Buone Pasque

La festa di Pasqua, legata al ricordo della liberazione dalla schiavitù di Egitto, rimane centrale per l'ebraismo. E i cristiani delle varie Chiese, pur divisi, unanimemente proclamano che la risurrezione di Cristo è evento fondamentale per la loro fede; ma ancora non riescono a trovare una data comune per la Pasqua.

"Buone Pasque!". In occasione di questa festa, l'augurio risuona ovunque in Occidente e in gran parte del resto del mondo. Ma, proprio perché inflazionato, e ormai rito consolidato anche della tradizione della società civile, l'auspicio rischia di essere vuoto perché, spesso, sia chi porge gli auguri sia chi li riceve non si cura di sapere che cosa significhi, veramente, "Pasqua". Perciò abbiamo pensato di offrire a chi ci legge qualche spunto per riflettere sul tema.

La grande festa di Pasqua è di origine ebraica. La parola, latina e greca, e quindi italiana, deriva dall'ebraico Pesach, "passaggio". Il riferimento è alla vicenda narrata nell'Esodo (cap. 11 e 12): quando l'angelo del Signore, per punire il faraone che non voleva lasciare andare liberi gli ebrei schiavi, entra in ogni casa d'Egitto per uccidere i primogeniti, ma "passa oltre" le case degli ebrei; e questo "passaggio" significa la salvezza, l'alba della liberazione. L'inizio della celebrazione della Pasqua fu poi fissato al 15 del mese (dunque con inizio al tramonto del 14) di Nissan, data che può cadere tra fine marzo e fine aprile.

E i cristiani? Molte divergenze ancora contrappongono le Chiese cristiane che, nell'insieme, raccolgono nel mondo oltre un miliardo e mezzo di fedeli. E, tuttavia, unanimemente, tutte esse oggi recitano il Credo formulato nei concili di Nicea I (325) e Costantinopoli I (381) che afferma: "Gesù Cristo fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, patì, fu sepolto e risuscitò il terzo giorno secondo le Scritture". Il terzo giorno: cioè tre giorni dopo quel drammatico venerdì durante il quale Gesù fu messo in croce per ordine del procuratore romano Ponzio Pilato. Riflettendo sull'evento, che cadde durante la Pasqua ebraica, i cristiani considerarono Cristo risuscitato la vera Pasqua. Il quarto vangelo così si esprime: "Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine" (Gv 13, 1).

Fin da subito, nella Chiesa, la Pasqua di Cristo fu vista come l'evento centrale della fede; ma nacque un aspro dissidio sul "quando" celebrarla. Nelle Chiese della Palestina e dell'Asia minore veniva celebrata il giorno 14 di Nissan - ritenuto il giorno in cui Gesù fu crocifisso - in qualunque giorno della settimana esso cadesse; dunque, i cristiani celebravano la Pasqua nello stesso giorno in cui iniziava quella degli ebrei. Ma in Occidente la Pasqua era celebrata la domenica seguente il primo plenilunio di primavera. Il contrasto era aggravato dal problema del diverso computo astronomico del plenilunio.

Questa disputa sulle date provocò allora quasi uno scisma. La questione approdò infine al Concilio di Nicea che, in una lettera sinodale alle Chiese d'Egitto notificava: "Vi diamo il lieto annunzio dell'unità che è stata ristabilita intorno alla festa della Pasqua. Tutti i fratelli dell'Oriente, che prima celebravano la Pasqua con gli ebrei, d'ora in poi la celebreranno con i romani e con noi". Questa decisione, che tagliava ogni rapporto con l'ebraismo, contribuì a favorire, di fatto, l'antigiudaismo cristiano con tutte le sue conseguenze.

Da Nicea in poi la data fu pacifica; ma con l'introduzione del calendario gregoriano, i cristiani occidentali celebrano la Pasqua in una data diversa, o solo occasionalmente coincidente, come quest'anno, con quella degli ortodossi (vedi scheda).
Lo "scandalo" del nuovo dissidio sulla data della Pasqua, da quarant'anni spinge il mondo cristiano a tentare una soluzione. La Chiesa cattolica romana (già con il Concilio Vaticano II, nel 1963) e poi il Consiglio ecumenico delle Chiese di Ginevra hanno messo in piedi vari studi ad hoc, sperando che il 2001 - quando le due date coincidevano - fosse l'occasione per iniziare a celebrare sempre la Pasqua in comune. Un'ipotesi, connessa con complicati calcoli astronomici, prevede che la festa sia celebrata da tutti i cristiani una domenica fissa di aprile (la seconda?). Ma il terzo millennio è cominciato e il problema è rimasto irrisolto.

Una parola sui tre articoli che seguono: la nostra Pupa Garribba illustra l'origine della Pasqua ebraica, e la sua celebrazione oggi; il biblista Giuseppe Barbaglio, autore di Gesù ebreo di Galilea. Indagine storica - un classico, ormai, nel suo genere - delinea i problemi teologici legati alla risurrezione di Cristo; Elena Anatolievna Kosenkova, ricercatrice russa, descrive i riti della liturgia pasquale russo-ortodossa e usanze popolari connesse. Perciò non è una leziosità, ma una ponderata scelta teologica augurare a chi ci legge: "Buone Pasque".

David Gabrielli