La cicala e la formica del Giubileo

Intervista a
Andrea Joos

"Quello che più rimpiango di questo Giubileo è che abbiamo goduto del presente e non abbiamo preparato il futuro. Non abbiamo trovato la via per rendere accettabili e condivisi alcuni temi".
Nostra intervista a mons. Andrea Joos, ecumenista, docente presso varie università cattoliche e membro del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali. Nel 1975 fu segretario della commissione ecumenica per l'Anno santo indetto da Paolo VI.

La storiella è sin troppo nota ed ovvia: da una parte la formica laboriosa che quando il tempo è mite raccoglie provviste per i tempi a venire; dall'altra la cicala che invece preferisce cantare ai raggi del sole. Ma che cosa c'entra questo antico apologo con il grande Giubileo del 2000? Qualcosa c'entra, almeno secondo mons. Andrea Joos, belga, grande esperto di ecumenismo, attualmente membro del Pontificio consiglio per le Comunicazioni sociali e docente presso varie università cattoliche. "Quello che più rimpiango di questo Giubileo - ci dice - è che abbiamo goduto del presente e non abbiamo preparato il futuro. Non abbiamo trovato la via per rendere accettabili e condivisi alcuni temi".


Con la chiusura della Porta santa lo scorso 6 gennaio, il sipario è calato ufficialmente sul grande Giubileo, che qualcuno ha voluto definire "il Giubileo dei record". Tempo di bilanci, allora.

Un evento come quello voluto da Giovanni Paolo II per i duemila anni dalla nascita di Cristo non si può valutare solo con dei numeri: biblicamente, un buon albero si riconosce dai frutti e le Scritture non hanno mezze parole su quelle piante sterili che non producono nulla. Quali sono, allora, i frutti del Giubileo appena conclusosi? Per rispondere non possiamo limitarci a contare i pellegrini che sono venuti a Roma e a tanti altri aspetti esteriori che lasciano perplessi: oltretutto, assumendo la cifra di venticinque milioni, dobbiamo pure ricordare che nel mondo i cattolici sono molti di più ed i cristiani sono quasi due miliardi. Si dice di non voler fare del trionfalismo sulle cifre: ma il problema è che non ha proprio senso essere trionfalistici. Si guardi all'India: in occasione del rito di purificazione nel Gange, si sono spostati settanta milioni di hindu, e senza l'apparato imprenditoriale ed organizzativo che si è messo in moto con il Grande Giubileo.


Il Giubileo aveva molte intenzioni ecumeniche. Ma la prima difficoltà è sorta proprio su un tema antico che ha diviso le chiese, la questione delle indulgenze.

Lo stesso problema si pose già nel 1975 ma vorrei ricordare che allora si tentò una rilettura teologica della pratica delle indulgenze: non furono più interpretate in senso individuale ma, piuttosto, rimandando ad una prassi di riconciliazione che impegnava la Chiesa nel suo complesso. Fu un momento di sensibilizzazione teologica molto importante anche per le sue implicazioni ecumeniche. Nel 2000, al contrario, abbiamo registrato un ripiegamento sull'interpretazione delle indulgenze che tornano ad essere un'assicurazione verso il destino ultimo dell'uomo. Ed ancora, venticinque anni fa ci si chiese se fosse davvero opportuno proporre una via devozionale e si puntò molto, invece, sulla dimensione ecumenica affermando che la Chiesa cattolica doveva coinvolgersi pienamente nel cammino comune con le altre chiese; vi era la consapevolezza insomma che l'Anno Santo fosse il tempo in cui impegnarsi per la riconciliazione con sorelle e fratelli delle altre chiese. Ed i frutti di quell'esperienza permisero un'accelerazione del cammino ecumenico. Il Giubileo del 2000, ponendo al centro la figura e la missione di Cristo, si è soffermato sulle colpe del passato per rilanciare credibilmente il tema del dialogo e dell'incontro ecumenico e interreligioso. Ma il dialogo, ormai, ha una storia di qualche decennio ed è stato solennemente legittimato già dal Concilio vaticano II. Il problema è raccogliere i frutti di questo dialogo, dargli spessore e concretezza.


Monsignore, sta dicendo che l'anno santo del '75 ha avuto un significato più profondo ed innovativo di quello del 2000?

Per me personalmente devo dire di sì, anche per la posizione che ricoprivo in qualità di Segretario della Commissione ecumenica voluta da Paolo VI.


Altre differenze?

Il papa di allora insistette molto per evitare commistioni tra gli aspetti spirituali dell'Anno santo e le prevedibili ricadute sul piano organizzativo ed economico: voleva un Anno santo "discreto". Quanto a me, vengo d'Oltralpe, da paesi segnati dalla Rivoluzione francese e quindi molto attenti a distinguere tra sacro e profano, molto attenti ad evitare intrecci imbarazzanti.


Oltre alle indulgenze, vi è stato un altro ostacolo al dialogo: la beatificazione di Pio IX, che ha ferito la coscienza di molti di quegli ebrei nei confronti dei quali si voleva invece lanciare un ponte di fraternità.

A questo riguardo rilevo una singolare coincidenza: negli stessi giorni in cui la Chiesa cattolica beatificava Pio IX, la Chiesa ortodossa russa beatificava la famiglia imperiale. Roma e Mosca sembrano insomma guardare con qualche nostalgia al passato in cui godevano di posizioni di forza e di maggiore potere: ma consacrare quel passato significa evitare di mettere in discussione scelte e comportamenti adottati in un momento traumatico, che ha inferto sofferenze ad altre comunità. Da questo punto di vista, ritengo che uno dei momenti più alti di questo Giubileo sia stata la celebrazione dei martiri della fede cristiana: è stato un grande momento perché ha superato la contrapposizione tra i "propri" martiri e quelli degli "altri": al contrario ha riconosciuto che, ecumenicamente parlando, i martiri appartengono a tutta la Chiesa universale.


In questo Giubileo si è parlato di moltissimi problemi globali e particolari: non una parola su questioni che pure dividono i cattolici come il sacerdozio femminile, il celibato dei sacerdoti o una prassi conciliare che riconosca il pluralismo all'interno della Chiesa.

Quello che più rimpiango di questo Giubileo è che abbiamo goduto del presente e non abbiamo preparato il futuro. Non abbiamo trovato la via per rendere accettabili e condivisi alcuni temi. Prendiamo la questione della conciliarità: non si tratta di una prassi tesa ad acquisire il consenso dei "capi" di una Chiesa o delle varie chiese. Al contrario è un processo che tende a costruire il consenso alla base delle varie chiese perché si arrivi a un pieno reciproco riconoscimento. È da qui che nasce, ad esempio, l'incidente di percorso relativo al termine "chiese sorelle", che è stato giudicato improprio quando riferito alle chiese della Riforma: dietro questa sottolineatura c'è la difficoltà ad accettare un principio profondo di conciliarità. Ed è paradossale, perché lo stesso Giovanni Paolo II ha affermato che il cammino ecumenico è irreversibile.


Ci indichi qualche passo concreto da compiere per superare le "secche" delle relazioni ecumeniche di oggi.

Penso ad un intenso lavoro teologico sul tema delle missioni e della cristologia; penso al rapporto tra la Chiesa cattolica ed il Consiglio ecumenico delle chiese, l'organismo che già raccoglie protestanti, anglicani ed ortodossi: già nel 1969, ai tempi di Paolo VI, si pose il problema di una partecipazione cattolica a questo organismo ecumenico; poi, per ragioni anche numeriche - l'ingresso della Chiesa cattolica avrebbe totalmente alterato gli equilibri interni - si congelò il problema. Ma è una questione che resta aperta. Ma per il problema ecumenico, come per le altre sfide che stanno di fronte alla Chiesa del terzo millennio, quello che voglio dire è che lo Spirito santo pone problemi nuovi che giustamente ci devono interrogare; non tutto viene dal maligno. Sta a noi riconoscere i segni dei tempi: con intelligenza e discernimento.


(Intervista a cura di Paolo Naso)

SCHEDA
UN ANNO DI EVENTI GIUBILARI

Prospettato, come meta, fin dall'alba del pontificato di Giovanni Paolo II, il Giubileo è formalmente partito con la Tertio millennio adveniente, una lettera apostolica con cui il 10 novembre '94 si avviava la preparazione concreta dell'Anno santo. La "indizione" ufficiale avviene poi il 29 novembre '98 con la lettera apostolica Incarnationis mysterium che - mentre riafferma anche la dottrina delle indulgenze, tentando di addolcirla parlando di indulgenza, al singolare - prevede la celebrazione del Giubileo, oltre che a Roma, anche in Terrasanta e nelle chiese particolari (le diocesi) di tutto il mondo. Rimane però a Roma l'asse delle celebrazioni, e la sua idea centrale è quella di convogliare i pellegrini "per categorie". Del nutritissimo "Calendario" del Giubileo [G.] diamo qui qualche cenno.

Notte di Natale 1999: apertura della "porta santa" a san Pietro.

18 gennaio 2000: apertura "ecumenica" della "porta santa" a san Paolo - approvata da alcune chiese, contestata da altre.

25-27 febbraio: convegno di studio sull'attuazione del Concilio Vaticano II. L'appuntamento vede riuniti a Roma teologi di tutto il mondo, ma tra essi non sono convocati quelli che la Santa Sede considera troppo "critici".

12 marzo: solenne "mea culpa" del papa, in san Pietro, per i peccati storici dei "figli della Chiesa". Questo evento - preceduto da un documento ad hoc, reso noto il 7 marzo - suscita tantissimi e contrastanti commenti, interni ed esterni alla Chiesa romana (vedi Confronti 4/2000). Alcuni lodano il coraggio di Wojtyla, altri rilevano la sua attenzione a non mettere mai in discussione i peccati storici dell'Istituzione-Chiesa cattolica, e del papato.

1° maggio: G. dei lavoratori. I sindacati italiani rinunciano al loro tradizionale comizio a Roma e fanno confluire i lavoratori nella celebrazione papale. Scelta che provoca contrastanti giudizi.

7 maggio: commemorazione ecumenica dei testimoni della fede nel secolo XX.

26 giugno: a nome del papa, il card. Joseph Ratzinger pubblica la terza parte del "segreto" che la Madonna avrebbe rivelato ai tre pastorelli, a Fatima, nel 1917. Il segreto parla di un "uomo vestito di bianco" che viene "ucciso da un gruppo di soldati". Secondo il Vaticano la profezia si riferiva a Giovanni Paolo II, gravemente ferito dal terrorista turco Ali Agca il 13 maggio '81. Ma il segreto parla di "morto" e non di "ferito".

9 luglio: il papa definisce "offesa ai valori cristiani di una città che è tanto cara al cuore dei cattolici di tutto il mondo" la manifestazione del giorno prima, durante il World Pride, quando migliaia di gay, lesbiche, transessuali anche cattolici hanno sfilato per Roma, lambendo il Colosseo. Nei giorni precedenti il Vaticano aveva protestato contro le autorità italiane che avevano permesso il World Pride nella capitale, e durante il Giubileo.

9 luglio: G. nelle carceri. Il papa a "Regina coeli" auspica misure di clemenza per tutti i detenuti del mondo.

15-20 agosto: Giornata mondiale della gioventù - G. dei giovani.

3 settembre: il papa beatifica Pio IX e Giovanni XXIII. Protestano il mondo ebraico ed i cattolici critici per l'esaltazione di Pio IX, il papa che fece eseguire la pena capitale, condannò la libertà di coscienza, e che nel 1858 benedisse il rapimento di un bambino ebreo, Edgardo Mortara, battezzato di nascosto da una cameriera cattolica a Bologna (Stato pontificio, allora), per farlo educare cattolicamente.

3 ottobre: gli ebrei, per protesta contro la beatificazione di Pio IX, disertano la "Giornata del dialogo ebrei-cristiani", prevista in quel giorno dal "Calendario del Giubileo".

15 ottobre: G. delle famiglie. Wojtyla ribadisce la indissolubilità del matrimonio e rifiuta la riammissione all'eucaristia dei divorziati risposati che vivano come coniugi.

5 novembre: G. dei governanti e dei parlamentari. Il papa nomina loro patrono s. Tommaso Moro, alto dignitario inglese che, per essersi rifiutato di approvare il divorzio di Enrico VIII, fu da questi fatto decapitare nel 1535. 19 novembre: G. dei militari. Per questa celebrazione protestano gli obiettori di coscienza italiani che avevano chiesto, e non ottenuto, una giornata del G. anche per loro.

17 dicembre: G. del mondo dello spettacolo. A nome di tutti saluta il papa un commosso Alberto Sordi che ricorda che, da ragazzo, faceva il chierichetto a Trastevere.

1° gennaio 2001: Giornata mondiale della pace. Per l'occasione il papa ha pubblicato un messaggio, sul tema "Dialogo tra le culture. Per una civiltà dell'amore e della pace".

6 gennaio: il papa chiude la "porta santa" di san Pietro e pubblica la lettera apostolica Novo millennio ineunte.