Un premier agli esami del semestre europeo

Nel semestre europeo guidato dall'Italia molti guardano con preoccupazione a Silvio Berlusconi, visti i problemi legati al nostro premier (l'irrisolto conflitto di interessi, il "lodo Schifani", la sua parzialità nel conflitto israelo-palestinese). La "coabitazione" con Romano Prodi. I problemi di fondo dell'Unione europea, la citazione del cristianesimo nella Costituzione.

Atteso come un momento magico da alcuni, come un periodo di passione da altri, è iniziato finalmente il semestre europeo (il "turno") per l'Italia - e dunque per il premier Silvio Berlusconi - che dal primo luglio al 31 dicembre avrà la responsabilità di coordinare, entro certi limiti, il lavoro della Unione europea, salvi naturalmente rimanendo i compiti istituzionali della Commissione europea, presieduta da Romano Prodi.

Diversi mass media europei e nordamericani hanno salutato con un ventaglio di critiche questo semestre. Il motivo? Non la solita polemica contro l'Italietta, ma un elenco implacabile delle anomalie che, come una singolare corona, circondano il nostro premier: dal gigantesco e sempre - malgrado le promesse di sanarlo - irrisolto conflitto di interessi (televisivi, e non solo) ad una legge fatta ad hoc per sottrarsi ad un processo. Dire, come sostengono giornali e intellettuali organici del centro-destra, che in tali critiche vi sia un apriori maligno, significa, ci pare, ostinarsi a non voler vedere che nessun paese occidentale (e sono tutti "liberal"!) accetterebbe tranquillamente quello che in Italia è invece inquietante realtà.

Del resto, l'intera Europa si è indignata per lo stile - ha dato del "Kapò", aguzzino dei lager nazisti, a un deputato tedesco che lo contestava, e così ha fatto della penosa ironia anche sulla Shoà - con cui il 2 luglio Berlusconi ha inaugurato all'Europarlamento di Strasburgo la sua "missione". Ed eravamo solo all'alba del semestre!

Ma torniamo in Italia. Per quanto riguarda il cosiddetto "lodo Maccanico" (o "Schifani"?), formalmente voluto per sottrarre a pressioni indebite le cinque più alte cariche dello Stato (presidente della Repubblica, del Consiglio, della Camera, del Senato, della Corte costituzionale), ma politicamente ora "adottato" per sottrarre Berlusconi al processo Sme di Milano, spetterà certo alla Consulta decidere se esso violi, o no, la Costituzione (sperando il responso in tempi ragionevoli; ma anche la "tempestività", in tale materia, ha risvolti estremamente politici). Tuttavia, comprendiamo chi nel frattempo è rimasto stupito dalla "velocità" con cui il Quirinale ha firmato la discussa legge.

In tale contesto, come meravigliarsi che l'entrata in scena di Berlusconi come "guida" del semestre europeo abbia sollevato perplessità non solo in molta stampa d'Oltralpe, ma anche, più o meno esplicitamente, in diversi Governi? Lo stesso premier, del resto, ha compiuto scelte che hanno destato inquietudine. A metà giugno si è recato in Medio Oriente, incontrando il premier israeliano Ariel Sharon ma rifiutando di fare altrettanto con il presidente Yasser Arafat, ragion per cui il premier palestinese palestinese Abu Mazen ha rifiutato di incontrare allora Berlusconi. Il fatto che il nostro premier abbia detto che era ben disposto a ricevere poi a Roma - in luglio - Abu Mazen non cancella uno schiaffo politico, né la pessima impressione di parzialità ed unilateralità data dall'Inquilino di Palazzo Chigi. Sarà forse con questo stile - succube alle esigenze di Washington e di Israele, e dimentico di quelle dei palestinesi, trattati come figli di un dio minore - che Berlusconi guiderà una Unione europea decisa invece a trattare "alla pari" israeliani e palestinesi, per collaborare a far sbocciare la sospirata pace a Gerusalemme?

A complicare il semestre vi sono le aspre tensioni interne al governo - ove dall'immigrazione alla "devolution" paiono incomponibili, salvo per l'attaccamento alle poltrone, le posizioni degli "alleati", dalla Lega ai neodemocristiani ad Alleanza nazionale. E, oltre a questo, vi è il fatto obiettivo che Berlusconi e Prodi dovranno "coabitare". Ma Prodi è colui che sconfisse l'attuale premier alle politiche del '96. Certo, nulla impedisce che i due trovino una concertazione positiva; ma, realisticamente, incombono vari motivi di tensione. Dunque, potrebbe aprirsi anche una stagione di veleni, magari per impedire da subito che Prodi torni poi in patria come candidato "vincente" del centro-sinistra alle prossime elezioni politiche.

Al di là dell'innocuo "viva l'Europa" che tutti proclamano, del resto, è su alcuni temi precisi che si vedrà "quale Europa" si vuole. Il banco di prova sarà la Costituzione europea, la cui bozza è stata approvata dal vertice di Salonicco il 20 giugno, e che (entro ottobre?) una Conferenza intergovernativa dovrebbe far approdare alla versione definitiva. Ad esempio: Berlusconi sosterrà che le decisioni debbano essere prese all'unanimità (il che significa un immenso potere di veto ad un singolo paese, e quindi la paralisi dell'Europa, che tra un anno sarà di 25 membri), o solamente - come dice Prodi - a maggioranza, magari qualificata, rafforzando il governo dell'Ue?

Ultima questione. Il preambolo della nuova Costituzione dovrà contenere esplicito riferimento al cristianesimo? Lo pensano, con Berlusconi - e molti "prodiani" - la gran parte delle Chiese (e il Vaticano, in particolare), disposte per questo ad un'ampia mobilitazione. A noi pare invece che sarebbe molto più proficuo premere perché nella Costituzione vi sia il "ripudio" della guerra, e si affermino - in positivo - i valori della solidarietà, della giustizia, della pace che nell'Evangelo trovano così tanto humus.

David Gabrielli