Il previsto successo della Lista Fortuyn nelle ultime elezioni politiche olandesi conferma una tendenza verso il populismo xenofobo. A suo modo Fortuyn, anche dopo il suo omicidio, ha saputo dare voce alla insoddisfazione degli olandesi cavalcando le loro paure ed inquetudini sociali.
L'Olanda è ancora sotto shock per l'assassinio del leader dell'"estrema destra" Pim Fortuyn, il primo omicidio politico nella storia del paese. Secondo alcuni sondaggi lo "Haider olandese" si avviava addirittura a stravincere le elezioni.
Emersa dal nulla, il 16 maggio la Lista Fortuyn avrebbe potuto superare ogni altro partito: in realtà, come si è visto, il suo partito è riuscito a conquistare una solida posizione alle spalle del partito cristiano democratico, un'altra forza conservatrice al governo di un paese europeo. Fortuyn aveva attirato l'attenzione dei media nazionali e internazionali con le sue pesanti dichiarazioni sugli immigrati, del tipo "l'Islam è una cultura arretrata" e "l'Olanda è piena", e con la proposta di cancellare dalla Costituzione il divieto di discriminazione. Molti si sono chiesti come sia stato possibile a un personaggio del genere, accostato talvolta a Le Pen, raccogliere tanti consensi proprio in Olanda, un paese noto in tutta Europa per la sua storica tolleranza.
Attualmente nei Paesi Bassi vivono circa 2 milioni di persone di origine straniera su una popolazione totale di 16 milioni. Nelle grandi città la percentuale di immigrati oscilla tra il 25% e il 50%. I gruppi più consistenti sono i marocchini e i turchi (musulmani), la cui prima generazione emigrò in Olanda negli anni Sessanta e Settanta in qualità di gastarbeiders (lavoratori "ospiti"), per soddisfare la forte richiesta di manodopera dell'economia in pieno sviluppo. Fino all'anno scorso, si aveva l'impressione che la popolazione olandese convivesse bene con gli immigrati. Un merito da riconoscere anche ai governi degli ultimi decenni, fortemente impegnati per l'integrazione degli stranieri e la costruzione di una società multiculturale in grado di offrire pari opportunità a tutti i suoi cittadini. Né mancavano risultati tangibili, ad esempio la presenza degli immigrati - anche se sempre in misura minore degli olandesi autoctoni - in politica, nei media e nei servizi sociali. D'altra parte quasi ogni città di una certa importanza ha la sua moschea e una scuola di ispirazione musulmana. Proprio in questo contesto non è facile comprendere la folgorante e tragica ascesa di Pim Fortuyn.
Una spiegazione generale si può certo trovare nel clima politico europeo, che ha visto quasi ovunque un aumento della destra xenofoba. Pensiamo all'Austria e alla Francia, ma anche a paesi come il Belgio e la Danimarca. Questa tendenza si è rafforzata dopo l'11 settembre, un evento che ha fornito una legittimazione e un'occasione di sfogo a sentimenti ostili, finora repressi o latenti, nei confronti degli immigrati, specie musulmani. Già nello scorso autunno si percepiva in Olanda un inasprimento del clima, testimoniato da centinaia di piccoli attentati e violenze contro i musulmani. La multiculturalità guadagnata a livello formale e istituzionale segnava evidentemente il passo di fronte alla rivincita degli "spiriti animali" di ampi settori della società olandese.
Una chiave di lettura più specifica si può forse trovare nella politica olandese delle ultime due legislature, con al governo una coalizione liberal-socialista. Per attenuare i contrasti fra i partner di maggioranza negli ultimi otto anni il gabinetto presieduto da Wim Kok ha perseguito una politica del "consenso", che a parere di molti ha impedito all'esecutivo di prendere decisioni su questioni cruciali. Nonostante la crescita economica persino eccessiva, non senza responsabilità del governo sono peggiorati le ferrovie, il sistema sanitario e la scuola ed è aumentata la violenza diffusa. A molti cittadini la politica appare sempre più un sistema burocratico e anonimo e i politici una casta autoreferenziale. A modo suo Fortuyn ha saputo dare voce all'insoddisfazione degli olandesi, con parole d'ordine come "ridare l'Olanda ai cittadini", promettendo una società a "misura d'uomo": cioè mezzi pubblici ben funzionanti, abolizione delle liste d'attesa nella sanità, scuole più piccole, sicurezza nelle strade, ma anche un adattamento forzato degli immigrati alla cultura olandese. Personalmente respingeva ogni confronto con Le Pen o Haider.
Da ultimo non dobbiamo dimenticare la personalità carismatica dello stesso Fortuyn. Quello che non è riuscito al leader dell'estrema destra degli anni Novanta (Janmaat, figura insignificante) ha saputo farlo il "Berlusconi olandese": diventare un vero leader populista capace di mobilitare la "gente". Si faceva apprezzare soprattutto per il suo linguaggio chiaro e franco, il suo stile ironico e provocatorio. Non temeva di rompere i tabù del politically correct. Era brillante nel dibattito e nell'uso dei media. Sociologo, docente universitario, estraneo alla classe politica, colto e vanitoso, si faceva portatore di un messaggio messianico, mirava a raggiungere il top e lo diceva senza giri di parole: diventare il premier dell'Olanda. Forse ce l'avrebbe fatta. Ma in quali politiche concrete avrebbe tradotto le sue grandi promesse? Propriamente parlando, non c'è dubbio che questo leader che amava l'Italia e si ispirava a Berlusconi non apparteneva alla famiglia neofascista, ma rappresentava, sia pure con venature di intolleranza, un fenomeno politico nuovo, una rivolta antipolitica dell'"uomo qualunque" olandese. I prossimi giorni e mesi ci mostreranno se il movimento avviato da Fortuyn gli sopravviverà, secondo la promessa gridata dai suoi seguaci ai funerali a Rotterdam: wij gaan door, "noi continueremo".
Karin Griffioen