Dopo i fatti di Genova, Roma è off limits. Ed allora? Una girandola di ipotesi che hanno distratto dai veri problemi del prossimo vertice della Fao. Le cifre della fame sono moralmente insostenibili: l'attesa per un incontro mondiale sul quale pesano grandi responsabilità.
Vertice sì vertice no, vertice qua vertice là? Sul se e il dove si sarebbe dovuto tenere il Vertice mondiale sull'alimentazione organizzato dall'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) con sede a Roma si è concentrata l'attenzione di molti negli ultimi mesi mancando il vero problema: un'emergenza assoluta e dimenticata. Se infatti la comunità mondiale non assicura un accesso equo al cibo - il diritto ed il bisogno più basilare dell'esistenza - non vi potranno essere sviluppo, stabilità, sicurezza e pace.
Circa 800 milioni di persone su una popolazione mondiale di circa 6 miliardi, cioè circa il 13% della popolazione mondiale, soffre per fame cronica e malattie legate alla denutrizione, e non dispone dell'energia quotidianamente necessaria per condurre una vita sana e attiva. La denutrizione è più grave in alcune aree del mondo piuttosto che in altre. Per esempio, gli affamati dei paesi industrializzati hanno una carenza media di 130 kilocalorie al giorno mentre il deficit medio quotidiano dei paesi più poveri è di 450 kilocalorie, cioè circa tre volte tanto. Circa 792 milioni di denutriti vivono nei paesi in via di sviluppo - cioè solo 38 milioni in meno di quanti non fossero nel 1990-92 - e 34 milioni vivono nei paesi sviluppati o in transizione e 26 milioni di essi sono concentrati nell'Europa dell'Est e nei paesi del Commonwealth. In questo secondo gruppo di paesi il numero di denutriti è rimasto lo stesso di un decennio fa. In Africa il numero è aumentato. Questi dati riflettono una situazione mondiale in cui la povertà è in crescita e le disparità di reddito nei e tra i paesi aumentano (dati Fao).
Nel Vertice mondiale contro la fame (Roma 1996) 186 paesi si sono impegnati a ridurre della metà il numero della popolazione mondiale denutrita entro il 2015. Questo stesso obbiettivo, tra l'altro, è stato riconfermato al Vertice delle Nazioni Unite del 2000. Per raggiungere l'obbiettivo sarebbe necessaria una riduzione di almeno 20 milioni di denutriti all'anno fino al 2015. Invece il tasso di diminuzione annuale, dall'inizio degli anni Novanta, è stato di circa 8 milioni l'anno. Il direttore generale della Fao, al vertice del G8, ha sottolineato che l'obbiettivo stabilito per il 2015 sarà raggiunto solo nel 2030 se non verranno immediatamente prese misure straordinarie per affrontare questa emergenza mondiale ed ha chiesto, subito, in attesa di nuovi e più significativi impegni, un fondo supplementare di almeno 500 milioni di dollari per combattere la fame, insegnando ai poveri nelle zone rurali a nutrirsi, a investire in progetti di piccola irrigazione e a combattere gli insetti nocivi all'agricoltura. L'International Food Policy Research Institute (Ipgri) ha allertato che saranno necessari almeno 800 miliardi di dollari per ridurre significativamente entro il 2020 il numero dei bambini malnutriti, che erano circa 166 milioni nel 1997, e chiede maggiori investimenti nell'educazione e nella sanità, nella costruzione di strade per le zone rurali, per la ricerca agricola, l'irrigazione e i rifornimenti in acqua potabile. L'Ipgri prevede che se le politiche attuali non cambiano non saranno disponibili più di 579 miliardi, troppo poco.
Un cambiamento radicale nelle politiche degli aiuti e negli impegni finanziari dei paesi ricchi è quanto chiedono le principali agenzie delle Nazioni Unite impegnate nella lotta alla povertà e alla fame. Le grandi centrali finanziarie cercano di minare il potere dell' Onu per poter permettere a pochi di governare a nome di tutto il mondo, con le sue regole, prescindendo dal rispetto dei diritti umani più essenziali quando questi ostacolano il libero mercato. Il "fondamentalismo del mercato" non è meno pericoloso dei fondamentalismi religiosi, ed è responsabile di un genocidio silenzioso colpevole ogni giorno della morte di migliaia di anonimi cittadini del mondo, che vivono principalmente nelle zone rurali, di cui i mezzi di comunicazione di massa parlano troppo poco. Benché ogni giorno muoiano circa 30 mila bambini per malattie facilmente prevenibili e curabili, non si è ancora dichiarato concretamente "guerra" contro la fame, ed è questo che intende fare il Vertice mondiale sull'alimentazione organizzato quest'anno dalla Fao.
C'è bisogno di un'etica a livello globale che comporti il rispetto degli impegni presi durante gli ultimi quindici anni nelle conferenze internazionali, compreso quell'impegno dei paesi "donatori" di erogare lo 0,7% del loro prodotto interno lordo che si è ridotto invece a circa 0,2%. La lotta alla povertà e all'esclusione è la missione delle Nazioni Unite ed intensificarla e renderla più efficiente è l'obbiettivo del prossimo Vertice della Fao. A proposito dei recenti fatti di terrorismo Kofi Annan, ha detto che il lavoro delle Nazioni Unite deve continuare a favore delle tragiche conseguenze dei conflitti, dell'ignoranza, della povertà e della malattia e che anche se tutto questo non rimuoverà ogni fonte di odio, se il mondo sarà in grado di provare che intende proseguire nella creazione di una comunità internazionale più giusta, più generosa, più genuina, attraverso tutte le frontiere religiose e razziali, allora il terrorismo sarà sconfitto. Il lavoro delle agenzie delle Nazioni Unite, vertice Fao compreso, va allora sostenuto e incoraggiato, per assicurare un governo del mondo che rappresenti con equità sia i paesi sviluppati che quelli non sviluppati. Noi ci schieriamo senza ambiguità dalla parte della Fao, del Vertice e delle Nazioni Unite.
Maria De Facci Negrati