Pesach: festa del passaggio

La festa di Pasqua (quest'anno il primo giorno di "Pesach" cade il 6 aprile) continua anche oggi, come sempre, ad ccupare un posto centrale nel calendario ebraico. Essa ricorda che, mentre colpì le case degli egiziani, l'angelo del Signore invece "passò oltre" (cioè risparmiò) le case degli ebrei che poi poterono liberarsi dal giogo del Faraone ed avviarsi verso la Terra promessa. I riti di "Pesach", i simboli, le usanze.

C'è una sera all'anno, nel mondo ebraico - "ma nishtanà ha laila hazé" ("che cosa c'è di diverso questa sera dalle altre sere...") - in cui si ritrovano le famiglie al completo, amici inclusi, intorno ad una speciale tavola imbandita per il Seder. È la vigilia del 15 di Nisan, il mese che preannuncia l'arrivo della primavera. Lungo il lato della tavola prospiciente la porta d'ingresso, che verrà socchiusa a un momento prestabilito, è sistemata una sedia vuota destinata a chi lontano da casa vuole partecipare alla cena pasquale; perché no, anche a Eliyahu Hanavi, il profeta Elia che potrebbe giungere annunciando l'era messianica. Accanto a piatti, posate, bottiglie e bicchieri si lascia lo spazio per un libro: può presentarsi rilegato in cuoio scuro con pagine ingiallite dal tempo e macchiate di vino, o in edizioni moderne con vivaci illustrazioni, o anche nel semplice formato in uso presso le associazioni giovanili o le scuole ebraiche. Il titolo è sempre lo stesso: Hagadà shel Pesach. La lettura annuale del libro che guida il Seder, consente ai bambini di comprendere che le vicende narrate costituiscono una parte essenziale della loro identità, e che la ricorrenza è tra le più importanti del calendario ebraico (quest'anno il primo giorno di Pesach cade il 6 aprile).

Pesach ("passaggio") è parola densa di significati: fa riferimento al passare dell'angelo del Signore oltre le case degli ebrei per colpire quelle egiziane con la decima piaga, e alla liberazione dei nostri padri dalla schiavitù. La Izyat Mitzraim ("l'uscita dall'Egitto") è rievocata attraverso la lettura di un antico testo composto da un formulario liturgico, commenti rabbinici all'Esodo, una serie di salmi, inni tradizionali in uso nelle varie comunità, e un ricordo delle vittime della Shoà di recente composizione. Nella Hagadà sono ripetuti gli ammonimenti "ricorda che sei stato schiavo in Egitto" e "si fa così a ragione di quanto l'Eterno fece per me quando io uscii dall'Egitto… in quei giorni, in questo tempo", in modo che ciascuno - qui e ora - si senta personalmente passato dalla libertà alla schiavitù proprio come "la folla di ogni genere" che si unì volontariamente a Mosè. Secondo la tradizione il Seder, che dà la possibilità di rivivere e non solo di ricordare l'Esodo dall'Egitto, segue un ordine preciso: l'alternanza di testo, canti, cibi, fa da contraltare all'alternanza delle generazioni che si susseguono intorno alla tavola festiva, ponendo prima le domande e poi, col tempo, fornendo le risposte.

Accurata deve essere la preparazione della casa: una minuziosa pulizia garantirà la rimozione di ogni possibile particella di chamez, il cibo lievitato vietato per otto giorni. Alla vigilia di Pesach sarà compito del padre, accompagnato dai bambini, controllare ogni angolo della casa a lume di candela; le donne, a loro volta, dedicheranno particolare cura alla tavola coperta da bianche tovaglie. Secondo la tradizione, al centro viene disposto un vassoio con i simboli pasquali: dalle tre matzot, azzime, metafora del pane non lievitato al momento della fuga, alla zampa d'agnello a ricordo del sacrificio nel Santuario di Gerusalemme; dal maror, erbe amare, per sottolineare l'amarezza della schiavitù, al carpas, la verdura da intingere nell'acqua salata simbolo delle lacrime versate; dal charoseth, impasto di vari frutti simile alla calcina usata dagli schiavi, all'uovo sodo cibo di lutto. Immancabili anche i quattro bicchieri di vino da bere durante la lettura della Hagadà; un quinto, versato ma non bevuto, è dedicato al profeta Elia messaggero di un'era in cui scompariranno le differenze sociali, razziali e nazionali.

Sarà il commensale più giovane a dare inizio alla lettura cantata della Hagadà, con quattro domande che permettono di spiegare il senso della celebrazione a partire dal versetto "quest'anno qui, l'anno prossimo in terra d'Israele; quest'anno qui schiavi, l'anno prossimo in terra d'Israele liberi". Poi il racconto dell'uscita dall'Egitto procede: dall'ostinato rifiuto del Faraone di liberare gli schiavi alle dieci piaghe, all'affrettata cottura del pane, alla fuga e al miracoloso passaggio del Mar Rosso (non tutto è gioioso a Pesach; trascorsi i primi due giorni gli ebrei partecipano al lutto degli egiziani per la morte dei primogeniti, astenendosi dalla lettura per intero dei salmi dell'Hallel in lode del Signore).

I bambini, rimasti svegli perché impegnati a custodire un pezzo della seconda azzima del vassoio, a loro affidata all'inizio del Seder, potranno cantare a squarciagola Chad Gadjà, la filastrocca del capretto trasformato anni fa in topolino da Angelo Branduardi in Alla fiera dell'Est.

Pupa Garribba