi possono costituirsi in libere associazioni culturali. Dal 1981 questo regolamento è stato esteso agli immigrati. Attualmente, in Francia, le moschee sono gestite secondo la "legge 1901" e sono considerate come associazioni culturali.
È una questione di cui si discute molto oggi. In Francia, le diocesi cattoliche sono considerate come associazioni religiose e come ente morale di culto. Esse sono regolamentate dal Concordato del 1905 fra Stato e Chiesa cattolica. L'islam invece è organizzato secondo la "legge 1901". Come si può notare, vi è una differenza di trattamento dal punto di vista giuridico, tuttavia la suddetta "legge 1901" dà la possibilità alle associazioni di accedere ai fondi pubblici per gestire le loro attività, come avviene oggi per diverse associazioni islamiche in Francia.
Tre anni fa i vescovi francesi hanno pubblicato un documento intitolato: Chrétiens et musulmans, chemin de découverte et de rencontre; è un documento che invita tutte le comunità cattoliche ad intraprendere la via del dialogo e dell'incontro con i musulmani. Oggi, in ogni diocesi c'è un delegato, nominato dal vescovo, che ha come compito di individuare le realtà urbane dove convivono musulmani e cristiani e promuovere il dialogo fra queste comunità. Sono stato 15 anni prete nella città di Roubé dove circa il 30% della popolazione è musulmana. Noi non possiamo vivere da cristiani ignorando l'esistenza dei musulmani che vivono fra di noi. L'incontro avviene nella vita quotidiana: all'uscita dalla scuola fra madri musulmane e quelle cristiane che discutono delle problematiche dei loro figli che frequentano le stesse aule scolastiche, che poi intraprendono lo stesso percorso di scolarizzazione, dalla materna all'università, ecc... Oggi c'è una vita in simbiosi. Dobbiamo prendere coscienza che noi cristiani e musulmani siamo al servizio di un "vivere insieme".
L'invasione dell'Europa da parte dell'islam è uno scenario che fa parte dell'immaginario di persone che non riescono a stare al passo con i tempi. Siamo ancora prigionieri di una prospettiva di scontro. In Europa c'è della gente che afferma che i musulmani sono stranieri tra di noi. Io sostengo che loro vivono in Europa e sono a casa loro.
Lavoro da diversi anni con i giovani e so che molti giovani cristiani hanno riscoperto la loro identità religiosa cristiana perché i loro coetanei musulmani li interrogavano sulla loro fede e ciò li ha aiutati molto nel riscoprire la loro identità religiosa.
Non è compito dello stato difendere l'identità cristiana. Gli europei vivono, oggi, in una società pluralista. Dobbiamo imparare a vivere da cristiani in paesi dove vivono altre persone che fanno riferimento ad altre tradizioni religiose. Non è compito dello stato imporre un ordine, sia esso cristiano o musulmano. Il ruolo della Chiesa non è quello di cristianizzare la società, né tanto meno per l'islam di islamizzarla. Viviamo in una società pluralista dove gli uni e gli altri hanno il diritto di vivere liberamente la propria fede, di testimoniarla in maniera propositiva e non coercitiva. Sarebbe cosa grave chiedere allo stato di isolare o di marginalizzare un altro gruppo religioso. Oggi l'Europa non può più considerarsi come una realtà esclusiva del cristianesimo. E ciò vale anche per il mondo islamico dove non si può più pensare che i paesi musulmani siano dominio unico dell'islam. Dobbiamo tutti renderci conto che viviamo in una società globale di comunicazione e di scambio. Una società nella quale le diverse comunità sono chiamate ad affermare le loro identità senza escludere ed emarginare le altre comunità. Ciò non può avvenire che dentro una logica di cooperazione e di rispetto reciproco.
Sarei molto felice se arrivasse il giorno in cui i musulmani in Francia, insieme ai cristiani e alla Chiesa cattolica si unissero per sostenere i diritti delle minoranze cristiane che vivono in Sudan o in alcuni paesi del Medio Oriente, ad esempio. Penso che insieme dobbiamo andare in questa direzione.
Ma non mi posso permettere di attribuire ai musulmani della Francia o di un altro paese europeo la responsabilità di ciò che subiscono i nostri fratelli cristiani che vivono in difficili situazioni di minoranza. Sarebbe ingiusto e illegittimo che i musulmani in Europa siano penalizzati perché in alcuni paesi islamici le minoranze cristiane sono discriminate.
Bisogna prendere coscienza che l'islam non è più una religione degli stranieri, una religione estranea all'Europa. Oggi, l'islam è una fede vissuta da cittadini inglesi, francesi, italiani, ecc... E i musulmani stessi devono prendere coscienza che essi non sono solo di passaggio. Io dico spesso ai giovani musulmani che incontro: "Siete musulmani e siete cittadini francesi, impegnatevi socialmente nei vostri quartieri, nelle vostre città che potete arricchire con i vostri valori culturali e religiosi".
Bisogna uscire dalla prospettiva la cui logica è basata sulla concorrenza e nella quale si continua a considerare che i musulmani in Europa non stanno a casa loro. Bisogna uscire dalla logica della face à face (faccia a faccia) cioè dello scontro per entrare in quella del coude à coude (fianco a fianco) per una convivenza fraterna e pacifica.
(Intervista a cura di Mostafa El Ayoubi)