Libera Chiesa in libero Stato

Le ultime elezioni politiche hanno sancito la vittoria di forze politiche che, a dispetto di un liberalismo solo sbandierato ma assai poco praticato, sembrano intenzionate a ledere sia la laicità dello stato sia la libertà religiosa. Ma, più in generale, l'intero sistema politico non ha capito la crucialità di tali questioni. Proprio per questo "Confronti" ha chiesto a Domenico Maselli, ex parlamentare e pastore evangelico, di tenere una rubrica fissa su questi temi, che da sempre sono al centro della nostra esperienza.

Comincio, con questa riflessione, una mia corrispondenza regolare con Confronti sui pericoli che minacciano la libertà. Una osservazione mi è stata suggerita dal caos creatosi in molti dei seggi elettorali di alcune grandi città e protrattosi per lunghe ore. Si tratta di un problema di libertà perché alcuni non hanno potuto votare, altri sono stati influenzati da notizie esterne ed anche dalla naturale rabbia accumulatasi in situazione di così alto disagio. Sono due le cause di questo caos ed entrambe sono tali da condizionare alcune fondamentali libertà. La prima è connessa con la decisione della finanziaria '97 di ridurre di un terzo i seggi elettorali per risparmiare alcuni miliardi. Quando si tratta di risparmiare, le prime spese che si toccano sono quelle connesse all'espletamento degli istituti di libertà. In questo caso si è trattato di rendere difficile, per tanti cittadini, l'esercizio del diritto di voto; la legge sulla libertà religiosa non ha potuto essere approvata in questa legislatura perché, secondo i ministeri finanziari, vi era un'insufficiente copertura di spesa, che si aggirava, anche in questo caso, su pochi miliardi di lire, un'inezia, per uno stato come il nostro. La seconda causa del disservizio è stata la farraginosità della nostra macchina burocratica che si blocca di fronte a qualsiasi emergenza.

La legge sull'immigrazione è, nelle intenzioni, e secondo me anche nel suo dettato essenziale, una legge di libertà, ma la burocrazia è riuscita a ridurne, e di molto, l'efficacia pratica. Occorrono così attese di mesi per un visto che si potrebbe dare in due giorni, favorendo così piccoli e grandi abusi; la "macchina" si inceppa e si dà un contributo fortissimo all'immigrazione clandestina gestita dalla mafia. Il decreto flussi 2001, preparato dal ministero prima della fine dell'anno, non è ancora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, mentre aziende e lavoratori lo attendono con impazienza.

Discuteremo i risultati di queste elezioni nel prossimo numero, ma una osservazione è d'obbligo. La pattuglia di coloro che hanno combattuto per il diritto di tutti alla libertà e per le minoranze di ogni tipo si è fortemente assottigliata. Pare che per molti gruppi politici i problemi di coscienza, la tutela delle minoranze, la difesa della laicità dello stato, siano un optional senza capire le ricadute negative di questo atteggiamento. Né il governo né l'opposizione possono prescindere dai principi fondamentali di una moderna democrazia senza determinare conseguenze gravissime, forse incalcolabili.

Preoccupa l'aumento delle forze parlamentari che ritengono che la formula "libera Chiesa in libero Stato", adatta per l'Ottocento, debba cedere il posto a una commistione di ruoli, tra Chiesa e Stato, che non tiene conto di vari fattori.

La nostra società è secolarizzata e le religioni, nel loro complesso, rappresentano solo una minoranza di cittadini in cui, alla Chiesa cattolica e alle minoranze tradizionali (ebrei e protestanti) si aggiungono, anche per effetto dell'immigrazione, ma non solo, molte altre voci religiose. Inoltre esiste nelle varie Carte dell'Onu un concetto di diritti fondamentali dell'uomo che solo uno stato sovrano e laico può tutelare e che trova, in qualsiasi fondamentalismo, un ostacolo insormontabile.

Sono convinto che questo rispetto dei ruoli non sia utile solo per la tutela dei diritti di tutti, ma anche per lo sviluppo di quel dialogo interreligioso e tra religione e società che tutti auspicano anche se poi, talora, si compiono gesti eclatanti non sempre comprensibili o addirittura dannosi. L'esclusione dal Parlamento, inoltre, di alcuni gruppi, dovuta anche a una scarsa visibilità concessa loro durante la battaglia elettorale, rischia di privare il paese di voci essenziali per la libertà. Non si possono sempre condividere le battaglie dei Radicali, ma l'introduzione di un dibattito sulla ricerca scientifica e sulla qualità della morte, ad esempio, è elemento di grande ricchezza che rischia di essere perduto. Il giustizialismo può diventare un male, ma l'esigenza, predicata dall'Italia dei Valori, che la giustizia sia trasparente e uguale per tutti, deve avere voce in Parlamento. Vi è, poi, la preoccupazione che tendenze xenofobe, purtroppo esistenti nel paese, possano incidere, in questo Parlamento, fortemente con gravi conseguenze nei confronti dell'accoglienza a chi è in Italia nel rispetto delle leggi e nella ricerca di una possibilità di vita, altrove negata. In questa situazione è dovere di tutti, dentro e fuori dalle istituzioni, di vigilare perché la libertà possa essere veramente coniugata con la giustizia e la pace.

Domenico Maselli