La cittadella dei focolarini

A pochi chilometri da Firenze sorge Loppiano, un "bozzetto di mondo unito", come lo definisce Chiara Lubich. Ottocento abitanti, case, strade e aziende come una città qualunque. Ma chi ci vive si ispira continuamente al Vangelo. Come vivono e come lavorano gli abitanti della prima città che sposa il libero mercato e la fede in "Gesù in mezzo".

Se il mondo funzionasse come lo vorrebbe Chiara Lubich, ogni città sarebbe come Loppiano. Trecento ettari tra gli ulivi e i cipressi della valle dell'Arno, nel comune di Incisa, con case, strade, aziende, chiese, teatri all'aperto. E, soprattutto, con i suoi abitanti: ottocento tra focolarini e loro ospiti, indaffarati nelle attività di ogni giorno, sempre sorridenti. Una città come ogni altra, ma retta dalla tensione a fondare ogni gesto quotidiano sull'amore evangelico e sulla ricerca dell'unità tra le genti. È per questo che Chiara Lubich definisce Loppiano un "bozzetto di mondo unito". Visitarlo è come muoversi tra le linee di questo bozzetto, entrare nel meccanismo di quella macchina chiamata movimento dei focolari.

Da San Benedetto alla città moderna
L'idea di una "cittadella" dei focolarini venne a Chiara Lubich nel 1962. Vedendo l'abbazia benedettina di Einsiedeln, in Svizzera, concretizzazione dell'ideale dell'"ora et labora" di San Benedetto, alla fondatrice del movimento dei focolari venne in mente che anche la "spiritualità dell'unità" un giorno avrebbe dovuto esprimersi in un luogo. Una città moderna e al passo coi tempi come il movimento che da lei ha preso le mosse. Nel 1964 il sogno si avvera: Vincenzo Folonari, focolarino e membro di una famiglia di produttori di vino, lascia in eredità al movimento un ampio terreno a trenta chilometri da Firenze, e possono iniziare i lavori che portano in pochi anni al costituirsi di una vera e propria cittadella.

Dopo Loppiano, le cittadelle dei focolarini si sono moltiplicate. Oggi ne esistono una trentina, sparse tra i cinque continenti. "Ognuna rispecchia la realtà del luogo in cui è nata", spiega Elda, una affabile signora dai capelli brizzolati, scelta dal movimento per svolgere quella che in un Comune italiano sarebbe la funzione del sindaco. Per fare qualche esempio, le attività della cittadella del Brasile ruotano intorno ai problemi sociali del paese, in Belgio è l'impegno ecologico a costituire la priorità, in Germania i rapporti ecumenici.

A Loppiano oggi abitano stabilmente trecento persone. Altre cinquecento vengono per periodi di lavoro e formazione. Provengono da oltre settanta nazioni; sono laici o religiosi; per lo più cattolici, ma anche appartenenti ad altre confessioni e religioni; membri del movimento ma anche persone incuriosite dallo stile di vita dei focolarini. Gli "ospiti" frequentano le scuole di formazione spirituale del movimento, lavorano nelle aziende di Loppiano e vivono in "focolari", le piccole comunità fondate sulla comunione dei beni e ispirate all'amore evangelico che hanno dato il nome al movimento nato a Trento nel 1943. Una piccola e laboriosa società multiculturale, dove l'organizzazione efficiente non è mai disgiunta dall'afflato spirituale e dalla condivisione di ogni momento della propria vita, dal ménage familiare al lavoro.

Impresa e Gesù
Lucre è una ragazza argentina di 26 anni. Occhi brillanti, un italiano fluente, ha conosciuto il movimento dei focolari nel suo paese, ed è venuta a Loppiano, un anno e mezzo fa, per vivere immersa nella "spiritualità dell'unità". Lavora a Fantasy, l'azienda di Loppiano che produce articoli per bambini: culle, piumini, lampade, portapigiami e quant'altro. "Io non sapevo cucire, sono pedagoga. Ho imparato qui", spiega Lucre. "Nessuno quando arriva è un professionista - continua Lucre - ma lavoriamo tutti per lo stesso obiettivo". Chi viene a Loppiano per passarvi un periodo della sua vita fa una scelta radicale. Con le parole di Chiara Lubich, "si evangelizza ogni aspetto della propria vita". E anche nel lavoro, tutte le giornate, per i focolarini, sono spese nella tensione evangelica a "farsi l'uno per l'altro", all'amore reciproco.

L'azienda Fantasy ne è un esempio. Vi lavorano donne di diverse nazionalità, età, formazione: i problemi e le incomprensioni possono essere tante. Il lavoro, per questo, diventa il banco di prova di tenuta dell'ideale focolarino dell'unità. "Alla cultura della competizione preferiamo la cultura del dare", dicono a Fantasy. E continuano: "Facciamo propria la difficoltà dell'altro", che si tratti del collega con idee diverse, del fornitore ritardatario o del cliente che non paga. L'azienda vive dei propri profitti, gli stipendi sono in comune, la persona è messa al primo posto dell'attività produttiva. Un'utopia? No, perché dietro i sorrisi un po' irreali delle focolarine che lavorano a Fantasy c'è il solido fatturato di un'impresa che vende in tutta Italia, a negozi piccoli così come ai big degli articoli per bambini.

E come Fantasy, a Loppiano c'è la cooperativa che produce vino ("Noi la coltura biologica l'abbiamo da sempre, da ben prima che diventasse moda", sostiene Elda), l'atelier di moda e la fabbrica di ceramica. Sono alcuni degli esempi della "economia di comunione", un'idea concepita da Chiara Lubich in occasione di una sua visita a San Paolo in Brasile. Di fronte alla povertà delle favelas, la Lubich ha lanciato la proposta di un nuovo capitalismo: le imprese che aderiscono a questa idea tengono un terzo dei profitti per sé, versano un terzo ai poveri, e l'ultimo terzo ad attività di formazione spirituale. Un modello affascinante, che se funzionasse stravolgerebbe le regole dell'economia. Appunto, funziona? Sì, le imprese che impostano la loro gestione all'"economia di comunione" sono cresciute negli anni, oggi sono più di ottocento nel mondo. È anche vero che a condurle sono per lo più imprenditori che fanno parte del movimento dei focolari. "La sfida ora - spiegano a Loppiano - è di verificare se questo modello sia esportabile". Fuori da Loppiano, c'è posto per Loppiano?

La città materiale e la città dello spirito
In un angolo della cittadella dei focolarini c'è "la bottega di Ciro". Gran barba bianca, accento abruzzese, un passato di militanza nella sinistra, Ciro è un artista verace e geniale. Raccoglie e affastella nel suo laboratorio oggetti di ogni genere, tubi, bulloni, tronchi di legno, pezzi di motore, campanacci. Li osserva, e immagina. Poi trasforma i pezzi inanimati in personaggi fantasmagorici, suoni armoniosi, quadri in bassorilievo. Lavora da solo, ma insegna ai ragazzi in visita - tra cui dei disabili - a immaginare mondi fantastici a partire dagli oggetti della quotidianità.

Dall'arte profana all'arte sacra, si entra nell'atélier Ave. Ave è la signora che guida il laboratorio. Chiese, vetrate e sculture con sacre rappresentazioni sono i prodotti tipici dell'atélier. "L'arte è tutta sacra", afferma Ave. L'ispirazione, per Ave, è come lo spirito che soffia sull'artista e lo illumina; e se l'ispirazione è personale, nella pratica del lavoro ognuno fa spazio all'esigenza dell'altro. "Quando lavoriamo, diciamo che "Gesù è in mezzo a noi"", racconta Ave. Quando all'atélier arrivò, per un periodo di collaborazione, uno scultore buddista, non rimase affatto scandalizzato da questo motto. ""Sì - racconta Ave - Gesù è in mezzo a noi, Buddha è in mezzo a noi!", esclamò". A Loppiano, il dialogo interreligioso si fonda sulla base concreta e solida della pietra delle sculture.

Del resto, è la stessa Chiara Lubich ad aver sostenuto il gusto del bello: "Sazia questa sete di bellezza che il nostro mondo sente", ha scritto la fondatrice del movimento dei focolari in un appunto che campeggia, ingrandito, nell'atélier Ave. Dall'"economia di comunione", all'arte, allo scaffale di suoi scritti che accoglie i visitatori nell'atrio del "College", la reception della cittadella, Chiara Lubich è sempre presente a Loppiano. Più di una fondatrice, più di una ispiratrice. Chi è Chiara Lubich a Loppiano, una sorella o una santa? "È come una madre e una maestra", spiega Elda.

Questa madre e maestra ha guidato i suoi figli e allievi, e ha reso possibile la costruzione di una cittadella che ogni anno riceve più di quarantamila visitatori e dà alloggio a persone che vengono dai cinque continenti, affascinati dalla spiritualità che si ispira al suo carisma.

Questo è Loppiano. Ma è possibile "esportare" Loppiano? Come può Loppiano uscire dall'ombra degli ulivi della valle dell'Arno e confrontarsi con il mondo? Come può la spiritualità dei focolarini proporsi a persone che non ne condividono gli stessi presupposti spirituali, la stessa esperienza, lo stesso linguaggio? "L'esempio trascina", risponde Elda, "anche senza parole. Non ci sono problemi di dialogo, ad esempio, col mondo laico, perché ci si riferisce a valori comuni, i valori umani". Stefania, giovane focolarina di Ravenna, aggiunge: "Io credo che un punto di forza sia l'essere donna di Chiara. Questo fatto le permette una possibilità di dialogo molto ampio, la possibilità di raggiungere luoghi sociali che la Chiesa istituzionale metterebbe più tempo a raggiungere, o addirittura non riuscirebbe a raggiungere". Due milioni di focolarini sparsi per il mondo sembrano darle ragione.

Iacopo Scaramuzzi