Già a poche ore dai risultati elettorali, la Conferenza episcopale e lo stesso papa si sono affrettati a presentare il conto alla Casa delle libertà: sostegno alla scuola privata, revisione della legge sull'aborto, ipoteca confessionale sulla legislazione sulla bioetica, Mezzogiorno. Una benedizione concessa in grande fretta, forse per contenere critiche e dissenso interni. Che esistono.
Ha destato meraviglia, anche tra i molti che ne prevedevano la vittoria, l'immediatezza dell'abbraccio tra il centrodestra e le massime autorità vaticane. Un abbraccio che ha avuto alcune caratteristiche inedite: l'immediatezza, a pochissimi giorni dal voto; l'autorevolezza, prima i vescovi e subito dopo lo stesso papa; la precisione dei temi e degli impegni. Nessuna genericità.
Eppure le premesse c'erano tutte, ed erano state poste con chiarezza nel corso della campagna elettorale. Alle ripetute affermazioni di neutralità, corrispondevano alcune domande ben precise ed esigenti; le risposte da parte del Polo non si erano fatte attendere. I vescovi avevano stilato addirittura una sorta di decalogo, riducibile sostanzialmente ad alcuni grandi capitoli: il sostegno alla scuola privata (cattolica), una politica in favore dell'etica cattolica (bioetica, aborto, sostegno alle famiglie "vere", niente "coppie di fatto", gay etc.), infine una politica in favore dei poveri e del Mezzogiorno.
La graduatoria delle priorità è significativa. Significativa anche la risposta del centrodestra che obbedisce, si adegua. Anche perché le richieste, soprattutto sul terzo punto, sono piuttosto generiche. In quanto all'aborto - per le autorità cattoliche una sorta di bandiera di rivincita - i vescovi si sono affrettati a mettere la questione subito in primo piano, mentre autorevoli voci di centrodestra (lo stesso Baget Bozzo) si sono affrettate a dichiarare che sarà difficile, bisognerà aspettare.
Come mai questo entusiasmo vaticano, questa fretta di benedire? Si possono avanzare diverse risposte, intrecciate insieme. Il centrosinistra, prima di tutto, non era gradito oltre Tevere. Non tanto per i residui di comunismo ateo, ormai lontano, quanto per alcune "offese" recenti: quella del Gay pride, in particolare, non è stata proprio digerita. Non importa, allora, se parecchi alti dirigenti del centrodestra non sono a posto sotto il profilo della loro situazione matrimoniale.
Quanto alla "buona" Margherita, in Vaticano deve essere apparsa ancora tropo succube della "cattiva" Quercia. In futuro, si vedrà.
Ma penso che un altro motivo della rapida e frettolosa benedizione a Berlusconi debba essere ricercato all'interno del grande mondo cattolico. In Vaticano se ne conoscono bene le spaccature: sanno bene quanti movimenti, associazioni, gruppi siano stati - e siano - favorevoli al centrosinistra. Molti gruppi giovani, molto volontariato e così via: forze cattoliche importanti e significative, tendenzialmente critiche degli atteggiamenti della gerarchia. La quale deve avere avuto un certo timore di divisioni e di contestazioni e perciò deve aver messo le mani avanti. Dalle divisioni politiche a quelle ecclesiali il passo è breve. Meglio, dunque, evitare incertezze e tergiversazioni.
Anche all'interno del mondo cattolico, comunque, le acque sono tutt'altro che tranquille. Molti non sono pronti a sottoscrivere, ad esempio, il programma culturale già esposto sulla Stampa dal probabile futuro ministro della Pubblica istruzione, Rocco Buttiglione: revisione non soltanto dei libri di storia, ma addirittura delle nozioni di fascismo, di Resistenza, di democrazia. Non soltanto un'altra politica, ma un'altra cultura.
Per noi di Confronti, che abbiamo fatto di una matura laicità e del pluralismo il centro della nostra attività editoriale e culturale, il compito è enorme. L'Italia è spaccata in due non soltanto sul voto, ma sul modo di intendere la vita, la scuola, il lavoro, il sesso, il denaro, tutto. Al di là dell'amarezza di questi giorni, per noi si apre un tempo di grande impegno, non senza speranza.
Filippo Gentiloni