Il sogno conciliare del cardinale Martini

Un concilio ecumenico per la Chiesa del terzo millennio? Un'ipotesi ardua ma non impossibile. Lo afferma l'arcivescovo di Milano in un'intervista che rilancia una proposta di ampio respiro ecumenico.

Una difesa del Giubileo - evento "non trionfalista" - per il passato; e soprattutto l'auspicio, per il futuro, di un "Concilio ecumenico - ipotesi ardua certo, ma non impossibile". Sono le idee-chiave espresse il 17 gennaio dall'arcivescovo di Milano, card. Carlo Maria Martini, in un'intervista al Corriere della Sera. La seconda affermazione assomiglia molto al suggerimento di un programma al successore di papa Wojtyla, e dunque ad un "input" indirizzato ai cardinali che entreranno nel prossimo Conclave.

Alcuni non credenti - ricorda il giornalista - hanno lamentato il trionfalismo del Giubileo. "La taccia di trionfalismo - risponde il porporato - non si addice al Giubileo inteso come grandi gesti del Papa, quali la richiesta di perdono e la preghiera al Muro del Pianto, che anzi sono confessioni di peccato. Non si addice neanche ai grandi eventi, intesi come pellegrinaggi di categoria - dai giovani, alle famiglie, ai disabili - se non forse per l'enfasi mediatica, cui qualche volta hanno dato luogo: solo in essa si è potuto avvertire un rischio trionfalistico, ma il cammino spirituale e culturale ha sempre contrassegnato questi pellegrinaggi". Il papa - altra domanda - nella Novo millennio ineunte auspica uno sviluppo degli strumenti della collegialità episcopale: "Non è in sostanza lo stesso che sognava lei nell'ultimo Sinodo?". Per inquadrare la risposta di Martini, occorre qui un flashback.

Il Sinodo dei vescovi è stato istituito da Paolo VI nel 1965: sempre presieduto dal papa - direttamente o tramite suoi delegati - esso prevede assemblee di vari tipi (ordinarie, straordinarie, speciali, continentali): in tutte, comunque, la maggior parte dei padri sinodali è eletta dalle conferenze episcopali interessate. Di per sé il Sinodo può essere deliberativo o consultivo: ma tutte le 19 assemblee finora celebrate hanno sempre avuto carattere consultivo, malgrado le richieste di chi lo voleva deliberativo. La prossima assemblea sinodale - ottobre 2001 - tratterà proprio dei vescovi e, dunque, della "collegialità" (la corresponsabilità dei vescovi con il papa nel governo della Chiesa cattolica romana).

All'ultimo sinodo, dedicato all'Europa, lo stesso Martini il 7 ottobre '99 aveva raccontato in aula questo suo "sogno": "(Vorrei) un'esperienza di confronto universale tra i vescovi che valga a sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali (la carenza di ministri ordinati, la posizione della donna nella Chiesa, la sessualità, la disciplina del matrimonio, l'ecumenismo) che riappaiono periodicamente come punti caldi sul cammino delle chiese europee e non solo europee. Alcuni di questi nodi necessitano probabilmente di uno strumento più universale ed autorevole di un Sinodo".

Dopo questo necessario inciso, torniamo alla risposta di Martini al Corriere: "La sollecitudine del Papa corrisponde anche un poco ad uno dei miei tre sogni dell'ultimo Sinodo". "Ma lei - nel '99 - aveva inteso o no proporre un nuovo Concilio?". "Non avevo affatto escluso un nuovo Concilio. Ritengo però che la formula che talora si è usata, per interpretare il mio pensiero, come se si trattasse di attendere a breve un Vaticano III, sia impropria e confondente. Perché c'è stato un Vaticano II che è stato un Concilio su ogni argomento e certo un Concilio così non è da ripetersi facilmente nella storia della Chiesa. Quindi non escludo che vi possa essere un Concilio ecumenico per il terzo millennio, quando sarà il tempo, quando il papa vorrà convocarlo. Il Concilio è previsto dal Diritto canonico come possibilità permanente per la vita della Chiesa e non può certo essere cancellato per difficoltà organizzative. Del resto con i mezzi di comunicazione e di trasporto di cui oggi si dispone, ogni difficoltà può essere appianata".

"Il numero dei vescovi - prosegue Martini - è aumentato anche per la presenza dei vescovi emeriti, che prima non c'erano. Bisognerà trovare forme nuove, per esempio facendo precedere la convocazione plenaria da convocazioni regionali. Altra complessità viene dal bisogno di tenere presente il mondo ortodosso e quello protestante, con i tempi che ciò può comportare. Un Concilio ecumenico è un'ipotesi ardua certo, ma non impensabile".

Infine sulla Dominus Iesus - la dichiarazione vaticana sulla unicità ed universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, pubblicata il 5 settembre, nel cuore del Giubileo, e aspramente criticata soprattutto dai cristiani non cattolici - Martini nota: "Quel documento non è stato ben ricevuto, purtroppo. Si poteva certamente fare uno sforzo maggiore di linguaggio e di spiegazione, perché di per sé non conteneva nulla di nuovo rispetto al Vaticano II. E dunque credo che ci voglia pazienza per favorirne la corretta interpretazione nel quadro di documenti più vasti, quali l'enciclica Ut unum sint (sull'ecumenismo, 1995)".

David Gabrielli