Folklore e razzismo padano

Non è stata la solita manifestazione leghista con salamelle padane, buon vino delle valli e qualche parola di troppo. Per Bossi e quelli che lo lasciano fare la manifestazione di Lodi è l'inizio di una strategia "cattolica" che fa leva su identità, valori e religione tradizionali.

Domenica 15 ottobre, mentre mezza Italia cercava scampo alle piogge torrenziali, gli attivisti della Lega nord convenuti a Lodi hanno trovato il tempo di inscenare una manifestazione contro la costruzione di una moschea nella loro città. Dal folklore al razzismo il passo è stato breve. Il silenzio di Forza Italia e qualche presenza di troppo.

Volevano protestare contro la concessione di un terreno comunale per la costruzione della moschea e lo hanno fatto con i gazebo padani, le stelle alpine e i canti di montagna; nonostante il vescovo locale non avesse autorizzato nessun sacerdote della sua diocesi, i leghisti convenuti a Lodi sono anche riusciti a trovare un prete, tale don Mario, disposto a dir messa. Le cronache non ci dicono il cognome di questo prelato che ha preferito restare anonimo. Chissà, magari qualche dubbio è venuto pure a lui. Riserve teologiche a parte, può un sistema democratico accettare che una forza politica che si candida al governo del paese promuova manifestazioni in cui si grida "no ai musulmani e ai musulpiedi"? O "Né Mosca né moschee non abbiamo bisogno di insetti" o "Chi non salta musulmano è" e così via. Folklore, dirà qualcuno. Mica tanto, se Fini e Casini il giorno dopo hanno sentito il bisogno di prendere le distanze dai loro esuberanti alleati e di riaffermare il principio costituzionale della libertà di culto. Ma se loro hanno parlato, altri hanno a lungo taciuto: Berlusconi, e soprattutto il deputato di Forza Italia eletto in quel collegio padano, Umberto Giovine. Attenzione, non è un deputato qualsiasi: il nostro, infatti, ama convocare nelle sale del parlamento dei "convivi spirituali" cui invita esponenti delle varie fedi, musulmani compresi. Ed allora, onorevole Giovine, com'è che a Roma indossa il blazer blu dell'uomo del dialogo e della libertà religiosa e a Lodi si butta addosso la casacca verde degli insulti blasfemi e pure illegali? Noi siamo infatti convinti che a Lodi si sia consumato un reato di razzismo e di lesione della tutela che lo stato deve a tutte le confessioni religiose; ne siamo così convinti da sperare nell'intervento di qualche magistrato attento al rispetto della legge Mancino.

Apprendiamo dalle cronache che i dimostranti hanno proceduto a concimare "con piscio di porco" il terreno sul quale dovrebbe sorgere la moschea. Bravi, proprio divertenti: in questa Casa delle libertà sulla quale sventolano le bandiere dei valori liberali c'è davvero posto per tutti. Ma proprio tutti.

(La Redazione)