Se Primo Levi era cattolico...

Un'indagine dell'Eurisko dà la misura di una diffusa ignoranza sulle religioni. Dove non c'è ignoranza c'è confusione o approssimazione. Ma anche qualche interesse e un consistente sentimento di laicità. Le responsabilità della scuola e dei mezzi di informazione.

Cattolici: l'82 per cento degli italiani si dichiara decisamente cattolico, anche se la pratica religiosa è in costante declino e non arriva al 30%. Confusi: più della metà non sa indicare la religione di Primo Levi (per il 18% era cattolico), Martin Luther King, George Bush; un modesto 54%, però, sa dire che la regina Elisabetta è anglicana. Tra i non cattolici, l'unico di cui una solida maggioranza sa individuare l'appartenenza religiosa è Roberto Baggio. Laici: per il 67%, anche su materie delicate come la bioetica, "il parlamento deve decidere in autonomia senza farsi condizionare dalle religioni". Curiosi: il 65% degli italiani ritiene che i mezzi di comunicazione di massa dovrebbero dedicare spazio anche alle "altre" religioni. Sono questi alcuni dati ricavati da una ricerca svolta dall'Eurisko per conto della Chiesa valdese e resa pubblica nelle scorse settimane.

In parte l'indagine conferma dati ampiamente noti: ad esempio non è una novità che gli italiani vadano sempre meno a messa; tuttavia è significativo che solo il 3% si definisca "cattolico non praticante". Tutti gli altri si sentono e si dichiarano cattolici a tutto tondo. L'altro dato di interesse è che, dopo le donne, sono i giovani a frequentare con più assiduità la messa e le attività parrocchiali.

La ricerca non ci dice che cosa l'82% degli italiani che si dicono cattolici sappia del cattolicesimo; certamente sa molto poco delle altre religioni. Se il 99% ha "sentito parlare" dei Testimoni di Geova, un più modesto 96% sa dell'esistenza di protestanti o di ebrei, e solo il 64% degli anglicani.

Nella galassia delle religioni, il protestantesimo sembra essere un grande buco nero: solo l'1% dichiara di conoscerlo "molto"; il 7% si trincera dietro un prudente "così così"; il 37% azzarda "un poco" e un consistente 41% proclama la sua incompetenza dichiarando di non conoscere "per niente" la Riforma e tutto quello che, fino ad oggi, ha prodotto. Intanto, anche in Italia, si riempiono le sale in cui si proietta il film Luther: chissà che il cinema possa fare quello che la scuola e il sistema della comunicazione non sono riuscite a fare.

Alla luce di questo dato appare quasi un miracolo che l'11% di coloro che sanno qualcosa del protestantesimo riesca a indicarne un elemento distintivo: innanzitutto che i pastori possono sposarsi; quindi che il protestantesimo è caratterizzato da "maggiore libertà e minor rigidità" rispetto al cattolicesimo; solo l'1% di "coloro che sanno" - un segmento come si è visto assai limitato - indica "il rapporto diretto con Dio" o "la conoscenza dei testi sacri". Pochi, sono davvero troppo pochi quelli che hanno un'idea sia pure vaga del protestantesimo. Da bocciare senza appello.

Le cose vanno un po' meglio se gli si offre un "aiutino", ovvero se gli si indicano delle frasi rispetto alle quali gli intervistati devono dire se sono "molto" o "abbastanza" d'accordo: messi sulla strada, affermano che i protestanti "approfondiscono la lettura della Bibbia" (76%), "rispettano le libertà individuali" (72%), "hanno una storia interessante" (68%). E tuttavia un troppo solido 46% concorda - molto o abbastanza - con l'affermazione che "i protestanti sono estranei alla tradizione cattolica dell'Italia". I pregiudizi sono duri, durissimi a morire.

La ricerca ci dice che i valdesi sono anche meno conosciuti dei protestanti in generale; tuttavia coloro che ne hanno sentito parlare sembrano averne un'idea più precisa e definita di quella che si esprime riguardo al protestantesimo in generale. L'88% di essi condivide l'affermazione che i valdesi "credono profondamente nella loro fede e si comportano coerentemente"; l'84% che "si impegnano nel sociale"; il 66% che "sono molto laici". Un più contenuto 34% ritiene che siano "estranei alla tradizione cattolica dell'Italia". Insomma in generale i valdesi risultano meno noti dei protestanti, ma più conosciuti tra coloro che ne hanno sentito parlare. E tra questi non sono pochi coloro che nutrono una vera e propria simpatia nei confronti di questa piccola comunità riformata. Il canale di espressione di questa simpatia è la destinazione dei fondi 8 per mille: sono oltre 170.000 (circa l'1%) gli italiani che hanno effettivamente destinato la loro quota ai valdesi (dati del 1999, gli ultimi disponibili); la ricerca Eurisko, però, ci dice che il 2% è "certamente disponibile" ed il 9% "probabilmente disponibile" a farlo.

Se la condizione di questo gesto di fiducia sarebbe "informarsi meglio" (il 27%), le ragioni dell'attenzione nei confronti dei valdesi sono che "devolvono tutto il ricavato dell'8 per mille in opere culturali, sociali, assistenziali" (18%); che "ci si fida di come utilizzano i fondi ricevuti" (11%); che si prova "stima" nei loro confronti (9%).

Come leggere il complesso di questi dati? Che in conoscenza delle religioni gli italiani sarebbero da bocciare senza appello; ma almeno hanno qualche curiosità e mostrano qualche segno di buona volontà nel tentativo di capire e conoscere di più. Qualcuno dovrebbe prenderne atto: nel mondo della politica, della scuola, dell'informazione. Questo limite va denunciato e la buona volontà va premiata: limitiamoci ad assegnare un debito formativo.

Gian Mario Gillio