Proponiamo la testimonianza di alcuni studenti della scuola media statale "A. Vivaldi" di Ostia che hanno incontrato i loro coetanei israeliani e palestinesi.
Tutti sappiamo che nel mondo si combattono molti conflitti e uno di quelli più significativi è quello israelo-palestinese, di cui ognuno di noi ha diverse notizie. Conosciamo le cause, i fatti e le conseguenze; ma come vive la popolazione? E soprattutto: come vivono i ragazzi? Grazie alla scuola noi abbiamo potuto ascoltare delle vere testimonianze raccontate dai nostri coetanei provenienti da quei luoghi.
(Jessica Cappelli e Fabiana Valdi, III M)
"Confrontarsi con realtà diverse è molto difficile, anche perché si scoprono tante sofferenze che appaiono inconcepibili e per la crudeltà che non siamo abituati a vedere. Una ragazza del gruppo mi ha descritto l'angoscia che prova quando i suoi genitori e i suoi fratelli escono di casa: ogni volta si rinnova la paura di non vederli più tornare.
Per noi è stata un'esperienza costruttiva, perché ci siamo resi conto che, malgrado la difficoltà nel comprenderci, non vi è stato limite al nostro star bene insieme. I giorni trascorsi con loro sono stati veramente piacevoli e ci ha molto divertito vederli così stupiti e interessati quando li abbiamo accompagnati al mare, sembrava non l'avessero mai visto: hanno giocato, riso, si sono divertiti tanto e in quel momento sono tornata indietro nel tempo, quando, più piccola, mi entusiasmavo per tutto ciò che era nuovo".
(Tiziana Tedesco, II G)
"Questa esperienza di vita ci è stata molto utile sia per il presente che per il futuro. Dopo ciò sicuramente guarderemo i telegiornali, leggeremo, ci informeremo in modo diverso, non più con i soliti pregiudizi... ma capendo meglio la situazione che loro oggi vivono, di disagio e paura. Anche se all'inizio eravamo tutti un po' preoccupati, quando ci siamo incontrati tutto è cambiato, non abbiamo avuto problemi a parlare: anche se le lingue erano diverse ci siamo arrangiati come potevamo. Mi ritengo molto fortunata: ho avuto l'opportunità di conoscere gente che vive in condizioni molto difficili e ciò mi ha aiutato a capire che sono molto fortunata e che i miei problemi di ragazza adolescente non sono quelli loro, quindi tutti noi dobbiamo cercare di non essere indifferenti".
(Giulia Ungaro, III H)
"Mi sono molto stupito, vedendo i loro disegni, che rappresentano il loro tempo libero: possono tranquillamente giocare per strada con i carri armati che passano. Gli israeliani e i palestinesi sono rimasti talmente traumatizzati che pensavano addirittura che la guerra ci fosse anche qui, ma poi vedendo Roma hanno cambiato idea. Si sono molto stupiti vedendo una città come Roma, dove non ci sono feriti gravi per armi da fuoco o palazzi esplosi dalle bombe.
Questo progetto mi ha chiarito molti dubbi su queste popolazioni che vivono, tutti i giorni, la guerra in primo piano. Vorrei aggiungere che i nostri problemi sono ineguagliabili e incomparabili rispetto a chi dice che la vita è faticosa. La vita degli israeliani e dei palestinesi è faticosa come è faticoso pensare ad un amico morto in guerra. Io li rispetto, perchè io nella loro situazione sarei già morto".
(Giorgio Pacifici, II G)
"Alla fine, penso che entrambi i popoli abbiano diritto alla loro patria e che entrambi debbano vivere in armonia o perlomeno cessare le ostilità. Ma soprattutto ho avuto modo di conoscere dieci ragazzi meravigliosi: Kerem, Maha, Nadine... non credo che li dimenticherò mai".
(Lea Nicola, III B)