Crocefissi che cadono, crocefissi che vengono eliminati, crocefissi che vengono sostituiti, crocefissi che vengono derisi Non è un confronto particolarmente costruttivo. Dietro alcuni gesti, anche provocatori, ci sono dei valori. Ma non dichiariamo nessuna guerra al crocefisso, per favore. Non ce ne è proprio bisogno.
Ritorna, di tanto in tanto, la "guerra" dei crocefissi, nel quadro generale della battaglia per la laicità. Una battaglia che ci vede in prima linea, anche se ne possiamo e dobbiamo discutere non tanto le intenzioni, quanto gli strumenti.
Questa volta a riaprire la questione è stato addirittura uno dei massimi organi istituzionali dello stato, la Consulta. Nella grande sala delle udienze, il crocefisso era caduto e aveva bisogno di restauri. Intanto il Presidente ha deciso di non sostituirlo con un altro crocefisso, ma con un quadro cinquecentesco della Madonna. Dall'altra parte della sala, comunque, è stato sistemato un quadro del Cristo che porta la croce.
Più modestamente, un insegnante in Piemonte, Sergio D'Afflitto, vista la presenza nell'aula di alunni non cristiani, ha deciso di togliere dalla parete il crocefisso. Un autoproclamato leader di un'organizzazione di musulmani insulta il crocefisso di fronte a un conduttore ben contento di gettare benzina su fiamme già altissime. Scandalo, discussioni a non finire. Mentre gli alunni non cristiani, soprattutto musulmani, si stanno moltiplicando nelle nostre aule.
Che cosa dire? Passi avanti, anche piccoli, verso quella laicità dello stato che non può non starci a cuore? Forse, ma il discorso è più complesso.
Anche perché proprio in questi mesi - i primi del governo di centrodestra - la laicità è apparsa più che mai in crisi. Due episodi, fra gli altri, ne rivelano la malattia. Proprio nel luogo più delicato, la scuola: ambedue gli episodi, infatti, portano la firma più o meno diretta del ministro Moratti.
Il primo: il cardinale Ruini viene nominato presidente di un comitato che dovrebbe definire i doveri degli insegnanti. Ancora una volta lo stato italiano presuppone che non esista altra etica che quella cristiana (cattolica). L'etica laica o inesistente o in serie B.
L'altro episodio è ugualmente grave: gli insegnanti di religione entrerebbero in ruolo, con la creazione di un grave pasticcio giuridico (sono, infatti, nominati dai vescovi) e un notevole aggravio economico per le casse dello stato.
In questo contesto di crisi della laicità, la battaglia contro il crocefisso nei luoghi pubblici (scuole, tribunali) mantiene tutta la sua validità in linea teorica, in quanto simbolo di una religione che non è più di stato e deve convivere con tutte le altre, allo stesso livello. Una conquista che non è soltanto irrinunciabile, ma le cui conseguenze devono essere correttamente affrontate. Senza ritorni indietro. Si pensi che da poco, e con gravi contestazioni, in Grecia è stata abolita la dichiarazione della religione nella carta d'identità.
Il crocefisso nei luoghi pubblici è un simbolo che non ha più il suo valore originario di riconoscimento, se non addirittura di preghiera. Comporta, anzi, una sorta di declassamento, di appiattimento. Non di più della foto del Presidente di turno, forse della bandiera. Il "non possiamo non dirci cristiani" di Benedetto Croce: tutti, anche i musulmani, anche gli atei. Tutti gli italiani.
Ma è proprio il caso di fare una battaglia contro i simboli? Se ne può dubitare. Si rischia di combattere, come don Chisciotte, contro i mulini a vento, mentre si rischia di rinunciare alle vere battaglie per la vera laicità. L'invasione del sacro nella società è molto pericolosa, come ci conferma la grande lezione moderna sulla alienazione. La nostra croce non deve trionfare né sulla vetta delle montagne né, come si usava un tempo, sul petto delle signore. Il suo regno "non è di questo mondo".
Un annuncio, questo, che richiede approfondimenti profondi. Togliere un crocefisso da una parete può essere positivo, ma non si creda che sia sufficiente. Nè si deve dimenticare l'entità e la gravità delle reazioni, anche se più clericali che veramente religiose. Si rischia di rafforzare l'alienazione invece di frenarla. Come nella sala della Consulta: due quadri sacri sono veramente più "laici" di un vecchio crocefisso?
Filippo Gentiloni