Considerato evento fondativo della fede cristiana, nell'Ortodossia in generale, e nella Russia in particolare, il "Giorno Luminoso della Risurrezione di Cristo" viene celebrato con grandissima solennità. Le usanze popolari (come le uova colorate) collegate a questa ricorrenza liturgica. A causa del diverso calendario (giuliano e gregoriano), cristiani occidentali e ortodossi celebrano la Pasqua in date diverse. Nel 2004, occasionalmente, la data (11 aprile) è comune.
I cristiani ortodossi festeggiano la Pasqua seguendo il calendario giuliano, sfasato di alcuni giorni rispetto al calendario gregoriano (vedi scheda). Quest'anno, occasionalmente, le date della Pasqua cristiana e di quella ortodossa coincidono.
Come nel rito cattolico, la Pasqua è preceduta dalla quaresima, che viene rigorosamente rispettata da numerosi fedeli, soprattutto durante la prima e l'ultima settimana. Un significato particolare assumono gli ultimi tre giorni prima della domenica pasquale. Il "Grande Giovedì" è dedicato alla liturgia eucaristica. Il "Grande Venerdì" è il giorno più doloroso dell'anno per i fedeli: la crocifissione del Cristo. Il rito in questo giorno prevede che i sacerdoti portino, durante la messa, dall'altare verso il centro della chiesa, la Plascianitza, un'icona o un ricamo di stoffa che rappresentano il corpo di Cristo morto e avvolto nel sudario. Il "Grande Sabato" è dedicato al ricordo della permanenza del Cristo nel Santo Sepolcro. Dopo la prima messa si fa la benedizione dei piatti pasquali, preparati anticipatamene e portati dai fedeli in chiesa. Secondo la tradizione ortodossa queste prelibatezze possono essere consumate unicamente dopo la messa pasquale, solo una volta l'anno. Finalmente la notte tra sabato e domenica arriva la Pasqua, che per gli ortodossi è meglio definita come la Festa Luminosa della Risurrezione del Cristo (il giorno della settimana che corrisponde alla domenica, in russo si chiama "Risurrezione"). Per i cristiani ortodossi è la più grande festa religiosa e rappresenta la gloria dell'Ortodossia (parola che deriva dal greco, e significa "vera fede"), la vittoria del Cristo sulla morte, e l'inizio della nuova era, espiata e consacrata da nostro Signore.
La vera e propria liturgia pasquale comincia il "Grande Sabato" verso le ore 23, con i canti liturgici e la recita di un canone particolare davanti alla Plascianitza, che, come ricordato, è stata messa al centro della chiesa. Dopo questo rito la Plascianitza viene riposta sull'altare, dietro l'iconostasi, luogo rigorosamente riservato ai sacerdoti. Con la processione di mezzanotte intorno alla chiesa, con le icone e l'accompagnamento dei canti e i suoni delle campane, continua la notte liturgica. La processione rientra in chiesa attraverso le porte rivolte ad ovest, che simboleggiano l'entrata al Santo Sepolcro. I sacerdoti continuano a ripetere ai fedeli Khristos voskriese ("Cristo è risorto") e questi rispondono gioiosamente Vo istinu voskriese ("in verità è risorto"); e tutti si baciano tre volte sulle guance, così come accadrà quando poi, a casa e per le strade, la gente si augurerà a vicenda la buona Pasqua.
Uova colorate
Tornando a casa dalla Liturgia Pasquale, tra le due e le tre di notte, i fedeli sono contenti ma stanchi (nelle chiese ortodosse non esistono le sedie e il culto si deve fare in piedi) e si riuniscono a tavola per mangiare i piatti pasquali che sono stati precedentemente benedetti in chiesa. Quelli più tipici, almeno in Russia, sono: il "Culi" (assomiglia al panettone), la "Pasha" (una specie di torta a base di ricotta, panna, burro, uova, uvetta e zucchero), i "Piroghi" (panini ripieni, lievitati a base di uova, burro, latte), e ovviamente non devono mancare decine e decine di uova colorate, le quali rappresentano la fecondità e l'inizio di una nuova vita. Questo significato viene completato da un'antica leggenda cristiana ortodossa. Si racconta che Maria Maddalena, arrivata a Roma per portare la fede cristiana al popolo romano, venne ricevuta dall'imperatore Tiberio che voleva avere notizie sulla risurrezione del Cristo. All'usanza di quei tempi, Maddalena era obbligata a portare un dono all'imperatore, e siccome era tanto povera, portò con sè solo un uovo. L'imperatore le disse: "È impossibile che qualcuno risorga dalla morte, come è impossibile che quest'uovo diventi rosso". Improvvisamente l'uovo diventò rosso, affermando la verità raccontata. Sollecitati da questa leggenda i cristiani in Russia (ma anche in altri paesi) a Pasqua si regalano a vicenda uova colorate, sempre affermando Khristos voskriese!
Gruppetti di bambini visitano le case dei loro vicini per raccogliere uova e dolciumi che vengono loro offerti, riunendosi dopo in cortile per confrontarsi nel gioco delle uova, una specie di bocce sulla tovaglia: si devono colpire la maggior quantità di uova dell'avversario con il proprio uovo colorato. Vince chi ne prende di più...
E, il secondo martedì dopo Pasqua, vi è la Radonitza (festa della gioia): la gente va nei cimiteri e mangia qualche dolce sulle tombe dei propri cari per farli in qualche modo partecipi della gioia (radost') derivante dalla risurrezione di Cristo.
Negli anni dell'Unione Sovietica le liturgie venivano celebrate in tono minore e spesso da parte di pochi. Ma la Pasqua sopravvisse, sempre festeggiata dal popolo. L'educazione religiosa a quei tempi era considerata una questione privata della famiglia, le spiegazioni delle feste non venivano interpretate dal punto di vista teologico ma come un'espressione della tradizione.
Ad esempio mia nonna (una contadina nata prima della rivoluzione) spiegava così la festa di Pasqua: "A Natale è nato Nostro Signore come un essere umano, mentre a Pasqua è rinato un essere "divino", che ha superato la morte e mostrato anche a noi peccatori di non avere paura di fronte a questo passaggio temporaneo che sarà seguito dalla vita eterna. Ma la vita eterna - proseguiva mia nonna - deve essere guadagnata da subito nella nostra vita attuale, possibilmente commettendo pochi peccati".
Quali azioni fossero considerate dei peccati era un grande mistero per me, bambina di otto anni.
Elena Anatolievna Kosenkova