In questo avvio di legislatura sul fronte delle dichiarazioni si è segnalato il neo ministro Buttiglione che ha espresso la necessità di rivedere il programma di insegnamento della storia che attualmente sarebbe troppo mondialista e per questo non attirerebbe gli studenti; occorrerebbe perciò, secondo lui, partire dalla visita delle chiese, per spiegare la funzione del vescovo come "defensor civitatis".
Abbiamo forse creduto erroneamente fino ad oggi, che dovesse essere lo stato laico e democratico, e non il vescovo, il difensore dei diritti dei cittadini?!
Come si temeva, l'orizzonte politico italiano si presenta molto nuvoloso e pieno di insidie. Risultano, quantomeno allarmanti, alcune dichiarazioni di intenti di uomini di governo su problematiche fondamentali del vivere civile, anche se si è subito tentato di minimizzarne gli effetti. Sul fronte delle dichiarazioni si è segnalato il neo ministro Buttiglione. Già il 15 maggio egli palesava la necessità di rivisitare la Storia il cui insegnamento sarebbe, attualmente, troppo mondialista e per questo non attirerebbe gli studenti; occorrerebbe perciò, secondo lui, partire dalla visita delle chiese, per spiegare la funzione del vescovo come "defensor civitatis". Abbiamo forse creduto erroneamente fino ad oggi, che dovesse essere lo stato laico e democratico, e non il vescovo, il difensore dei diritti dei cittadini?
Non meno stupefacente è il riferimento alla storia contemporanea. Fascismo e nazismo sarebbero una pura e semplice reazione al comunismo. Nella Resistenza si sarebbero combattute, secondo Buttiglione, due guerre distinte: una guerra di liberazione, e una di classe e perciò (sic!) la maggioranza degli italiani avrebbe atteso la liberazione senza schierarsi. Non si può dimenticare l'Olocausto ed io stesso ricordo bene come interi paesi e singoli individui abbiano pagato con la vita proprio per essersi schierati contro la sopraffazione gratuita.
Il presidente della Camera Pierferdinando Casini ha chiuso il suo discorso di insediamento chiedendo la protezione della Madonna di San Luca, mentre una provvidenziale appendicectomia ha evitato, al neo-sindaco di Roma Veltroni, il dilemma di indossare o no la fascia tricolore alla processione del Corpus Domini.
In questo clima avviene che, in una ridente città della Toscana, una mamma, membro del Consiglio di circolo, si è vista restituire 100.000 lire date a nome di una Chiesa evangelica per sponsorizzare la festa di fine anno scolastico. Perfino i soldi non cattolici non hanno corso legale in una scuola del laico stato italiano, mentre si avviano programmi scolastici basati sull'intercultura.
D'altra parte, i vescovi hanno subito chiesto al nuovo governo la modifica della legge sull'aborto (194) e l'agognata parità scolastica; le gerarchie ed il papa non chiedono, infatti, al governo un confronto ed un approfondimento su tali argomenti, ma si limitano ad esigere misure di legge a sostegno delle proprie posizioni. Essi sono convinti di possedere la verità sull'uomo, sulla famiglia, sulla natura e, pertanto attendono dallo stato italiano l'attuazione sollecita delle loro richieste.
È bene ripetere che proprio perché i problemi sollevati sono fattori decisivi della convivenza civile e democratica, non possono subire soluzioni unilaterali di parte. Del resto, all'interno della stessa Chiesa cattolica la pretesa papale di interpretare la realtà ed i bisogni della società in modo dogmatico trova molte e giustificate resistenze.
Sull'ultimo numero di Jesus, Franco Monaco, uno dei più stretti seguaci di Dossetti, si lamenta che nella Chiesa non vi sia un dibattito democratico sulle scelte che condizionano la vita di tutti. Non a caso è stato beatificato Pio IX, autore di quel Sillabo che condannava la democrazia. Mi sembra di sentire le parole di Gesù ai Farisei: "Guai a voi, perché mettete sulle spalle della gente dei pesi troppo faticosi da portare, ma voi neppure con un dito aiutate a portarli" (Lc. 11-46).
In questo panorama, che appare sempre più difficile e più illiberale, oltre allo stringersi insieme di tutte le forze che vedono nella libertà e nella democrazia un vero valore religioso, vi è qualche sprazzo di luce e qualche motivo di speranza. Ne ravviso alcuni. Uno è dovuto al governo Amato che, prima di cedere il testimone, ha quasi concluso le trattative per l'Intesa con gli ortodossi, gli apostolici in Italia e i mormoni ed ha avviato le consultazioni con il Soka Gakkai e gli induisti. La XVI legislatura potrebbe così dare una concreta spinta all'attuazione dell'art. 8 della Costituzione, ratificando almeno sette Intese.
Un secondo spiraglio viene dal Parlamento. L'elezione di Marcello Pera alla presidenza del Senato costituisce, infatti, una speranza di laicità, che trova conforto nelle sue parole di insediamento. Conosco da anni il presidente Pera, ed anche se, nel corso del tempo, molte cose ci hanno diviso, ho sempre visto in lui un profondo senso della laicità dello stato. Vi è poi la speranza che il governo faccia proprio il disegno di legge sulla libertà religiosa, già esaminato nella commissione Affari costituzionali della Camera, arrivando ad un'approvazione a larga maggioranza. Aspettiamo fiduciosi.
Domenico Maselli