Oltre diecimila persone hanno partecipato a Stoccarda a un grande happening sul tema "insieme per l'Europa". L'iniziativa è stata promossa da movimenti ecclesiali cattolici, protestanti ed ortodossi. L'intervento di Romano Prodi. "Dare un'anima all'Europa" riconoscendo le sue diverse radici culturali.
Ormai anche l'ecumenismo si abitua ai grandi numeri. Il 1989 fu l'anno dei mille partecipanti alla prima assemblea ecumenica di Basilea promossa dalle istituzioni cattoliche, protestanti ed ortodosse del vecchio continente; a Graz, nel 1997, i partecipanti alla seconda assemblea ecumenica europea furono quasi diecimila; lo scorso 8 maggio, a Stoccarda, i partecipanti all'incontro "Insieme per l'Europa" erano oltre diecimila. Insomma il movimento ecumenico si fa "popolo", va oltre i colloqui ristretti e di vertice per navigare in mare aperto, tra tanta gente che scopre la gioia dell'incontro e del dialogo.
L'happening di Stoccarda, inoltre, si è svolto in collegamento satellitare con altre 163 città, dando vita a una rete ecumenica virtuale che copriva tutta l'Europa. Ma l'originalità dell'incontro tedesco era soprattutto nei soggetti che lo hanno promosso: l'iniziativa, infatti, è partita dal Movimento dei Focolari, dalla Comunità di Sant'Egidio e da alcuni movimenti e comunità protestanti di ispirazione carismatica; sin dall'inizio erano presenti anche alcune comunità ortodosse, ormai sempre più visibili e rilevanti in un'Europa che si sta progressivamente aprendo ai paesi dell'Est. Ad una settimana dall'allargamento dell'Unione a 25 paesi membri, quello di Stoccarda è divenuto un appuntamento di grande valore europeistico, testimoniato dalla presenza di un ospite d'eccezione, per un convegno ecumenico, come il presidente della Commissione europea Romano Prodi.
Perché Stoccarda? Ragioni geografiche, certo, ma anche la "forza" del movimento ecumenico tedesco che nel 1999 era stato testimone dello storico accordo cattolico luterano sul tema della giustificazione. "L'idea nacque proprio in quel contesto - spiegano gli organizzatori - per dare forza a un movimento di base che accompagnasse il processo ecumenico rilanciato da quella storica firma di cattolici e luterani che metteva fine, almeno su quel tema, ad una secolare disputa".
Ma i protestanti tedeschi hanno voluto dare alla scelta di Stoccarda anche un'altra motivazione: "È stato qui che nell'ottobre del 1945, per la prima volta, vescovi e responsabili della Chiesa evangelica hanno riconosciuto la loro parte di colpa per la guerra e lo sterminio degli ebrei", ha spiegato il pastore luterano Friedrich Aschoff, presidente di "Rinnovamento dello Spirito", un'organizzazione carismatica interna alle chiese evangeliche tedesche. "Per noi tedeschi era l'inizio della revisione delle nostre colpe: il riconoscimento di non aver creduto abbastanza, di non aver pregato e resistito".
Tra gli obiettivi di questo raduno, "contribuire a dare un'anima" al processo di unificazione, perché l'Europa "attui fino in fondo il progetto dei suoi padri fondatori: costituire una famiglia di popoli uniti e di nazioni, riconciliate, impegnata nella costruzione della pace e dell'unità dell'intera famiglia umana". Insomma quello di Stoccarda non è stato l'incontro della rivendicazione o della richiesta di un riconoscimento della consistenza delle comunità cristiane in Europa: piuttosto ha espresso un'idea dell'Europa come "fratellanza universale". Lo ha detto con forza Chiara Lubich citando Martin Luther King e il mahatma Gandhi: "La mia missione non è semplicemente la fratellanza dell'umanità indiana - diceva quest'ultimo, ha ricordato la fondatrice del movimento dei Focolari - ma attraverso l'attuazione della libertà dell'India spero di attuare e sviluppare la missione della fratellanza degli uomini". Un tema, quello dell'Europa come soggetto di pace nel mondo, poi ampiamente ripreso da Andrea Riccardi (vedi stralci del suo intervento a pag. 27) e poi esplicitato nel documento finale in cui si definiscono i caratteri di questa fraternità intesa, tra l'altro, come "condivisione di beni e risorse; uguaglianza e libertà per tutte e per tutti; apertura a quanti sono portatori di altre culture e tradizioni religiose; amore solidale con i deboli Attraverso questa fraternità vissuta - si legge ancora nel comunicato finale - l'Europa diventa essa stessa messaggio di pace; una pace attiva, che si costruisce nel quotidiano, sulla base del perdono dato e richiesto. Una pace che vuol costruire ponti tra i popoli, globalizzando la solidarietà e la giustizia".
In questo quadro i movimenti carismatici europei, ecumenicamente, hanno voluto dire la loro: attenti alla dimensione politica ma più preoccupati di comunicare la ricchezza del loro impegno sociale e la loro vitalità spirituale.
Nel documento finale dell'incontro non vi è alcun riferimento alla spinosa questione delle "radici cristiane" dell'Europa da menzionare - soprattutto secondo cattolici ed ortodossi - nel preambolo della Costituzione europea. Evidentemente gli organizzatori hanno tenuto conto delle diverse sensibilità che, sulla questione, si esprimono all'interno delle diverse chiese europee. "L'Europa non è la culla originale del cristianesimo - ha sottolineato Romano Prodi -. Conviene sempre ricordare che il cristianesimo è una fede orientale, o almeno mediorientale Nel 245, quando ancora la maggior parte degli europei professava riti pagani, vi erano già ventiquattro episcopati cristiani nella valle del Tigri e dell'Eufrate. L'Ungheria viene cristianizzata dopo il mille". Certo, il presidente della Commissione ha poi precisato che "la storia del-l'Europa non ha senso senza la storia del cristianesimo" ma è sembrato voler relativizzare questa querelle - invero molto italiana - sulla menzione delle radici cristiane nel preambolo costituzionale. E i diecimila di Stoccarda hanno applaudito.
Semmai i promotori dell'incontro - in primo luogo Chiara Lubich del movimento dei Focolari e Andrea Riccardi della Comunità di Sant'Egidio - sembrano puntare sull'articolo 51, quello in cui si afferma che l'Unione "mantiene un dialogo aperto, trasparente e regolare" con le chiese e le organizzazioni religiose, riconoscendone l'identità e il contributo specifico". Il problema è che questo dialogo deve assumere la pluralità delle voci che si danno all'interno delle chiese e delle stesse famiglie denominazionali. Su alcuni temi come la bioetica, la laicità dello Stato, le politiche per la famiglia si registrano infatti significative differenze - talvolta vere e proprie divergenze - all'interno delle diverse comunità. Persino a Stoccarda, in un ambiente molto omogeneo per quanto riguarda la tensione ecumenica, si potevano percepire accenti diversi su temi di ordine etico, sociale e politico. La struttura dell'incontro era stata definita da "movimenti" sia cattolici che protestanti ed ortodossi: e nessuno può nascondere le rilevanti differenze che vi sono al loro interno. Tra i protestanti, ad esempio, è immediatamente percepibile la distanza di linguaggio e di prospettiva tra i movimenti più legati alle chiese storiche - nel caso specifico di Stoccarda a quella luterana - e quelli invece di matrice carismatica ed evangelical: per schematizzare più orientati a difendere i valori della laicità, la pratica del dialogo interreligioso ed il servizio al prossimo i primi; più tesi ad un'azione evangelistica, talvolta anche martellante e proselitistica, i secondi. "È vero - commenta Keith Clements, pastore battista e segretario generale della Conferenza delle chiese europee (Kek) - i linguaggi restano diversi, ma è un fatto che anche le componenti evangelical si aprono all'ecumenismo ed al confronto con le istituzioni europee. E questo è un risultato di sicuro rilievo".
Paolo Naso