L'ecumenismo di base è ormai un fatto acquisito, un processo che impegna e appassiona le comunità dei credenti. Più rigide e prudenti sono invece le istituzioni ecclesiastiche: lì l'ecumenismo resta evento, fatto particolare ed eccezionale.
L'iniziativa è senza dubbio meritevole di attenzione: dobbiamo prenderne atto e vedere che cosa può nascerne.
Ci sono però dei nodi da sciogliere: uno è quello della preghiera. La preghiera che diventa simbolo è un problema aperto, soprattutto se si pensa a tante parole di Gesù che diffida i cristiani dall'apparire mentre pregano, quasi ammonendoli a non spettacolizzare il loro rapporto con Dio. La preghiera deve scomparire dalla scena pubblica, sembra invocare Gesù. La mia, però, non è una critica, è piuttosto un invito alla riflessione.
Il secondo nodo è quello dei frutti. La preghiera è una richiesta a Dio, perché egli faccia ed operi. Ma la preghiera rimanda anche all'azione, e noi dobbiamo chiederci quale debba essere. Ad Assisi, forse, si sarebbe potuta dare qualche indicazione più concreta. Si poteva, ad esempio, dire una parola concreta più impegnativa su quelli che agiscono e lavorano per la pace. Ad esempio si poteva esprimere un invito alla nonviolenza per affidarsi alla forza dello Spirito. Ma, di nuovo, non metto in discussione l'iniziativa e la preghiera di una giornata che resta un fatto di grande rilievo.
La condivido nel senso che credo che effettivamente al papa stia molto a cuore insistere sul cosiddetto "vento di Assisi", ovvero sull'accostamento e l'affratellamento delle diverse religioni e confessioni nel nome della pace. Da anni è questa una sua preoccupazione e un suo desiderio: riconosciamo che l'ha realizzato. Da qui, però, credo difficile arrivare a parlare di accelerazione. L'intero processo mi pare molto legato alla persona del papa; non so, infatti, se questo desiderio di unità e di comunione possa attribuirsi alla Chiesa cattolica nel suo insieme.
Resta il fatto che dopo l'11 settembre una certa accelerazione è nei fatti prima ancora che nelle coscienze.
Sono sempre del parere che l'ecumenismo a livello di incontro di credenti è un fenomeno che non è affatto in crisi, al contrario. È un fenomeno che fiorisce. Non credo che l'ecumenismo stia attraversando un inverno se per ecumenismo si intende la gioia dell'incontro con l'altro cristiano o addirittura con l'altro credente. Diversa la situazione dove l'ecumenismo è pietrificato, nel rapporto tra istituzioni: lì mi pare ci siano molti più problemi.
Dipende dai momenti e dalle persone. Tante occasioni di incontro e condivisione, pure molto significative ed importanti, non diventano ancora decisione della Chiesa nel suo insieme; non sono ancora patrimonio di tutta la Chiesa.
Anche dove ci sono rappresentanti autorevolissimi della gerarchia cattolica, spesso siamo di fronte ad un evento, bello, importante, ricco ma pur sempre occasionale, eccezionale. Nell'evento ecumenico ci possono essere il papa e i cardinali, ma resta un evento. Gli eventi possono anche moltiplicarsi e qualificarsi, ma restano eventi e non diventano prassi ordinaria.
Non basta; l'ecumenismo si propone anche di creare una comunione di chiese. E questa comunione richiede continuità formale, prevede patti che durano nel tempo. Abbiamo qualche segnale che, anche in Italia, si vada in questa direzione?
Vedremo.