Da Roma il cardinale Joseph Ratzinger nega valore salvifico alle religioni non cristiane e ribadisce che la "vera" ed "unica" Chiesa è quella cattolica romana. Da Mosca il Concilio dei vescovi russi afferma invece che la vera Chiesa è solo l'Ortodossia. In questa situazione, che significa dialogo ecumenico e dialogo interreligioso?
È a Roma o a Mosca la vera Chiesa, quella doc? L'estate ma era un inverno ecumenico ha portato di attualità una disfida che, nei termini in cui è stata posta, non potrà che ostacolare ancor più il cammino della riconciliazione delle chiese e, nel contempo, minare la loro pretesa di essere, l'una più dell'altra, o anche l'una senza l'altra, la voce autentica di quel Cristo Salvatore che pure, con diritto di primogenitura, pretendono di annunciare al mondo.
Infatti, quasi in contemporanea non importa se casuale o voluta il Vaticano attraverso la Congregazione per la dottrina della fede (Cdf, l'ex Sant'Uffizio), e la Chiesa ortodossa russa, attraverso il suo "Concilio episcopale" (il Sobor dei circa 150 vescovi del patriarcato di Mosca: vedi questo numero, pag. 20) in agosto hanno varato due documenti che, sia pure di diversa natura e con diversa angolazione, secondo i loro autori rappresentano due punti di vista decisivi per dire "quale sia" la vera Chiesa, e come attraverso di essa di norma Dio in Cristo salvi l'umanità. Per la dichiarazione Dominus Jesus, firmata dal prefetto della Cdf, card. Joseph Ratzinger (il testo, datato 6 agosto, è stato pubblicato il 5 settembre) la "vera" Chiesa, quella fondata da Cristo, "sussiste nella" Chiesa cattolica romana. Ove, stringendo indebitamente quel "sussiste in" che, nella mente del Concilio Vaticano II, aveva secondo l'interpretazione di molti teologi, ovviamente invisi all'attuale pontificato un significato "non esclusivo", di fatto per Ratzinger porta all'equivalenza "Chiesa"="Chiesa cattolica romana". In altre parole, quest'ultima "è" la Chiesa una, santa, cattolica, apostolica professata nel Credo.
Queste affermazioni sono rafforzate dalla "Nota sulla espressione Chiese sorelle", altro documento varato da Ratzinger il 30 giugno, ma tenuto segreto, e provvidenzialmente pubblicato da Adista ai primi di settembre. Secondo il custode della "ortodossia" cattolica, infatti, le chiese non cattoliche non sono vere "sorelle" della Chiesa di Roma che, a sua volta, è "madre". Quanto poi alle chiese nate dalla Riforma, queste, secondo Ratzinger, "in senso proprio" non sono nemmeno chiese. Verbalmente le affermazioni di Ratzinger sono tutte basate sul Vaticano II. Dunque, bisogna dire, alcune asperità irrisolte non datano da ora ma, appunto, dal Concilio che non poté o non volle superare alcuni limiti tradizionali della teologia romana. D'altra parte, il Vaticano II ha pure adottato impostazioni teologiche e immesso dei germi ecclesiologici che, sviluppati, avrebbero potuto portare a piena fioritura straordinarie idee quarant'anni fa appena delineate. Del resto, è su questa scia che si sono mosse tantissime realtà ecumeniche, di parte cattolica, e che ha portato questa a sponsorizzare anch'essa le Assemblee ecumeniche europee (Basilea '89 e Graz '97).
Adesso con il pieno consenso di Wojtyla Ratzinger dice basta a questi sviluppi. E dice basta ad una stagione di intenso dialogo con le religioni non cristiane: dialogo che non era solo pro-forma, ma anche aperto a squarci teologici a dir poco rivoluzionari per l'establishment ecclesiastico, seppur sempre ancorati alla Parola del Signore. Contraddicendo quanto pure sotto Wojtyla si era affermato e cioè che i non cristiani si salvano non "malgrado", ma "attraverso" le loro religioni si dichiara, ora, che in sostanza il dialogo significa dire: fatevi coraggio, lasciatevi illuminare, solo il Cristo che vi presenta la Chiesa romana può salvarvi. E alle tesi di Ratzinger dà man forte, con le sue bordate, il card. Giacomo Biffi di Bologna.
Ma ecco che da Mosca arriva un contrordine che, specularmente, rovescia l'impostazione di Roma: la vera Chiesa, dice il Sobor, "è" la Chiesa ortodossa nel suo insieme. Da questa Chiesa, lungo i secoli, si sono separate varie chiese, tra cui Roma nell'XI secolo, le chiese della Riforma nel secolo XVI. Ecumenismo significa dunque che le chiese "eterodosse" riconoscano che la vera Chiesa, quella che in pienezza custodisce l'eredità di Cristo, è la Chiesa ortodossa. Dunque, la piena salvezza anche se Mosca non nega, e ciò è importante, che anche le altre chiese possano essere in qualche modo strumenti di grazia consiste nel tornare nell'alveo dell'Ortodossia.
Solo un Concilio cui partecipassero tutte le parti in causa potrebbe dirimere la contesa ecclesiale. In attesa di tale evento che, a questo punto, diventa una "necessità", seppure di asperrima attuazione che fare? Mentre, in vista del prossimo conclave, e per forzarne l'esito, a Roma ci si chiude a riccio, tentando di spegnere i molti fuochi che ardono nella Chiesa cattolica, e mentre Mosca proclama la sua verità, il cammino della riconciliazione tra le chiese, ed il dialogo tra i credenti di tutte le religioni rimane nelle mani di quegli ardimentosi che, pur consci della difficoltà dell'impresa, e dei loro limiti, non si rassegnano al vento siberiano che oggi spira. E che, dunque, fidenti nello Spirito, mano nella mano continuano il cammino.
David Gabrielli