Cresce l'opposizione, in varie città italiane, alla costruzione di una moschea. Alla fine dello scorso anno, il caso più clamoroso è scoppiato a Napoli: un voto della Camera ha infatti cancellato un finanziamento a favore di un progetto largamente condiviso; c'era persino la benedizione del cardinale.
Moschea sì, moschea no. Questo è un argomento che da alcuni anni a questa parte sta appassionando un po' tutti: le istituzioni politiche, quelle religiose, i partiti, le forze sociali, le associazioni del volontariato, i comitati di quartiere e così via. Ogniqualvolta si discute delle possibilità di costruire una moschea da qualche parte, scoppiano le polemiche. La tesi principale di coloro che si oppongono è quella di un'invasione della cultura islamica - vedi il caso della moschea di Lodi di più di un anno fa. A questa tesi viene contrapposta quella della società multiculturale e multireligiosa dove tutti hanno il diritto di conservare la propria identità culturale e religiosa.
L'ultima polemica, in ordine cronologico, sui luoghi di culto islamici, risale alla fine dell'anno appena trascorso e la città protagonista questa volta è Napoli. L'ipotesi di realizzare una moschea nel capoluogo campano è nata nell'ambito dell'amministrazione comunale, che mostra da anni una particolare attenzione verso i temi della multiculturalità in una città considerata come interfaccia fra la sponda nord e quella sud del Mediterraneo. Già nel novembre 2000, il Comune aveva messo a disposizione dell'associazione islamica Zayd ibn Thabit i locali di una palazzina situata in piazza Mercato. In questi locali si trova oggi una delle tre moschee della città. Il sindaco di allora, Riccardo Marone, diede il via a questa iniziativa considerandola come una risposta a ciò che era accaduto a Lodi quando la Lega Nord aveva manifestato in piazza contro la moschea e contro i musulmani.
I motivi per cui si vuole costruire la moschea sono, da una parte, la necessità di riconoscere ad una comunità il diritto alla libertà religiosa sancito dalla costituzione e, dall'altra, la valorizzazione della città nell'ambiente del bacino mediterraneo. La sua realizzazione dovrebbe rientrare nei piani di un recupero urbano di Ponticelli, il quartiere popolare situato nella zona est della città, dove insieme ai cittadini napoletani convivono un migliaio di immigrati che occupano palazzine prefabbricate di amianto (quelle dei terremotati del sisma dell'80). Sarà quindi considerata come un'opera di urbanizzazione e, come tale, finanziabile con fondi pubblici.
Il progetto della moschea di Napoli è stato votato all'unanimità più di un anno fa dal consiglio comunale, anche, quindi, con i voti di Alleanza nazionale. La Regione Campania, da parte sua, si è impegnata a finanziare il progetto con due miliardi di lire (più di un milione di euro) trovati fra i 150 destinati alla riqualificazione urbana di Ponticelli.
In Campania vivono circa 68 mila immigrati di cui il 34% è originario dei paesi islamici. Il 70% di questi musulmani proviene dall'Africa: il 30% dal Marocco, il 17% dall'Algeria, il 13% dalla Tunisia. Vi sono inoltre altre comunità islamiche provenienti dal continente europeo, come quella degli albanesi, e dal subcontinente indiano.
A Napoli la presenza dei musulmani è stimata attorno ai 20 mila immigrati; le comunità più numerose sono quella marocchina e quella algerina. I musulmani di origine italiana sono un centinaio.
Per quanto riguarda i loro riti religiosi, i musulmani che vivono nel capoluogo campano e nell'hinterland fanno riferimento a tre luoghi di preghiera che possiamo definire come moschee, anche se in realtà sono semplici locali, spesso presi in affitto e trasformati in sale di preghiera e di incontro: la moschea in prossimità di corso Lucci, quella vicina a piazza del Municipio, frequentata soprattutto da somali, e infine quella di piazza Mercato, gestita dall'associazione islamica Zayd ibn Thabit, una delle associazioni più attive sul territorio.
Dell'utilità del progetto del Comune di costruire una moschea ex novo, è convinto il dipartimento di islamistica dell'università Federico II, che considera l'islam ormai come fenomeno sociale italiano, fenomeno di cui si sa poco o nulla, e ritiene Napoli, per la sua vivacità intellettuale, una città adatta per ricucire i rapporti fra le due culture: quella cristiana occidentale e quella islamica.
Le polemiche
La decisione della Regione Campania di finanziare la costruzione della moschea ha sollevato un polverone di polemiche da parte delle formazioni politiche che costituiscono la maggioranza di governo. "Evidentemente la Regione ha tanti soldi che può sprecarli", ha dichiarato Alfredo Mantovano, sottosegretario agli Interni. Ricordando la questione della lotta al terrorismo, Mantovano ha rilevato che "l'attività terroristica, dal punto di vista logistico, ha una precisa matrice religiosa e culturale, che ovviamente non è quella dell'intera comunità musulmana ma solo di una parte".
Perplessità sono state espresse persino dal Lisipo (Libero sindacato di polizia) che ha definito "assurdo" il fatto che la Regione finanzi la costruzione di una moschea.
Come si ricorda, il 12 dicembre scorso - il giorno dopo l'incontro fra l'amministrazione comunale, i consoli dei paesi islamici e gli esponenti delle comunità islamiche a Napoli per definire la fase successiva della realizzazione del progetto - la Lega Nord ha presentato alla Camera un ordine del giorno contro il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, che ha deciso di destinare dei fondi pubblici alla costruzione della moschea a Ponticelli.
In questa occasione, il leghista Dario Galli ha attaccato il sindaco Rosa Russo Jervolino, augurandosi "che possa vestire ancora a lungo come preferisce e di non dover mettere il burqa, magari tra qualche mese". Sempre durante questo dibattito, Galli se la prese con l'opposizione affermando: "Se i soldi fossero vostri, potrei capire... Ma che il mio paese debba avere i buchi nelle strade e che si faccia la moschea con i soldi dei lombardi e dei varesotti non sta né in cielo né in terra, e nemmeno nei giardini di Allah". Dai banchi dell'opposizione i deputati hanno ribadito che "non è possibile dialogare con questa cultura dell'intolleranza e della xenofobia". Francesco Garagnani, di Forza Italia, ha puntato l'indice contro "chi dice no ai finanziamenti pubblici alla scuola privata e poi sostiene culti estranei alla nostra tradizione culturale". Dopo una lunga mattinata di bagarre parlamentare l'ordine del giorno è passato con 256 voti contro 212.
Segnali di solidarietà all'amministrazione comunale di Napoli sono arrivati da parte della Cgil, secondo cui "grazie all'iniziativa della moschea, Napoli è riuscita a dare un segnale concreto di solidarietà e convivenza tra i popoli". Persino il responsabile per il Mezzogiorno di An, Antonio Parlato, si è espresso contro la decisione del Parlamento di bocciare il progetto: "Il voto della Camera contraddice pesantemente la storia, la cultura e la civiltà di Napoli. È stato qui che l'incontro delle tre religioni monoteiste ha mostrato, fin dal Duecento, la possibilità di confronto tra le varie identità".
La posizione della curia
Un segnale di apertura verso la comunità islamica è arrivato dalla curia napoletana il 14 dicembre scorso, in occasione della giornata di digiuno e preghiera per la pace voluta dal papa, una giornata che coincideva con la fine del mese di ramadan. Il delegato per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso, padre Paolo Gamberini, si è recato quella mattina nella moschea di piazza Mercato dove era in corso la preghiera del venerdì. In quella occasione è stato siglato un documento comune tra l'associazione islamica Zayd ibn Thabit e la curia arcivescovile di Napoli, intitolato "Pax vobiscum - As salama alaikum", destinato a diventare una pietra miliare nei rapporti tra le due comunità. In alcuni passaggi del documento si cita: "Noi cristiani e musulmani di Napoli sentiamo la necessità di educarci al dialogo (
). Le nostre comunità religiose e le istituzioni sociali della nostra città devono impegnarsi a curare la formazione delle nuove generazioni a un pluralismo, dal punto di vista etnico, culturale e religioso (
) attraverso la diffusione di un'informazione obiettiva sulle religioni, soprattutto per mezzo di manuali di educazione religiosa, la revisione dei libri di testo per l'insegnamento della storia, il rispetto delle religioni da parte dei mezzi di comunicazione sociale affinché ciascuno possa riconoscersi nell'immagine che essi rinviano. In tal modo la religione non potrà essere più abusata per promuovere o giustificare l'odio e la violenza".
Nel pomeriggio dello stesso giorno, il cardinale Giordano nella sua omelia al Duomo, aveva ricordato che "la libertà e i luoghi di culto devono essere garantiti a tutti. Ci deve essere la convivenza fra le diverse culture e religioni, nel rispetto delle leggi del nostro paese".
Interpellato dai giornalisti sulla polemica in merito alla costruzione della moschea, il cardinale ha risposto: "La moschea? Dove e come farla, con quali finanziamenti, spetta alle istituzioni decidere, non alla Chiesa. Tenendo però presenti le esigenze delle realtà locali". Ma per quanto riguarda la moschea, qualche perplessità da parte del clero c'è. Secondo il presidente dell'Istituto Isers, il gesuita Domenico Pizzuti, sulla realizzazione della moschea andrebbe fatta un'approfondita riflessione. Egli si domanda a quale gruppo islamico si affiderebbe la moschea, e sottolinea inoltre la necessità di chiarire se sarà solo un luogo di culto o anche un luogo di incontro culturale e politico. Nonostante le polemiche attorno alla costruzione della moschea e il parere negativo della Camera dei deputati, il presidente della Regione Antonio Bassolino e il sindaco Rosa Russo Jervolino sono intenzionati ad andare avanti. Durante il mese di gennaio scorso, funzionari del Comune assieme ai rappresentanti della comunità islamica si sono incontrati varie volte per discutere delle questioni inerenti al progetto.
Per i musulmani di Napoli la moschea è considerata come un segnale di apertura nei loro confronti. "In questo modo - afferma Massimiliano Boccolini, presidente dell'associazione Zayd ibn Thabit - i musulmani di Napoli si sentiranno più integrati".
Per quanto riguarda il finanziamento di questa opera con i fondi pubblici, egli lo considera come un fatto positivo: "In questo modo si evita che la moschea venga finanziata da fondi oscuri provenienti dall'estero e quindi controllata da organizzazioni extra territoriali".
Mostafa El Ayoubi