Una porta per la cittadinanza

Il 28 marzo scorso, a Roma, quasi 20mila immigrati si sono recati alle urne per eleggere i consiglieri aggiunti al Consiglio comunale. Pur non avendo diritto di voto, i quattro rappresentanti degli stranieri possono presentare proposte di delibera e ordine del giorno e partecipare alle varie commissioni.

Gli immigrati residenti a Roma si sono recati alle urne, il 28 marzo scorso, per eleggere i loro consiglieri aggiunti. Dal 19 aprile infatti, nell'Aula Giulio Cesare, accanto ai consiglieri comunali eletti nel 2001, siedono una filippina, un rumeno, un peruviano e un marocchino. Un fatto storico che testimonia ormai l'avvio della costruzione reale di una polis multiculturale.

Nel Comune di Roma vivono oggi circa 186mila immigrati e costituiscono il 6,7% della popolazione romana (questi sono dati del Dossier 2003 della Caritas, che non tiene conto però dell'ultima regolarizzazione; stime non ufficiali parlano di una presenza di otre 250mila immigrati). Gli stranieri più numerosi a Roma sono i filippini (25mila), i rumeni (12mila), i polacchi (9mila), gli egiziani e i peruviani (entrambi oltre 8mila).

L'elezione del consigliere aggiunto è una realtà già sperimentata in alcune città italiane. Il primo comune ad istituire nel 1994 due consiglieri aggiunti è stato quello di Nonantola, in provincia di Modena, seguito da Empoli (un consigliere), Bologna (tre consiglieri comunali aggiunti più uno per ciascuna delle nove circoscrizioni cittadine), Macerata, Urbania, Chiaravalle e Ancona, dove sono stati istituiti due consiglieri aggiunti nel Consiglio provinciale e uno in quello comunale.
Il regolamento del Consiglio comunale di Roma, modificato nel 1995 durante la gestione Rutelli, prevedeva già la figura del consigliere aggiunto.

Per vari motivi, fra cui l'evento del Giubileo, le elezioni per i consiglieri stranieri non furono portate a termine. L'istituzione nel maggio 2001 dell'Ufficio per le politiche della multietnicità, voluto dal sindaco Veltroni e guidato dalla consigliera delegata Franca Eckert Coen, ha dato un contributo decisivo alla realizzazione di questo progetto. Il 14 ottobre 2003 sono state presentate due delibere: la prima riguardava il consigliere aggiunto, la seconda la consulta degli stranieri. L'opposizione, che non era favorevole alla prima, non era presente in aula consiliare, e le due delibere sono state votate all'unanimità. "C'è stata la volontà di non bocciare questo progetto, perché io penso - ci ha dichiarato Franca Coen - che tutti vogliono che, una volta fatta la sanatoria, chi rimane venga integrato".

A Roma, questo evento è stato accolto positivamente dalle comunità degli immigrati. Lo dimostra il fatto che l'affluenza alle urne ha superato le previsioni. Sui 33mila iscritti nelle liste elettorali, i votanti sono stati 18.913 (di cui il 60% erano donne) ovvero il 57,33% degli iscritti.

I contendenti al posto di consigliere aggiunto erano 51 immigrati, di cui 18 donne. La candidata più votata fra le donne è stata la filippina Irma Perez (1245 voti). Eletta grazie alla delibera comunale che prevede l'elezione di almeno una donna, Perez ha preso il posto del suo connazionale Romolo Sabia Salvador, 42 anni, che è stato il candidato più votato (2539 preferenze). Salvador sarà probabilmente designato come presidente della Consulta degli stranieri a Roma, una sorta di parlamentino composto da 8 africani, 6 asiatici, 3 europei e 3 americani.

La neoeletta consigliera Irma Perez, da 24 anni in Italia, rappresenterà il continente asiatico e nel suo programma intende portare avanti l'impegno "per la parità uomo-donna a partire dalla casa e dal lavoro".
Gli altri tre consiglieri, in ordine di preferenze ottenute, sono:

Inoltre sono stati eletti altri 19 consiglieri: uno per ogni municipio della Capitale, 9 dei quali sono filippini, 6 bengalesi, 2 srilanchesi, uno del Mali e un albanese.
In tutto sono quindi 23 consiglieri. Potranno presentare proposte di delibera e ordine del giorno, partecipare alle varie commissioni ma non potranno votare. Il sindaco Walter Veltroni è soddisfatto del risultato ottenuto. "Dalle urne esce più forte il carattere multiculturale di Roma", ha dichiarato il giorno successivo a queste elezioni. "Quello fatto - ha detto il sindaco - è il primo passo verso il diritto pieno di votare e di essere eletti per gli immigrati […]; con il loro ingresso nell'Aula Giulio Cesare si arricchirà il Consiglio comunale, somigliando di più alla città reale".

Anche gran parte del mondo politico locale, dell'associazionismo e del volontariato ha accolto positivamente queste elezioni, considerandole un segnale politico di apertura nei confronti di questi nuovi cittadini romani.
Ma ci sono state anche delle critiche al regolamento elettorale, come ad esempio la discutibile rappresentanza su base continentale, l'elezione obbligatoria di una donna, l'impossibilità per i candidati di poter mandare i loro delegati per controllare lo spoglio, che è stato fatto dai dipendenti del Comune, cosa che per le elezioni italiane non è consentito.

Il Comitato elettorale interculturale romano (Ceir) ha parlato addirittura di irregolarità del voto, citando il caso di 691 iscritti alle liste con lo stesso domicilio. Questi immigrati risultavano tutti domiciliati a via Dandolo 10, che è la sede della Comunità di Sant'Egidio (che, sempre secondo il Ceir, ha sponsorizzato uno dei candidati eletti a consigliere aggiunto, il rumeno Gabriel Rusu).

Per la Coen, "molte delle critiche erano giuste: le elezioni sono state fatte in maniera rapida e sbrigativa, si potevano prendere accorgimenti diversi e così via; ma è altrettanto giusto portare a termine questa esperienza". "È stata una prova generale - ha aggiunto - per le elezioni amministrative del 2006 quando, contemporaneamente ai consiglieri romani, saranno eletti anche quelli aggiunti per gli immigrati, qualora in questi due anni non cambi la legge per far votare gli stranieri alle amministrative. Ma ci sono poche speranze".

È senz'altro vero che questa inedita tornata elettorale non ha funzionato perfettamente per una serie di motivi. Molte associazioni di immigrati hanno lamentato il loro non coinvolgimento nella fase di progettazione di queste elezioni. La campagna d'informazione per l'iscrizione alle liste è partita tardi ed è stata abbastanza improvvisata. La macchina organizzativa del Comune ha evidenziato non poche lacune nella fase di consegna dei certificati, e ciò ha impedito a molti di votare.

Detto questo, bisogna riconoscere al Comune di una grande città europea come Roma il merito di aver dato finalmente visibilità politica a queste persone, che finalmente cominceranno a sentirsi meno stranieri e più cittadini romani perché, oltre che a lavorare e pagare le tasse, hanno anche il diritto di partecipare alla vita sociale e politica della loro città. È vero che la signora Irma Perez (così come gli altri consiglieri aggiunti) non potrà votare in seno al Consiglio comunale, ma è altrettanto vero che la sua presenza, anche simbolica, nell'Aula Giulio Cesare, cambierà molte cose nel modo di percepire le donne filippine da parte di molti romani.

Questo concreto evento politico rilancia marcatamente il dibattito sulla questione del diritto di voto che rimane un sogno realizzabile, un punto d'arrivo per tutti questi immigrati, che con grande passione civile hanno partecipato a queste elezioni.
Ora che il bicchiere è mezzo pieno, la sfida del futuro sarà quella di riempire l'altra metà.

Mostafa El Ayoubi