Trasversalità ecumenica

Anche quest'anno dal 18 al 25 gennaio si è celebrata la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Le chiusure dogmatiche non fermano un movimento ecumenico che appare sempre più trasversale rispetto ai "vertici" ed alla "base" delle chiese. Il modello dell'unità nella diversità: una risorsa anche per la società laica.

Gennaio è stato un mese denso di appuntamenti: la giornata per l'ebraismo caduta il giorno 17; la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, conclusasi domenica 25; la giornata della memoria celebrata il 27. Si tratta di appuntamenti molto diversi tra loro, eterogenei sia nell'origine che nelle finalità. Eppure, anche quest'anno, tante persone e tanti gruppi hanno finito per incontrarsi ripetutamente nel corso dei vari incontri che si sono succeduti. Un buon segnale, che dà la misura della vitalità del popolo del dialogo sui temi della memoria, della lotta all'antisemitismo e dell'ecumenismo. Per quanto riguarda quest'ultimo, varrà la pena ricordare il tema di questa settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: "Io vi lascio la mia pace", e cioè un versetto dell'evangelo di Giovanni. Un tema arduo, concreto, impegnativo. La proposta di dedicare proprio alla pace la "Settimana" del 2004 è giunta dalle chiese di Aleppo, in Siria, in quel Medio oriente dove si sono consumate tante divisioni tra i cristiani e dove l'aspirazione alla pace è quotidianamente smentita dalle notizie di guerra. Un primo rischio era quello della vaghezza, di un astratto e forse vago riferimento al dono della pace. Il secondo, insito in tutti gli appuntamenti fissi, è la ritualità, l'organizzazione ripetitiva di appuntamenti che, proprio perché "istituzionali", perdono la vitalità e la freschezza delle iniziative estemporanee.

Guardando alle centinaia di iniziative realizzate, viene da dire che questi rischi sono stati evitati e che nel 2004 la Settimana è riuscita a lanciare un segnale importante: esiste un popolo ecumenico che, nonostante le difficoltà del movimento ecumenico più istituzionale, sta percorrendo una sua strada. E procede con tanto maggiore convinzione quanto più precisi sono i temi che pone al centro della sua testimonianza. L'enciclica Ecclesia de Eucaristia è solo l'ultimo "incidente" che dà la misura della contraddizione tra il desiderio dell'incontro e della fraternità tra cristiani di diverse tradizioni da una parte e il richiamo alle più consolidate e laceranti formulazioni dogmatiche dall'altro. D'altra parte anche nel mondo ortodosso o in quello evangelico, assistiamo a chiusure destinate a rendere sempre più accidentato il cammino ecumenico: negli Usa la sostanziale rottura tra la Convenzione battista del Sud - sedici milioni di membri - e la Federazione battista mondiale esprime bene questa tendenza: la rottura è avvenuta perché la Convenzione ha fatto propria una strategia di segno fondamentalista, fortemente conservatrice sul piano politico e teologico. E così rifiuta la consacrazione delle donne al pastorato, rivendica un'interpretazione letteralista della Bibbia, respinge ogni attenzione a temi sociali o politici quali la pena di morte, il disarmo o l'accoglienza degli stranieri. Ovviamente è fermamente contraria al dialogo ecumenico ed interreligioso. È prevedibile che questa frattura avrà anche delle ripercussioni anche su altre denominazioni evangeliche che orbitano attorno alla Convenzione battista del Sud.

Ma, benché accidentato, il cammino ecumenico prosegue: la Charta oecumenica approvata ormai quasi tre anni fa a Strasburgo continua a offrire una "piattaforma" di lavoro sui temi dell'approfondimento teologico, del dialogo interreligioso, della testimonianza per la pace, per la giustizia e per la salvaguardia del creato; il 15 ed il 16 maggio prossimi a Firenze avrà luogo un importante convegno ecumenico giovanile proprio su questi temi; sul tema dell'acqua - prezioso dono di Dio che non può diventare merce su cui speculare - nella prossima primavera sarà convocato un convegno ecumenico nazionale promosso ancora una volta dalla Commissione della Conferenza episcopale per l'ecumenismo e il dialogo, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Sacra Arcidiocesi ortodossa d'Italia; intanto all'ordine del giorno della Conferenza delle chiese europee (Kek) e del Consiglio delle conferenze episcopali dell'Europa (Ccee) vi è la proposta di una nuova assemblea ecumenica europea secondo il modello felicemente sperimentato a Basilea nel 1989 e a Graz nel 1997. Il quadro, insomma, è tutt'altro che statico; semmai è contraddittorio. Non solo, infatti, convivono spinte di chiusura e iniziative di apertura ma viene meno anche la contrapposizione tra ecumenismo "di base" e "di vertice". Ormai l'ecumenismo è trasversale, attraversa e divide base e vertici, "religiosi" e "laici", comunità di maggioranza e di minoranza.

La Settimana di preghiera per l'unità, con i suoi vuoti e i suoi pieni, ha reso evidente questa trasversalità. Già questo è un risultato molto importante ma se ne possono citare anche altri due. L'ecumenismo è una scuola di pluralismo. A conclusione di un affollato incontro ho sentito un autorevolissimo teologo cattolico affermare, rivolgendosi ai suoi interlocutori protestanti, "grazie per la vostra differenza. È il dono più grande che potete farci". Una prassi costante di incontro e dialogo sta quindi mostrando che il pluralismo non è un "incidente", una frattura da curare ma semmai una opportunità da valorizzare. Non è poco. Infine l'ecumenismo si conferma una preziosa risorsa per la convivenza. La formula ecumenica dell'unità in Cristo nella diversità delle tradizioni teologiche costituisce un modello prezioso per ogni comunità, sia pure prettamente laica e civile. Uniti eppure diversi, diversi eppure uniti. Vale per le chiese, vale per le società di oggi.

Paolo Naso