Benedetto Polo

Il cardinale Ruini e la Cei scelgono il "Polo delle libertà". Ma i tempi nei quali i cattolici italiani seguivano quasi tutti le indicazioni dei vescovi appaiono lontani anni luce. Oggi tali indicazioni non sembrano influire se non su una piccola minoranza di molto incerti o, forse, di molto "devoti".

I vertici del cattolicesimo italiano non hanno aspettato che il centrosinistra decidesse fra Amato e Rutelli: gli hanno voltato le spalle nel corso della recente calda estate per rivolgere sguardo e speranze verso il Polo delle libertà. Non si è trattato di una svolta dichiarata esplicitamente: il linguaggio ecclesiastico rimane sempre ambiguo, consentendo interpretazioni di segno opposto, modificabili secondo le circostanze. Questa volta, comunque, i segnali raccolti consentono una lettura piuttosto chiara.
È sufficiente elencarne alcuni, fra i più significativi. Prima di tutto l'accoglienza trionfale riservata a Berlusconi al convegno ciellino di Rimini: è noto, d'altronde, quale sia il peso – più qualitativo che quantitativo – di Comunione e Liberazione (con la Compagnia delle Opere e con la presidenza Formigoni della regione Lombardia) nel panorama cattolico italiano. Poi l'uscita del cardinale di Bologna, Giacomo Biffi, a favore della identità nazionalcattolica minacciata dalla immigrazione, soprattutto musulmana. Uscita criticata da molti ambienti anche cattolici, ma strenuamente difesa dal cardinale Ruini nella sede più autorevole, quella della presidenza della Conferenza episcopale. Dalla quale il presidente ha rinnovato gli attacchi contro significative posizioni del governo di centrosinistra, soprattutto in fatto di bioetica. Una serie di prese di posizione che indicano con chiarezza una svolta importante.
Due interrogativi, a questo punto, si impongono. Quali i motivi di questa svolta? Quanto e come la seguiranno i cattolici italiani? Per non parlare di un altro interrogativo, troppo impegnativo per queste poche righe: quale posizione si avvicina maggiormente all'Evangelo?
Al primo interrogativo non è facile rispondere. Forse bisogna ricorrere al peso dei sondaggi che danno, a tutt'oggi, largamente favorito il Polo delle libertà. È noto che i vertici cattolici non vogliono mai trovarsi dalla parte perdente: se è così, si sarebbero affrettati a prendere posizione dalla parte della maggioranza. La crisi del centrosinistra, manifestatasi in termini più acuti negli ultimi mesi, li avrebbe convinti.
Si aggiunga la dura polemica su temi particolarmente cari alla dirigenza cattolica. Nonostante la enorme disponibilità manifestata dal centrosinistra nei confronti delle posizioni cattoliche più ortodosse, i contrasti non sono mancati. Quella disponibilità è risultata, a giudizio di molti, non soltanto eccessiva ma in definitiva anche inutile. I contrasti fra le due sponde del Tevere non si sono appianati. Nel frattempo, sugli stessi temi, dalla bioetica alla scuola alla condanna della omosessualità, il Polo ha moltiplicato le sue promesse.
Credo che si debba aggiungere un'altra considerazione, sulla fine delle speranze di un centro consistente, erede serio della Democrazia cristiana. Su queste speranze i vertici cattolici avevano costruito negli ultimi anni le loro aspettative: il centro, da sempre, è la loro casa preferita, quella che permette di non dividere i cattolici fra di loro e di guardare, secondo le necessità, da una parte e dall'altra. Oggi queste speranze appaiono illanguite, se non addirittura estinte (non bastano le iniziative alla D'Antoni). Oggi si deve scegliere, come ha fatto la Conferenza episcopale. La risposta al secondo interrogativo appare più facile. I tempi nei quali i cattolici italiani seguivano quasi tutti – il "quasi" è necessario – le indicazioni dei vescovi appaiono lontani anni luce. Oggi tali indicazioni non sembrano influire se non su una piccola minoranza di molto incerti o, forse, di molto "devoti". L'impegno cattolico per i più "poveri", in tutte le forme (gruppi, comunità, associazioni, volontariato...) nel frattempo è molto aumentato.
Per fortuna la responsabilità personale è fortemente cresciuta, anche fra i cattolici, molto più adulti di un tempo. Ne fanno fede i mass media e il loro pluralismo. Il voto è sempre più in base agli interessi – politici, economici, sociali – e non alla fede religiosa. Gli ossequi ai vertici ecclesiastici contano molto meno di quanto non si pensi nelle sedi dei partiti. Anche in questo, l'Italia sta diventando un paese europeo.

Filippo Gentiloni