Donne senza burka

Il ruolo delle donne, la loro libertà, il loro coinvolgimento in un processo di costruzione della democrazia saranno elementi decisivi nel futuro dell'Afghanistan. Nulla è scontato, ovviamente, ma tutti devono sapere che, sotto i burka gettati al fuoco, vi sono preziose risorse umane e intellettuali. Anche per l'islam.

Ci sarà in Afghanistan un nuovo governo. Non sarà molto probabilmente simile al modello che noi occidentali consideriamo ideale: sarà un compromesso tra le numerose etnie in campo e non osiamo nemmeno sperare che possa essere un governo "laico".

C'è però un punto che secondo noi farà la differenza: la presenza qualificata di donne e, soprattutto, la vicinanza di chi occuperà i posti di responsabilità, con quei movimenti di donne afghane che, a dispetto dei Talebani, hanno continuato a lavorare sul terreno della definizione dell'essere donna in un paese islamico e oggi sono pronte per contribuire alla ricostruzione del loro paese. La vigilanza è d'obbligo perché sappiamo bene che l'Alleanza del Nord, in materia di diritti umani per le donne, non è stata molto meglio dei Talebani.

Il nuovo governo dovrà immancabilmente riconoscere i diritti elementari e primari delle donne allo studio e alla salute. Ma le parole scritte non sono sufficienti, e forse non sarà sufficiente nemmeno la presenza nel nuovo parlamento di qualche rappresentante femminile, come da più parti è stato richiesto, anche se la presenza di donne con diritto di voto condurrà immancabilmente alla necessità di stabilire priorità concordate e piattaforme concordate, sia pur con margini di compromesso.

Né sottovalutiamo certo il fatto che durante il processo preparatorio del nuovo governo le donne avranno l'occasione di riprendere la parola e il contatto con le altre donne che fino ad oggi sono state murate nel burka.

Noi riteniamo che sarà la libertà di confrontarsi tra loro, per definire bisogni e obiettivi, per verificare la loro condizione nel contesto sociale, che speriamo in via di rinnovata definizione, a permettere il salto da una realtà chiusa e patriarcale in senso stretto ad una realtà disomogenea e grezza quanto si vuole ma proprio per questo meno costrittiva.

In particolare, la nostra esperienza di indagine critica dei condizionamenti religiosi di cui sono state oggetto le donne anche in occidente, in area cristiana, ci porta a dire che i fondamentalismi religiosi sono tutti profondamente misogini, dal momento che gli antichi testi - per secoli interpretati da maschi in contesti patriarcali - poco spazio hanno lasciato alla libertà femminile, come spesso alla libertà tout court.

Oggi, in questo tempo drammatico di cambiamenti in Afghanistan, il ruolo delle donne può essere considerato essenziale per sconfiggere il fondamentalismo: di quelle che hanno dovuto tacere perché recluse e di quelle che hanno potuto studiare e riflettere sulla propria dignità negata solo a prezzo della fuga dal loro paese, esperte tutte da sempre nell'accoglienza e nella mediazione dei conflitti.

Così forse potrà emergere da una parte la grande spiritualità dell'islam, dall'altra una nuova cultura dei diritti, per le donne e per gli uomini.

Sarebbe suicida non tenere conto, nel momento in cui si avvia un esperimento politico, che solo nella convivenza dei diversi e nella libertà di confronto questo stesso esperimento potrà avere un futuro.

Franca Long e Anna Maria Marlia