"La nostra spazzatura"

Rick Halperin

«In America la pena di morte è stata lo strumento per eliminare i "mostri", gli "animali", i "diavoli". E così nella mente di un americano medio quando viene eseguita una condanna a morte non muore un essere umano ma qualcosa di meno di un uomo o di una donna. È questo il principio filosofico, per così dire, della pena di morte: noi ci sbarazziamo della spazzatura dell'America.» Nostra intervista a Rick Halperin, docente di Diritti umani presso la Southern Methodist University di Dallas.

Professor Halperin, iniziamo dai dati.

Attualmente nei bracci della morte degli Stati Uniti ci sono 3700 detenuti; di questi almeno per il 50% vi sono significativi elementi a sostegno della loro innocenza. Dall'inizio dell'anno si sono già realizzate circa 60 esecuzioni; dal 1977, da quando la pena di morte è stata reintrodotta, sono già state giustiziate oltre 650 persone. Questo paese ha il maggior numero di metodi di esecuzione nel mondo; ne abbiamo ben cinque, e li usiamo tutti: puoi essere ucciso per impiccagione, con la sedia elettrica, con una iniezione letale, in una camera a gas o di fronte a un plotone di esecuzione.

Qual è il rapporto tra pena di morte e appartenenza etnica?

Questo paese è bianco all'80%, ma i bracci della morte lo sono nella misura del 44% soltanto. In questo paese i neri sono solo il 12% ma nei bracci della morte gli afroamericani sono il 52%. Sono la maggioranza, la maggioranza delle persone che vengono giustiziate sono persone di colore.

Ma la maggioranza degli americani sembra fortemente convinta dell'efficacia della pena di morte.

I sondaggi affermano che la maggioranza degli americani sostiene la pena di morte, ma è un dato fuorviante: se si chiede agli americani "accetti la pena di morte, sì o no?", circa il 65% risponderà affermativamente, sì. Ma se tu chiedi "meglio la pena di morte o misure alternative come il carcere a vita", la percentuale dei sostenitori della pena di morte si abbassa al 40%. È una percentuale comunque molto alta che però dimostra che la maggior parte degli americani non crede che la pena di morte sia una risposta conclusiva alla loro domanda di sicurezza.

Qual è il principio giuridico che ha motivato l'istituzione della pena capitale?

Storicamente in questo paese la pena di morte è stata utilizzata con una intenzione deterrente, per evitare che la gente commettesse dei crimini: ma non ha mai funzionato in questo modo. In realtà la pena di morte ha funzionato come strumento di… sterminio; come strumento per eliminare delle persone che nel momento in cui finiscono sotto processo non sono più neanche definite "persone", ma diventano "mostri", "animali", "diavoli"… E così nella mente di un americano medio quando viene eseguita una condanna a morte non muore un essere umano ma qualcosa di meno di un uomo o di una donna. È questo il principio filosofico, per così dire, della pena di morte: noi ci sbarazziamo della spazzatura dell'America.

Le chiese sono uno dei principali attori sociali della società americana. Qual è la loro posizione riguardo alla pena di morte?

La posizione ufficiale di tutte le chiese degli Stati Uniti, con l'eccezione dei battisti del Sud e dei mormoni, è contraria alla pena di morte e si esprime in documenti scritti contrari al suo utilizzo. Ma questo messaggio non arriva alla base delle comunità, non arriva a tutti i preti, i pastori, i rabbini. Spesso la gente alla base delle comunità di fatto sostiene la pena capitale o comunque non la combatte attivamente: insomma in questo paese non si leva una forte voce religiosa contro la pena capitale.

Ha mai assistito a una condanna a morte?

Nel 1988, una persona che avevo seguito per anni nel corso della sua trafila giudiziaria mi chiese di assistere alla sua esecuzione: lo fece in quanto sono un educatore e pensava che avrei potuto parlarne nelle mie lezioni, nelle mie conferenze. Lui mi disse: loro mi uccideranno lo stesso, sia che tu assista all'esecuzione, sia che tu rifiuti; quindi vieni, renditi conto di che cosa significa e parlane. Io accettai ed è stata una delle due o tre peggiori esperienze della mia vita. Ancora oggi rivedo la scena ogni giorno, era l'aprile del 1988; ogni giorno tornano alla mia mente quei gesti e quei rumori e mi rendo conto di quanto disumano possa essere il potere dello stato: tu vedi un essere umano legato, vedi scorrere il liquido letale…e non vedi soltanto: in Texas, infatti, il condannato ha di fronte a sé un microfono che raccoglie le sue ultime parole. Quindi tu letteralmente senti lui che muore, senti il suo ultimo respiro. È terribile, è privo di senso vedere lo stato che uccide un essere umano; non c'entra niente con la giustizia o con la punizione: è un atto diabolico, ecco che cos'è. Ci sono tante persone indifferenti alla pena di morte o favorevoli alla pena di morte soltanto in teoria: un conto è avere un'opinione, ma quando tu vedi e senti che cosa accade nel braccio della morte, è tutta un'altra cosa. Vedere un essere umano che muore per mano dello stato è terribile, terribile.

(Intervista a cura di Paolo Naso)