Con il primo maggio l'Unione europea passa da quindici a venticinque membri, con l'entrata di Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta e Cipro. A "questa" Europa ora manca la Russia, più Bielorussia e Ucraina. E, dopo l'esito negativo del 24 aprile, nella Ue entra solo la Cipro greca, mentre rimane fuori quella turca. Geograficamente la Ue ora lambisce il Medio oriente.
Festa grande, il primo maggio, per l'Unione europea, che passa da quindici a venticinque membri. Entrano infatti nella "vecchia" Ue Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Slovenia, Malta e Cipro. Fino a poco più di un decennio fa, il "grappolo" principale di queste nazioni apparteneva al blocco sovietico.
A parte i paesi dei Balcani - ma Bulgaria e Romania sono già in lista di attesa! - praticamente l'intero vecchio continente è nella Ue. Con una eccezione decisiva, però: la Russia, più Ucraina e Bielorussia. È ovvio che la nuova Ue dovrà avere rapporti speciali, di buon vicinato, con la Russia, perché le due Entità rappresentano, oggi, le due parti distinte dell'Europa. In un futuro più o meno lontano, in tempi e modi tutti da discutere, le due "parti" potrebbero - chissà - saldarsi, per creare nel continente quella che il leader sovietico Mikhail S. Gorbaciov chiamava la "casa comune europea".
Ma, caso russo (e bielorusso e ucraino) a parte, la Unione che ora si allarga nasce con un rammarico profondo: ad entrare nella Ue è solo Cipro, cioè la parte greca dell'isola. Infatti, una settimana prima del giorno "x", il 24 aprile, con un referendum la popolazione interessata ha respinto il piano di riunificazione proposto dal segretario generale dell'Onu, Kofi Annan. Dal 1974 l'isola era divisa in due parti: in quell'anno, sostenendo di voler così difendere la minoranza turca minacciata dal proposito dei greci di riunire il paese ad Atene, l'esercito di Ankara aveva invaso l'isola, costituendo a settentrione, nel 40% dell'intero territorio, la Repubblica turca di Cipro del Nord, riconosciuta solo dalla Turchia, mentre l'Onu ha riconosciuto solo Cipro (del Sud, quella greca). La prima "repubblica" ha 200mila abitanti, la seconda 700mila.
Dopo varie e aspre trattative, susseguitesi negli anni, infine ora Annan aveva proposto un piano che prevedeva la riunificazione del paese, mantenendo amplissima autonomia alla minoranza turca (l'isola diventava quasi uno stato binazionale, o federale). Ma, nel referendum, circa il 75% dei greci ha detto "no" al piano dell'Onu, mentre ha detto "sì" il 65% dei turchi. Dunque, il piano è stato respinto, e ora nella Ue entra solo la Cipro greca. Perciò a Nicosia rimarrà in piedi il muro che separa le due parti, e che si sperava ora di abbattere.
Il leader storico della minoranza turco-cipriota, Rauf Denktash, aveva chiesto ai suoi di votare "no" nel referendum; ma la maggioranza ha votato "sì". Anche a Sud il governo del conservatore Tassos Papadopoulos, contrastando il parere di Atene, ha chiesto alla gente di votare "no"; e qui è stato ascoltato. I turchi hanno votato "sì" convinti che la riunificazione avrebbe portato più vantaggi che svantaggi, una volta entrati nella Ue; i greci hanno votato "no", scontenti che il piano Annan prevedesse che le truppe turche stanziate nel Nord rimanessero a tempo indeterminato nel paese.
L'esito del referendum - "si è persa un'occasione storica", si è rammaricato il presidente della Commissione europea, Romano Prodi - non rallenterà comunque l'iter che, iniziando a fine 2004, tra qualche anno potrebbe portare la Turchia nella Ue. Se questo avverrà - ma nulla è scontato - automaticamente si risolverebbe la questione delle due Cipro.
Se motivi politici, storici, economici e culturali stanno alla base dei "sì" e dei "no" nel referendum di aprile, non si può negare il peso della religione: i turchi sono musulmani, i greci cristiani ortodossi. E l'arcivescovo di Atene, Christodoulos, aveva invitato i fedeli a pregare perché il piano della riunificazione di Cipro fallisse.
Cipro dista dal Libano e da Israele come la Sardegna dal Lazio. Dal primo maggio, dunque, anche fisicamente la Ue lambisce il lato Est del Mediterraneo: e questo è un dato geopolitico di straordinaria importanza. Adesso, impegnarsi per la pace in Medio Oriente, per la Ue, è esattamente occuparsi del problema della porta accanto. Una grande opportunità, un'inderogabile responsabilità.
David Gabrielli