Come musulmano rabbrividisco ogni volta si dimentichi che solo Dio è giudice e non quegli uomini che si dicono credenti e che si arrogano il diritto di parlare in nome di Dio, per giustificare fatti che gridano vendetta perché contro ogni senso di umanità.
E non insultare coloro che invocano altri che Iddio, ché non insultino Iddio per insipienza, noi facemmo sembrare bello ciò che fece ogni gente, ma poi ritorneranno al loro Signore che dirà loro ciò che hanno fatto. (Corano 6,108). Questo versetto sancisce di fatto un principio che Omar Ibn Khattab, terzo califfo dei credenti, ribadì, al tempo della conquista dell'Egitto, alla domanda postagli da Amr Ibn al As se si dovessero distruggere gli idoli faraonici. La risposta fu che le vestigia del passato non sono che testimonianze di un tempo che fu. I tesori dell'arte egizia sono ancora lì dopo quattordici secoli da quegli avvenimenti a testimoniare, se mai ce ne fosse bisogno, che l'islam non distrugge il passato, pur protendendosi verso il futuro.
Ciò che perpetrano ora i talebani in Afghanistan non è nuovo nella storia e forse si ripeterà nel futuro. È un crimine, certo, non meno di tanti crimini commessi in nome di ideali falsi o falsati, usurpati o manomessi. Non è neppure il primo commesso dagli stessi talebani se son vere le notizie che giungono da quel paese lontano. Ma i talebani non sono l'islam, anzi agiscono spesso, a quanto si dice, contro l'islam, in nome di una interpretazione ignorante e criminale della Legge di Dio. Molti lo hanno fatto e altri lo faranno ancora, sedicenti musulmani, cristiani, ebrei e così via. Occorre gridare contro ognuno di tali crimini, ma spesso siamo colpevolmente silenziosi.
Questo crimine contro la cultura dell'umanità peserà sulla storia dell'islam a lungo e drammaticamente. Talvolta pare che ai musulmani questi fardelli ingiusti poco importino, ma le voci che in questa occasione si sono levate contro le decisioni di Kabul sono molte e inequivocabili.
Come musulmano rabbrividisco ogni volta si dimentichi che solo Dio è giudice e non quegli uomini che si dicono credenti e che si arrogano il diritto di parlare in nome di Dio, per giustificare fatti che, al di là delle vie che ognuno segue in buona fede, gridano vendetta perché contro ogni senso di umanità. Vale, invece, quanto affermano le voci di studiosi autorevoli, per tutte quella di Qardawi, a ricordare che l'islam è un messaggio di pace:
"Se l'Islam non proibisce ai musulmani di essere gentili e generosi nei confronti di chi segua altre religioni, anche se siano idolatri o politeisti... [Iddio] non solo invita a usare giustizia e gentilezza nel trattare con quei non-musulmani che non siano ostili, ma anzi preme su ciò".
Giulio Hassan Soravia