Il 13 maggio ha vinto una certa idea della politica, fondata sul sogno piuttosto che sul progetto. Ma la politica non è un sogno, tantomeno il mio sogno personale, della mia famiglia, della mia azienda, della mia squadra di calcio: è un progetto, un programma che si realizza attraverso una faticosa mediazione tra quello che si vuole fare e quello che è possibile fare insieme. "Confronti" farà la sua parte.
Cambieranno molte cose, ci ha promesso il Cavaliere nei lunghi mesi di una lunga e martellante campagna elettorale e siamo sicuri che proverà a mantenere fede alla sua parola. Del resto gli italiani gli hanno dato quell'investitura che lui chiedeva e, se gli hanno negato un anacronistico plebiscito, certamente gli hanno dato un impegnativo mandato. "Cavaliere pensaci tu", insomma. Più che le rodomontate di Bossi, più che le aspirazioni neopresidenzialiste di Fini, più che le antiche nostalgie democristiane di Casini, Buttiglione e D'Antoni, gli italiani hanno mostrato di preferire le promesse di Berlusconi.
Da questo punto di vista, quel centinaio di pagine patinate giunte in tutte le nostre case, in cui il neopremier descrive il suo amore per i fiori, parla dei suoi hobby e guarda orgoglioso quei figli che "crescono così in fretta", è stata una mossa assolutamente vincente.
Noi potremmo pure sorridere - e lo abbiamo fatto, sia pure amaramente - ma quella era la storia che tanti italiani volevano ascoltare, proprio come quelle che i nostri figli - e non solo i più piccoli - ci chiedono di raccontare loro per cacciare dalla loro testa paure e fantasmi. E la storia cominciò...
Le critiche e le riserve nei confronti della coalizione che ha vinto le elezioni del 13 maggio le abbiamo già espresse, e da tempo: oggi non possiamo che ribadire che Berlusconi non ha risolto una questione democratica preliminare come quella del conflitto di interessi; che, benché ridimensionati dalle urne, linguaggio e proposte politiche di Bossi ci allontanano dall'Europa; che l'identità "postfascista" di Alleanza nazionale presenta ancora non risolte ambiguità sul piano della lettura storica e politica del nostro recente passato.
Probabilmente ha ragione chi afferma che queste sono le preoccupazioni di una minoranza e che gran parte dell'elettorato ha ben altro per la testa. È vero, ciascuno ha per la testa la propria piccola preoccupazione: la fatica di un traffico caotico o l'insofferenza per la microcriminalità; la disoccupazione del proprio figlio o il calo del Mibtel; una discutibile riforma della scuola o una licenza edilizia che non arriva; la pratica che cammina troppo lentamente o l'effetto mucca pazza che fa crollare i consumi di carne bovina.
Ciascuno con il proprio particolare problema, di fronte al quale le visioni d'insieme, i grandi progetti hanno ben scarsa rilevanza.
Del resto sono proprio i nostri "piccoli fatti quotidiani" a fare cronaca ed audience in tutte le emittenti televisive. Dai "Fatti vostri" a "Stranamore", dal "Grande fratello" a "Uomini e donne", ciò che sembra contare è la mia storia, il mio problema, il mio sogno. Eccolo qui, allora, il "Sogno italiano" di Berlusconi, la grande proposta che se non altro ci eleva per qualche istante sopra i nostri affanni.
Ed è questa la nostra più grande preoccupazione, la vera sconfitta non di uno schieramento ma di un'idea stessa della politica: riteniamo infatti che senza un progetto generale, che vada oltre il particolare interesse di ciascuno, non è data vera e buona politica. Corporativismo, autoritarismo, interessi personali e di clan, tatticismo saranno in costante agguato, pronti a condizionare la vita pubblica.
Per questo siamo convinti che il "sogno italiano" del Cavaliere sia in realtà una modesta allucinazione. Sognare è lecito e bello; grandi individui sono stati grandi sognatori; persino Dio si è servito del sogno per parlare ai suoi figli. Ma la politica non è un sogno, tantomeno il mio sogno personale, della mia famiglia, della mia azienda, della mia squadra di calcio: la politica è un progetto, un programma, una faticosa mediazione tra quello che si vuole fare e quello che è possibile fare insieme a chi condivide i nostri stessi obiettivi generali. Apparirà un po' ruvido, ma in generale la politica come "sogno" non ha prodotto grandi frutti ed anzi ci ha consegnato amarissime delusioni.
La politica è realtà, è un progetto che per essere credibile ogni giorno deve realizzarsi almeno per una sua parte; soprattutto non è un'azione individuale ma un impegno collettivo che si regge sul consenso, sulla proposta, sulla partecipazione. E non ci potrà essere alcuna seria "rivincita" per l'attuale o il prossimo Ulivo senza che si creino le premesse culturali - forse anche etiche - per affermare questa idea della politica.
Allo stesso tempo non è possibile aprire una nuova stagione politica senza che le diverse forze del centro e della sinistra che denunciano l'inaffidabilità della Casa delle libertà, tornino a ragionare sul prezzo della loro divisione.
Insomma c'è molto da fare e siamo convinti che anche noi, attraverso questo giornale, i suoi programmi culturali e le sue iniziative pubbliche possiamo svolgere un ruolo significativo. Soprattutto se ci incoraggerete e ci sosterrete.
Oggi, intanto, c'è un "uomo solo al comando" e milioni di tifosi plaudono al suo trionfo. Ma Berlusconi non è Fausto Coppi e, soprattutto, la democrazia non è una tappa del giro d'Italia.
Paolo Naso