Manuel Mussallam è parroco cattolico della piccola comunità di Gaza. Nel difficilissimo contesto della striscia di Gaza, è conosciuto come una upercolomba, da sempre grande sostenitore degli accordi di pace. Ma oggi vive una difficile contraddizione: sostenere l'idea della pace nei giorni di una insurrezione popolare. Lo abbiamo intervistato.
In questa striscia di terra di 6 chilometri per 45 ci sono 34 insediamenti ebraici per un totale di 4000 coloni. Il nostro, quindi, è ancora un popolo occupato che non possiede né armi, né aerei, né artiglieria; mentre al suo fianco c'è un esercito che taglia le strade tra i villaggi; tutte le persone che abitano nelle colonie sono già state evacuate in elicottero, dunque nella striscia non ci sono civili ebrei. Accanto a noi ci sono solo soldati, elicotteri, missili; il paese è di nuovo invaso, di nuovo conquistato e messo sotto pressione. I bambini qui a Gaza, ed alcuni per la prima volta, hanno visto i carri armati, gli elicotteri militari, i missili, le strade bloccate. Adesso siamo in una situazione in cui c'è una parte che attacca con delle armi che sono proibite a livello internazionale ed una che si difende con delle pietre perché non ha altri mezzi.
Sui confini della striscia di Gaza c'è sempre l'esercito israeliano che ha tagliato i collegamenti tra i villaggi più importanti. I bambini non possono andare a scuola, le maestre non possono recarsi a scuola, non è possibile circolare, ci sono migliaia di persone che sono andate in Egitto e che adesso sono bloccate alla frontiera e dormono sulla strada. Ho degli amici che hanno passato quindici giorni sotto le stelle perché le strade sono bloccate. Si parla di attentati: i palestinesi sono bloccati, vanno alle frontiere e tirano delle pietre contro l'esercito e l'esercito spara e uccide dei bambini. Stamattina io sono andato all'ospedale di Gaza per far visita a dei ragazzi: ci sono 60 ragazzi feriti in un solo ospedale e di questi 56 hanno meno di vent'anni. Quello che ancora peggiora la situazione è che da due mesi le frontiere sono chiuse: non c'è farina, non c'è pane, non c'è gas, la gente ha fame. Gli operai non possono andare in Israele, dunque ci sono migliaia di famiglie che sono senza lavoro. Sono anche bloccate tutte le attività che di solito si svolgono a Gaza; non c'è ferro e si è fermata l'edilizia; il commercio è bloccato, il cibo non c'è, tutti nella striscia di Gaza hanno fame e nessuno li aiuta. Dove sono i diritti dei civili durante la guerra? Perché ci bloccano e non ci fanno muovere?
Tutti adesso la pensano allo stesso modo; c'è unità nel paese e questo si è realizzato perché tutti subiamo gli attacchi israeliani. Adesso Yasser Arafat è visto meglio dalla maggioranza della popolazione ma, mentre il presidente pensa che la guerra non ci porterà lontano e che è necessaria la pace, la gente in media ritiene impossibile trattare con gli israeliani che da sempre si rifiutano di rispettare il nostro popolo e la sua terra. E allora la gente si schiera contro il negoziato: preferisce combattere e morire perché è meglio morire in guerra che schiavi, uccisi dalla fame e dalla sete. Però gli uomini di Arafat mettono in carcere chi continua ad attaccare obiettivi israeliani. Recentemente sono andato a pranzo con il presidente e lui ha detto: "Noi abbiamo impedito al nostro esercito di sparare sulle colonie ma un palestinese ha commesso un attentato; allora io ho ordinato di catturarlo e di metterlo in prigione, ma quando la polizia palestinese ha cercato di prenderlo, sapete cosa è successo? Quell'uomo è stato preso dagli israeliani che lo hanno protetto. Ho chiesto a Peres: "Ma se questo uomo ha sparato contro i coloni perché voi non ce lo consegnate?"" Si tratta di collaboratori che lavorano per rovinare le relazioni tra israeliani e palestinesi.
E poi in due mesi si sono accumulati più di diecimila feriti. Ritornando ai bambini, alcuni di essi sono colpiti da proiettili proibiti dalle convenzioni internazionali che producono un'esplosione nell'organismo".
Io sono palestinese, sono pro-Arafat ed infatti mi hanno sempre chiamato "Manuel Yasser Arafat". Ma non sono fanatico dell'uomo, sono per il processo di pace. La pace è la sola cosa che garantisce il benessere di un popolo, ma gli israeliani hanno sempre rifiutato di attenersi alle risoluzioni delle Nazioni Unite, hanno sempre rifiutato di applicare gli accordi firmati con l'Autorità palestinese. È vero che noi siamo dei cristiani e che come cristiani pensiamo alla pace: ma tra la schiavitù e la morte, noi abbiamo una scelta? Perché dei bambini devono gridare di terrore? I miei alunni a scuola sono talmente tesi che l'altro giorno uno di loro, di 6 anni, si è così impaurito per un rumore casuale che si è buttato per terra a gridare, e le maestre non sono riuscite a calmarlo: l'ho preso tra le braccia e ci sono voluti più di venti minuti per tranquillizzarlo. Ci sono dei bambini che vengono a scuola in pigiama perché durante la notte sono costretti a scappare e a dormire fuori casa. Allora io dico alla gente che bisogna sforzarsi per trovare una soluzione di pace, ma loro mi chiedono "perché il mondo ci abbandona? Noi stiamo subendo un massacro". Ma Dio è più grande di tutto questo male, Dio ci darà la pace perché la pace è Dio e alla fine Dio prevarrà.
Noi siamo sotto occupazione da trentatré anni e questa occupazione deve finire; ci sono delle risoluzioni delle Nazioni Unite e allora bisogna applicarle. Ci chiedono "ma cosa volete da Israele?". Arafat ha detto: "Io non domando la luna, io chiedo che l'occupazione finisca". Perché si rifiutano di inviarci una protezione internazionale? Non si tratta di uno scontro tra gli israeliani e i palestinesi, ma tra l'esercito israeliano e il popolo palestinese che non possiede che le pietre. Noi abbiamo bisogno di una protezione internazionale. Quest'anno c'è stato un buon raccolto di olive ma i coloni hanno impedito di raccoglierle. Queste povere persone che vedono gli alberi seccati, cosa volete che pensino? Preferiscono combattere, anche a rischio di morire.
Questa è una domanda molto difficile perché i palestinesi non hanno niente da dare, che cosa si vuole da loro? Cosa volete che concediamo, i nostri pantaloni? le nostre camicie? Noi abbiamo dato tutto, non abbiamo più niente da dare. Se noi avremo qualcosa da dare la daremo. Dobbiamo dare Gerusalemme agli ebrei? Ma Gerusalemme è una terra occupata, le Nazioni Unite hanno detto che è un paese occupato. C'è il diritto internazionale che dice che non è legittimo occupare le terre degli altri con la forza. Volete che diamo Betlemme? Perché tutto questo male cade sulla testa dei palestinesi? Dicono che i palestinesi minacciano Israele: ma con che cosa?
(Intervista a cura di Paolo Naso)