Negli ultimi anni abbiamo visto crescere e svilupparsi una globalizzazione "dal basso" promossa da una società civile "globalizzata". La sua strategia: minimizzare la violenza, massimizzare il benessere economico, realizzare una giustizia sociale e sostenere la qualità ambientale.
Globalizzazione dal basso. Economia mondiale e movimenti sociali"* (manifestolibri, lire 25.000) è il nuovo libro di Mario Pianta, professore di politica economica all'Università di Urbino, che analizza la globalizzazione e le risposte venute dalla società civile, un piccolo manuale per chi andrà a manifestare a Genova contro il vertice del G8. Presentiamo qui la parte del primo capitolo che mette a fuoco i tre diversi progetti di globalizzazione che si contendono oggi le sorti del pianeta.
Di globalizzazione si parla ovunque, con scarsa precisione sui concetti utilizzati, sui fenomeni rilevanti e sulle conseguenze politiche e sociali. È importante distinguere tre progetti diversi di globalizzazione che riflettono, il primo, le strategie di imprese e mercati; il secondo, la spinta a ridefinire oltre gli stati il fondamento dei poteri globali; il terzo, l'alternativa che viene proposta dalla società civile.
La globalizzazione neoliberista
Il progetto della globalizzazione neoliberista è emerso come la forza dominante nei processi economici, nelle strategie delle imprese multinazionali e della finanza, nelle decisioni di buona parte dei governi e delle istituzioni sovranazionali. Come ci ricorda Richard Falk, nel libro Predatory globalization (1999) "le politiche che caratterizzano il neoliberismo comprendono azioni come la liberalizzazione, le privatizzazioni, minimizzare le regole dell'economia, ridimensionare il welfare state, ridurre le spese per i beni pubblici, restringere la disciplina fiscale, favorire la libertà di movimento dei capitali, porre stretti vincoli sul movimento operaio, ridurre le imposte e possibilità di rimpatriare denaro senza restrizioni", un insieme di politiche che si può descrivere come una "globalizzazione predatoria".
I mercati senza regole, dominati dalle società multinazionali e dalle istituzioni finanziarie private, per lo più basate nei paesi ricchi, sono stati la forza trainante della crescita economica e dell'integrazione internazionale, riducendo lo spazio per politiche nazionali autonome nella maggior parte dei campi dell'azione pubblica. La globalizzazione neoliberista ha istituzionalizzato uno schiacciante potere di meccanismi economici - mercati e imprese - su diritti umani, progetti politici, bisogni sociali e priorità ambientali. La cornice politica è stata costruita all' inizio degli anni Ottanta dalle politiche di Margaret Thatcher in Gran Bretagna e Ronald Reagan negli Stati Uniti. Nel periodo successivo al crollo del sistema sovietico nel 1989-90, basandosi su un'incontrastata supremazia militare, potere politico e dominio culturale, il progetto della globalizzazione neoliberista si è intrecciato all'evoluzione dell'egemonia degli Stati Uniti. I margini per realizzare politiche diverse a livello degli stati, o per rivendicarle da parte della società civile, si sono ridotti notevolmente e non è una sorpresa che quindi l'attività politica abbia perso molto del suo interesse e rilevanza. In termini sociali, le diseguaglianze sono divenute drammatiche, e la crisi ambientale si è aggravata.
La globalizzazione dei diritti e delle responsabilità
L'emergere di problemi globali e la necessità di affrontarli in un contesto che supera la dimensione degli stati ha condotto a un secondo progetto importante di globalizzazione dei diritti e delle responsabilità. Alcuni stati e istituzioni internazionali più "illuminate", organizzazioni sociali, del lavoro e ambientali, hanno sostenuto un progetto di universalizzazione dei diritti umani, politici e sociali, affiancato dal riconoscimento delle responsabilità che i paesi, i governi e le persone hanno di fronte ai nuovi problemi globali. Questo progetto si è sviluppato su valori comuni e ha definito i termini dei maggiori problemi globali, influenzando in gran parte l'agenda dei vertici delle Nazioni Unite sui diritti umani, sull'ambiente, sulle donne, sullo sviluppo sociale, sull'alimentazione e la creazione del Tribunale penale internazionale. Tra i risultati ci sono nuove norme del diritto internazionale e dichiarazioni di principio, una maggior attenzione degli stati al rispetto dei diritti e qualche politica innovativa; lo spazio per nuovi processi democratici e per una più estesa cooperazione politica a livello globale o regionale; il caso dell'integrazione europea è, da questo punto di vista, particolarmente significativo. La società civile ha chiesto a governi e istituzioni sovranazionali iniziative in questa direzione. In molti stati, alcune politiche che sostenevano questo progetto sono state sviluppate in parallelo a politiche economiche di segno neoliberista, a cui sono state tuttavia subordinate quando emergeva un conflitto di interessi; nel complesso questo progetto ha avuto così un'influenza limitata sulla direzione dei processi di globalizzazione.
La globalizzazione dal basso
Forze economiche e imprese hanno disegnato il progetto di globalizzazione neoliberista. Alcune istituzioni politiche hanno posto il problema di una globalizzazione dei diritti e delle responsabilità. La società civile di tutti i paesi ha cercato una strada diversa, resistendo alla prima e rivendicando la seconda. Ma ha soprattutto esteso le proprie attività attraverso i confini nazionali, facendo emergere quello che possiamo chiamare una società civile globale, una sfera di relazioni e azioni collettive senza frontiere, indipendenti dall'operato degli stati e dei mercati. Pur con le inevitabili ambiguità e le immagini sfocate che questo concetto comporta, non si può ormai parlare di globalizzazione senza tener conto di questo nuovo protagonista.
All'interno della società civile globale, i soggetti più attivi sono i nuovi movimenti sociali e le reti di organizzazioni impegnate su temi internazionali. Le loro origini sono nei movimenti dei decenni passati sui temi della pace, dei diritti umani, della solidarietà, dello sviluppo, dell'ambiente, e sulle questioni delle donne. A partire da questi temi specifici, i nuovi movimenti hanno sviluppato la capacità di affrontare problemi di natura globale, di costruire reti di informazioni, di preparare azioni comuni, di trovare soluzioni autorganizzate attraverso i confini nazionali, mettendosi in relazione in modi originali con le sedi dei poteri sovranazionali.
Tutto questo descrive l'emergere di un progetto alternativo di globalizzazione dal basso della società civile globale. Secondo Richard Falk, che ha coniato questa definizione, la globalizzazione dal basso ha il potenziale di "concettualizzare valori ampiamente condivisi sull'ordine mondiale: minimizzare la violenza, massimizzare il benessere economico, realizzare una giustizia sociale e politica e sostenere la qualità ambientale" (Predatory globalization, pag. 130). Se questi valori della società civile globale rimangono lontani dal rappresentare un'alternativa coerente, essi sono alla base della resistenza al progetto di globalizzazione neoliberista, delle pressioni per diritti e responsabilità globali e hanno ispirato l'azione dei nuovi movimenti globali.
Questa scala di azione è legata all'indebolimento degli stati e della politica nazionale; secondo Falk, "gli spazi democratici disponibili per resistere alla globalizzazione dall'alto tendono a essere situati in prevalenza a livelli di impegno o locale, o transnazionale" e "la globalizzazione dal basso, oltre a comprendere una moltitudine di lotte locali, è un veicolo per la promozione a livello transnazionale di una democrazia sostanziale come contrappeso al neoliberismo".
Negli ultimi decenni moltissime campagne e iniziative hanno dato concretezza all'idea di società civile globale e hanno disegnato i percorsi e i contenuti della globalizzazione dal basso. Tra queste, le campagne per i diritti umani, per quelli delle donne, dei bambini, e contro la pena di morte; i movimenti per la pace; le campagne sui temi ambientali; la richiesta di diritti del lavoro internazionali; le iniziative di cooperazione allo sviluppo, commercio equo, finanza etica e microcredito, auto-organizzazione sociale; le campagne sul debito del terzo mondo, per la Tobin Tax sulle transazioni valutarie, e contro le istituzioni internazionali, dal Fondo monetario, alla Banca mondiale, all'Organizzazione mondiale per il commercio.
Le iniziative del controvertice del G8 a Genova nel luglio 2001 e la quarta edizione dell'Assemblea dell'Onu dei popoli a Perugia nell'ottobre 2001 sono i nuovi appuntamenti, italiani e internazionali, di questo percorso di globalizzazione dal basso.
Mario Pianta
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