Anche nel nostro paese si cominciano a richiedere o a introdurre deroghe al principio dell'eguaglianza di fronte alla legge per i musulmani, stranieri o cittadini italiani che siano. Di fatto, si rischia di costruire per alcuni un diritto di serie B, dove non vale, ad esempio, la presunzione di innocenza, o l'insufficienza di prove.
Guantanamo. I Security Act e gli Anti-Terrorist Act negli Stati Uniti. Le espulsioni da noi: prima il cosiddetto imam di Carmagnola. Poi altri sedici marocchini. Poi si è parlato di altri centosessantuno "terroristi potenziali". Poi l'idea di "retata preventiva". Poi le perquisizioni delle associazioni degli immigrati (ultima quella degli iraniani, rifugiati politici da decenni in Italia). Poi si vedrà.
Stupisce quanta poca attenzione si presti a queste novità. Non da poco.
È vero. Siamo in un momento storico nuovo. Che ci colpisce, letteralmente, con fenomeni nuovi e drammatici, come il terrorismo islamico transnazionale. Forse i vecchi arnesi dello stato di diritto non funzionano più. Forse. Ma intanto ne stiamo minando i fondamenti, senza discuterlo. Un po' troppo, perché qui stiamo toccando l'Abc della civile comune convivenza, e, tout court, del diritto. Le espulsioni sono state il primo e prevedibile indice di cambiamento. Scorciatoia preoccupante. Se un sospetto è in contatto con il terrorismo, un arresto a tempo opportuno, supportato da prove, dovrebbe essere l'inevitabile e giustissimo destino. Nell'interesse della giustizia e della sicurezza, e dunque di noi tutti. Questo accadrebbe, del resto, se si trattasse di un italiano. Ma se il sospetto si rivela infondato, null'altro dovrebbe accadere. Con le espulsioni si è scelta una strada diversa. Ci si è negati la possibilità di processare dei colpevoli? Se è così, è una scelta sbagliata. Ma il rispetto che dobbiamo alla responsabilità e serietà di chi ha preso la decisione ci impedisce di crederlo. Se non è così, è una scelta inopportuna, che ancora una volta mette nell'angolo la comunità islamica italiana, ponendola in quanto tale tra i sospetti agli occhi dell'opinione pubblica, nonostante le pur opportune dichiarazioni in senso contrario. Su certe espulsioni anche del passato, e certe perquisizioni di oggi, c'è l'ombra lunga e inquietante degli scambi di favori, oltre tutto con regimi discussi e discutibili, e i loro servizi segreti. Molte pseudo-democrazie o paesi francamente autoritari del mondo arabo temono, più di ogni altro nemico, il contagio islamista, e quindi coloro che, scappati dai loro paesi, in cui non c'è libertà di parola e di associazione, vengono in Europa. Dove, per lo più, vivono pacificamente la loro vita (perché in queste cose, diciamocelo, la nostra è davvero civiltà giuridica superiore: lo sanno bene gli immigrati che vengono a goderne i benefici). Ma il semplice fatto che manifestino il loro pensiero o anche vivano la loro vita associativa da noi, non ne fa, per noi, dei nemici. In altre epoche, o con altre provenienze, li avremmo chiamati dissidenti. Ne fa dei nemici invece, pericolosi perché liberi, per i regimi dei loro paesi d'origine. Che spesso ce li chiedono indietro: anche in evidente mancanza di prove di reato, che non siano meri delitti d'opinione. Il fatto che qua e là ci sia la tentazione di cedere, dovrebbe preoccuparci. Già in passato ci siamo macchiati di "restituzioni" che hanno portato delle persone in galera nei rispettivi paesi, non sempre per motivi accettabili, se misurati con i nostri criteri giuridici. Neanche quando vanno nella direzione opposta: contro i laici, e in favore di regimi islamici. Come sembra essere il caso delle perquisizioni dei rifugiati iraniani, scappati in passato dal regime khomeinista. O è che oggi, che l'intermediazione dell'Iran ci è utile in Iraq, troviamo utile restituirgli il favore, con sospetto tempismo? Più ancora di questo si cominciano a richiedere o a introdurre deroghe al principio dell'eguaglianza di fronte alla legge, per gli stranieri e financo per i cittadini, se musulmani. Penso alle proposte leghiste di introduzione di un referendum locale sulla costruzione delle moschee, o contro la macellazione halal (dimenticando che quella ebraica - identica nelle sue modalità - in Italia come in altri paesi è perfettamente legale). Di fatto, si rischia di costruire per alcuni un diritto diverso, o uguale ma pieno di deroghe: un diritto di serie B. Per il quale non vale, ad esempio, la presunzione di innocenza, o l'insufficienza di prove. C'è il rischio di una trasformazione sotterranea del diritto. E quel che è peggio, ci pare che stia andando avanti sostanzialmente impercepita, o con troppi consensi impliciti. Dopo tutto, si tratta di stranieri
Può darsi che l'eccezionalità dei tempi e la novità del pericolo ci costringano a questo. Ma dovremmo per lo meno esserne coscienti. Ai tempi dell'emergenza terrorismo (interno) e dell'introduzione di leggi effettivamente speciali, nel nostro paese, ci fu un dibattito civile molto profondo e aspro, ma che consentì di arrivarci con un consenso abbastanza largo, e quanto meno consapevole dell'eccezionalità della situazione, e dei suoi rischi.
Dibattito nazionale di cui oggi non si vede alcun segno. Una preoccupazione in più, questa, per chi ha a cuore i destini della democrazia.
Stefano Allievi