Il boomerang del cardinale

Le recenti dichiarazioni del cardinale Biffi,che auspica una immigrazione esclusivamente "cattolica" per impedire una islamizzazione del nostro paese, hanno acceso il fuoco di tanti sentimenti di esclusione e, in qualche caso, di vero e proprio razzismo nei confronti di chi non è come noi. Ma le istituzioni dello stato laico potrebbero dare una risposta chiara e definitiva all'invasione di campo del cardinale.

È molto probabile che il cardinale Biffi, auspicando un intervento dello stato teso a favorire un'immigrazione cattolica ed a respingere l'arrivo di musulmani, abbia esternato quanto pensa una consistente parte del cattolicesimo italiano, e non solo quella più conservatrice. Ma non sfugge a nessuno che le parole del cardinale Biffi, che seguono a breve distanza la recente dichiarazione del cardinale Joseph Ratzinger (Dominus Jesus) e una lettera di don Gianni Baget Bozzo a Bossi, nella quale, con cristiana esortazione, si chiede al capo della Lega di contrastare l'islamizzazione della Padania, dimostrano la debolezza, il disorientamento e lo stato confusionale in cui si dibatte una parte del cattolicesimo italiano.
Apparirà paradossale ma vorrei sottolineare che il cardinale Biffi, con la sua crociata antislamica, non ha offeso la dignità dei musulmani: innanzitutto perché i musulmani italiani costituiscono una componente culturale ormai radicata di fatto e di diritto nella società italiana; molti di essi si sono dimostrati impegnati a costruire e a diffondere una cultura del rispetto e del dialogo e non hanno intenzione di dar vita a una nuova polemica. In secondo luogo perché i musulmani sentono di dover rispondere a uno stato laico che garantisce uguali diritti a tutte le confessioni religiose e non ai rappresentanti, per quanto autorevoli, di una di esse.
Sul piano storico, la nuova crociata - questa sì - impone qualche puntualizzazione: chissà cosa intende l'arcivescovo di Bologna quando si richiama alla "tradizione cattolica dell'Italia"! Lascio la risposta agli amici ebrei, evangelici, ortodossi, buddhisti, ma soprattutto alla maggioranza laica di questo paese. E quando ci si riferisce allo sviluppo ed alla civiltà dell'Europa e dell'Italia, bisognerebbe anche avere qualche attenzione al contributo artistico e scientifico offerto dalla cultura islamica in secoli di convivenza e contaminazione con la cultura dell'Occidente.
L'aspetto più inquietante che emerge dalle parole del cardinale Biffi potrebbe allora esprimere il travaglio della coscienza cattolica per le sue responsabilità nella colonizzazione dell'America latina: la dichiarazione del cardinale di Bologna suonerebbe allora come un disperato tentativo di riparazione verso quelle popolazioni. Ma attenzione, questa non è solidarietà, è paternalismo.
La dichiarazione di Biffi si presta in realtà ad una sola considerazione: l'occasione è quanto mai propizia per una autorevole dichiarazione da parte delle più alte cariche dello stato in difesa della laicità dello stato, del rispetto della Carta costituzionale, specie gli articoli riguardanti la tutela delle confessioni religiose. Così come pare urgente una risposta, chiara e decisa, da parte degli organi di governo e dai gestori della politica dell'immigrazione, a pretese assurde che invocano politiche discriminatorie e al fondo razziste. Ed allora chissà: la dichiarazione di Biffi potrebbe forse stimolare il Parlamento ad approvare in tempi strettissimi l'ormai annoso disegno di legge recante norme sulla libertà religiosa e l'abrogazione della legislazione sui culti ammessi, attualmente all'esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Sarebbe un boomerang, e ben venga.

Mahmoud Salem Elsheikh