È giunto il momento di rendersi conto che l'ecumenismo è una pagina di un "quotidiano" che ne ha molte altre e che tutte le pagine devono essere conosciute e lette. Cresce la rilevanza del dialogo interreligioso. Soprattutto alla base. L'Autore è decano della Facoltà valdese di teologia
L'incontro ecumenico internazionale organizzato da Confronti a poco più di un mese e mezzo dalla pubblicazione della Dominus Iesus intendeva reagire, fare il punto su questa difficile fase dell'ecumenismo e del dialogo interreligioso. Pur con tutti i limiti riscontrati, si può dire che il convegno sia pienamente riuscito. Ottima la partecipazione e quanto mai viva la passione per una comune ricerca di autenticità nelle relazioni fra le diverse religioni e per nuovi terreni di intesa fra le diverse chiese cristiane. Non si poteva dare per scontato un successo di partecipazione, sia perché l'incontro è stato organizzato nel giro di poche settimane, sia perché esso veniva a situarsi a ridosso di altre due iniziative da lungo tempo fissate: l'Assemblea della Federazione delle chiese evangeliche (29.10-1.11) e l'inaugurazione della mostra sul riformatore Filippo Melantone (31 ottobre, giornata della Riforma protestante).
Mi vorrei limitare qui a mettere in risalto due sole questioni a commento delle due giornate di dibattito. La prima relativa al dialogo interreligioso, la seconda all'ecumenismo.
Fino ad oggi i grandi sforzi dei cristiani d'Occidente si sono concentrati sulle questioni interne al cristianesimo ed hanno appena sfiorato i grandi problemi dei dialoghi interreligiosi: con l'ebraismo e con l'islam innanzitutto ed ora con il buddhismo (vedi anche la recente "Intesa con lo stato"). È sicuro che nel futuro saranno innanzitutto questi dialoghi interreligiosi ad occupare lo spazio maggiore ed un'attenzione oggi ancora assai marginale. La presenza di ebrei, islamici, buddhisti, che sono intervenuti nella prima parte del convegno (soprattutto) non soltanto ha messo in luce in maniera concreta le numerose contraddizioni e la sostanziale arroganza, nel tono e nei contenuti, della Dominus Iesus, ma hanno al tempo stesso fatto presente a tutti i partecipanti che oggi anche il dialogo ecumenico non può più prescindere da questo più ampio contesto religioso e culturale. In altre parole, è giunto il momento di rendersi conto che l'ecumenismo è una pagina di un "quotidiano" che ne ha molte altre e che tutte le pagine devono essere conosciute e lette per non restare vittime di un cieco provincialismo. L'acquisizione di questa consapevolezza da parte dei cristiani d'Occidente va di pari passo con l'esigenza di ridefinire il terreno del dialogo ecumenico al loro interno, abbandonando quelle anacronistiche ed arroganti pretese di chi ritiene di poter definire ciò che è verità e fare di questa definizione un criterio universale a cui tutti si devono sottomettere. È proprio questa "pretesa" infatti che sta alla radice di molti conflitti e che impedisce la costruzione di ponti di fraternità fra le comunità religiose e fra i popoli. La dimensione della "pace" fra le religioni non potrà più essere marginalizzata ma assunta come un elemento costitutivo del discorso stesso sulla verità.
In tema di ecumenismo nel convegno è emerso con chiarezza quanto la Dominus Iesus sia lontana dalla sensibilità dei cattolici ecumenici di oggi; lo si è notato anche in quegli interventi che hanno cercato di interpretare questa provocazione di Ratzinger come un "utile strumento di dibattito" per proseguire il cammino con rinnovato vigore. Proprio le parole umili e serie di un vescovo hanno ricordato l'esigenza di un "ecumenismo di base", così come da parte evangelica si è ricordato che l'unità cristiana è unità in Cristo e non in una Chiesa e che è questa promessa, dono dello Spirito Santo, a far sì che ci si possa riconoscere, qui ed ora, non soltanto sorelle e fratelli, ma al tempo stesso membri di "chiese sorelle". La Dominus Iesus non può dunque "scippare" ai cristiani ciò che Cristo soltanto promette e conferisce nella fede. Per questo il cammino ecumenico prosegue, nonostante la corsa ad ostacoli promossa dal cardinale Ratzinger.
Ermanno Genre