Etica e politica dei girotondi

"Con i nostri girotondi abbiamo voluto chiamare "noi stessi" a presidiare la legalità, i diritti e le istituzioni democratiche, che appartengono a tutti e a ciascuno. Qualcuno ci accusa di "antipolitica"? Noi riteniamo invece che i girotondi traggano il loro significato tutto politico proprio dalla forte componente di resistenza al disimpegno, alla degenerazione (soprattutto televisiva) della politica, e vadano a toccare le radici etiche del rapporto fra cittadini e istituzioni". La testimonianza di una delle organizzatrici dei "girotondi" per la democrazia.

A Roma si sono tenuti in questo mese e mezzo due girotondi per la democrazia: il primo il 17 febbraio attorno al Palazzo di giustizia, meglio noto ai romani come "er Palazzaccio". Il secondo, il 10 marzo, ha circondato l'edificio della Rai in viale Mazzini. Dal momento che faccio parte del gruppo di cittadini romani che li hanno organizzati, vorrei fare un po' la storia di queste manifestazioni, che presentano delle caratteristiche abbastanza inedite, almeno nel nostro paese.

Qui a Roma, a gennaio, avevamo già organizzato dei presidi a largo Cairoli, presso il Ministero di grazia e giustizia. L'iniziativa era nata spontaneamente (a cena, hanno detto i giornali, ed è vero) dall'indignazione di un piccolo gruppo di amiche di fronte alla situazione venuta a crearsi dopo l'approvazione della legge sulle rogatorie internazionali e sulla depenalizzazione del falso in bilancio, e dopo le interferenze del ministro in un processo in corso (quello Sme-Ariosto a Milano). Di fronte a quello che ci sembrava un attacco inaccettabile e senza precedenti dell'esecutivo all'indipendenza della magistratura, 40 o 60 cittadini romani sono andati - il 19 e 26 gennaio e il 2 febbraio - a dire con i loro cartelli fatti in casa che "la legge è uguale per tutti".

Ma nel frattempo è successo qualcosa che ha impresso una svolta a questo movimento. Dopo l'inaugurazione dell'anno giudiziario, il 26 gennaio a Milano migliaia di persone hanno formato una "catena umana" intorno al tribunale della loro città per testimoniare solidarietà con i magistrati fatti oggetto di duri attacchi da parte del potere politico. Il carattere inedito di quell'iniziativa ci ha colpito molto e ci ha indotto a organizzare il primo girotondo di Roma sul tema della giustizia. Come quella di Milano, anche la nostra è stata una manifestazione di semplici cittadini senza bandiere di partito, che con la loro libera protesta non soltanto hanno espresso solidarietà ai magistrati (lo slogan più ripetuto era "resistere, resistere, resistere"), ma hanno voluto difendere simbolicamente principi irrinunciabili per ogni paese democratico, nel momento in cui li hanno visti in pericolo.

Il girotondo del Palazzaccio ha segnato una crescita fortissima: vedere che gli sforzi di uno sparuto gruppo di 7-8 persone erano riusciti a mobilitarne migliaia ci ha fatto capire fino a che punto il nostro richiamo ai fondamenti della vita politica democratica fosse condiviso dai nostri concittadini. Abbiamo avuto la sensazione che quelle migliaia di persone scese in piazza con noi quasi non aspettassero altro che il nostro appello per riaffermare, ciascuno in proprio, l'esigenza del rispetto della legalità da parte di tutti.

Anche la seconda manifestazione - che ha avuto luogo in contemporanea in 16 città italiane, da Torino a Trieste, da Palermo a Cagliari - conteneva un forte richiamo al problema del rispetto della legalità. Abbracciando simbolicamente le sedi della Rai, tanti cittadini europei italiani hanno voluto manifestare la loro protesta per un'anomalia che è sotto gli occhi di tutti, anche di quanti ci osservano dall'estero: quella di un conflitto di interessi irrisolto, che costituisce un grave pericolo per la libertà e la pluralità dell'informazione.

Queste forme di mobilitazione civile, pacifiche e festose ma incisive, segnano alcune differenze nei confronti delle manifestazioni tradizionali, specie in Italia. Ci eravamo disabituati a esercitare la democrazia? Ebbene, con i nostri girotondi abbiamo voluto chiamare noi stessi a presidiare la legalità, i diritti e le istituzioni democratiche, che appartengono a tutti e a ciascuno. Qualcuno ci accusa di "antipolitica"? Noi riteniamo invece che i girotondi traggano il loro significato tutto politico proprio dalla forte componente di resistenza al disimpegno, alla degenerazione (soprattutto televisiva) della politica, e vadano a toccare le radici etiche del rapporto fra cittadini e istituzioni.

È in quest'ottica che stiamo lavorando per proporre, a chi vorrà raccogliere ancora una volta il nostro appello, una forma di partecipazione significativa alla mobilitazione sindacale per il mantenimento di salvaguardie che riguardano tutti i lavoratori. Ma sono imminenti altre iniziative a salvaguardia di diritti che oggi vediamo minacciati: quelli all'istruzione, all'assistenza sanitaria pubblica e infine quelli delle persone che chiedono asilo e ospitalità nel nostro paese: anche per loro vogliamo che l'Italia si confermi un paese di diritti.

Marina Astrologo