Una festa allegra e la fatica del giorno dopo

Un bilancio politico del Forum di Porto Alegre da parte di chi non c'era e deve ricavarne indicazioni e spunti: il movimento si è consolidato; la sua organizzazione in "reti" su obiettivi specifici è efficace; la diversità è una ricchezza. Tutto chiaro, dunque? No.
C'è il nodo del rapporto con le forze politiche, alcune delle quali interessate ad impossessarsi del movimento, altre intenzionate ad avversarlo. È la fatica del giorno dopo, quella che segue l'allegria della festa.

Un commento su Porto Alegre da parte di chi ha deciso di non esserci si giustifica soltanto se diretto a evidenziare conseguenze e ricadute dell'esperienza su quanti sono pronti a trarre dalle indicazioni emerse compiti e obiettivi da perseguire. In altre parole, i giorni passati in Brasile nella frenesia dei seminari e dei contatti acquistano un senso solo se hanno contribuito ad approfondire i motivi dell'agire e a precisare scopi e modalità del lavoro da svolgere.

In questa prospettiva, una prima considerazione si impone. Il movimento internazionale è lievitato al di là di ogni previsione, lo spessore raggiunto immerge differenze e sfumature politiche in una massa capace ormai di imporre nuove esigenze e nuove priorità, anche in opposizione ai modelli e alle strutture istituzionali dominanti. Si tratta di trovare i modi della condivisione, di garantire la comunicazione al di là delle frontiere, di concordare obiettivi di breve periodo e di stabilire comuni modalità operative, ma la capacità di elaborare fini partecipati e di conseguire risultati ha ormai basi solide in un numero rapidamente crescente di paesi.

In secondo luogo, le analisi del sistema e dei meccanismi dominanti sono fortemente unitarie, anzi le diversità non attengono alla loro natura, ormai ben conosciuta e accuratamente descritta, ma solo alla violenza e alla incisività delle denunce, ovviamente proporzionali ai danni innegabili arrecati alle diverse parti del nostro pianeta e alle popolazioni che le abitano. Ben pochi pensano ad apportare miglioramenti graduali all'economia internazionale e alle istituzioni che la controllano, tutti sono assolutamente favorevoli a modifiche radicali, a inversioni di strategie, ad annullamenti di meccanismi e gli esempi del debito estero e dei brevetti sono ormai parte integrante della cultura diffusa del movimento. Le diversità attengono semmai alla sfera delle priorità e delle strategie da adottare, il massimo della discussione riguarda i modi migliori per ottenere rapidamente e su grande scala i risultati perseguiti.

Un terzo aspetto sembra aver raggiunto una diffusione largamente partecipata. Il concetto di lavorare in reti orizzontali a dimensione transnazionale che perseguono obiettivi ben definiti sembra aver permeato tutte le componenti del movimento. Questa forma di organizzazione, tanto leggera da ridurre al minimo i rischi di burocratizzazione, e resa funzionale solo da una partecipazione molto attiva, appare in tutti i contesti culturali e politici una soluzione efficiente per superare i limiti delle organizzazioni sociali tradizionali, svuotate o subordinate dai meccanismi della globalizzazione capitalistica, ma soprattutto per organizzare modi efficaci di contrapposizione ai centri di potere che operano su scala internazionale. Gli esempi di azioni conclusesi con ottimi risultati continuano a confermare la bontà della formula, mentre i nodi delle reti riescono a moltiplicarsi senza limiti. Le difficoltà si incontrano solo su due piani: i singoli gruppi o nodi sono ancora quasi increduli davanti alla potenza che possono esprimere se collegati in reti funzionanti, mentre occorrono ancora delle elaborazioni per definire i modi migliori per canalizzare le forze sociali interconnesse su obiettivi specifici. Le dispersioni e le discontinuità limitano ancora in larga misura le potenzialità delle reti, che stanno ancora sperimentando il nuovo strumento di espressione della volontà sociale.

Vi è qualche elemento negativo da segnalare, non fosse altro che per evitare di perdere in seguito troppo tempo a individuarlo e a superarlo? Certamente sì, anche se vengono in genere segnalati da commentatori molto esterni (se non addirittura contrari) al movimento stesso. Il primo di essi riguarda i rapporti con i partiti e in qualche caso anche con i sindacati. A partire da Genova e seppure in maniera confusa, l'importanza del movimento internazionale è stata riconosciuta; purtroppo però, almeno finora, ciò ha dato luogo a tentativi di "impossessamento" o quanto meno di orientamento a propri fini delle attività espresse dalla cosiddetta società civile. Pochi hanno avuto l'intelligenza e la lungimiranza politica di considerare le reti come un protagonista capace di rinnovare il tessuto sociale più motivato e di modificare in senso più umano i rapporti di forza verso le fasce di popolazione vittime delle esclusioni. Il movimento è ancora in fase embrionale e lavora in una prospettiva di medio periodo e non viene aiutato da chi cerca di strumentalizzarlo per propri scopi immediati.

Il secondo rischio riguarda più direttamente gli attuali partecipanti al movimento e tutti quelli che potenzialmente (per bisogni primari in scopertura o per intuito politico profondo) sono pronti a immettersi con entusiasmo nel flusso. Non si può dimenticare che i mesi che abbiamo di fronte richiederanno un impegno costante e autoalimentato, che non sempre vedrà gli sforzi coronati da successi immediati. C'è da lavorare affinché il movimento accolga persone mature e convinte, ma che soprattutto conoscano a fondo la violenza e la pervasività dei meccanismi da smontare, spesso in grado di sparire e ricomparire in luoghi diversi. L'allegria dei giorni brasiliani dovrà costituire l'antidoto per sconforti e delusioni, perché solo una pressione capace di rinnovarsi senza esitazioni permetterà di costruire un mondo realmente diverso.

Alberto Castagnola