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Una «Giornata» particolare

Si è tenuta il 20 ottobre, ultimo venerdì di Ramadan, la V Giornata del dialogo cristiano islamico. A Roma si è svolta la visita alla Grande Moschea – alla presenza per la prima volta di un esponente del Governo, il ministro Paolo Ferrero – cui è seguita una tavola rotonda su «La sfida della convivenza e il dialogo tra le fedi».

Venerdì 20 ottobre 2006, davanti al Centro islamico culturale d’Italia, una gremita folla di persone si è radunata in attesa di entrare in moschea; erano le tre del pomeriggio di una giornata piovosa. Non si trattava dei soliti fedeli musulmani che ogni venerdì si recano a via della Moschea per la preghiera rituale, ma erano suore, preti, insegnanti, studenti non musulmani che si sono dati appuntamento per incontrare i musulmani nella loro moschea.

Si tratta di una ricorrenza nata cinque anni fa in seguito ad un appello di esponenti del mondo cristiano italiano (cattolico ed evangelico), impegnati nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso, per l’istituzione di una Giornata del dialogo cristiano islamico, con l’intento di renderla evento nazionale da celebrare, insieme ai musulmani, ogni anno in corrispondenza dell’ultimo venerdì del mese di Ramadan, mese nel quale i fedeli musulmani praticano il digiuno ogni giorno dall’alba al tramonto, come prescrive la religione islamica.

Quest’anno la Giornata è capitata all’indomani della celebrazione della notte del destino (lailato al kadr) che corrisponde al 27° giorno del mese di Ramadan. Essa ha un significato spirituale molto importante per il mondo islamico perché, secondo la tradizione islamica, in quella notte fu rivelato al profeta Mohammad, tramite l’arcangelo Gabriele, il primo versetto del Corano. L’evento è rievocato con una veglia in moschea con la preghiera e la recitazione del libro sacro.

Il 28 Ramadan 1427, cioè il giorno seguente alla notte del destino, la grande moschea ha aperto le sue porte ai cristiani per un incontro di dialogo e conoscenza reciproca. Contemporaneamente, in diverse parti d’Italia, cristiani di diverse denominazioni si sono incontrati con le comunità islamiche per porre le fondamenta di una pacifica convivenza civile.

A Roma, il Centro islamico culturale d’Italia (la Grande Moschea) ha ospitato per il quinto anno consecutivo questo evento promosso da Confronti insieme a: Cipax (Centro interconfessionale per la pace); Pax Christi, gruppo di Roma; Sae (Segretariato attività ecumeniche, gruppo di Roma), Commissioni giustizia e pace dei domenicani e dei carmelitani; Conferenza mondiale delle religioni per la pace; Comunità di base di san Paolo; Servizio rifugiati e migranti della Federazione delle Chiese evangeliche in Italia.

È stata una improvvisa forte pioggia a dare il via alla Giornata, costringendo tutta la delegazione a rifugiarsi dentro la moschea, dove è stata accolta dai rappresentanti del Centro islamico che hanno illustrato ai presenti la storia di una delle più grandi moschee d’Europa e il significato di alcuni dettami della religione islamica, come la preghiera e il digiuno.

Uno dei momenti centrali della Giornata è stata la tavola rotonda intitolata «La sfida della convivenza e il dialogo tra le fedi», che si è svolta nella sala congressi dello stesso Centro islamico, di cui pubblichiamo gli interventi nelle pagine che seguono. All’incontro erano presenti: la moderatora della tavola valdese, Maria Bonafede, il segretario generale della moschea, Abdallah Redouane, il presidente dei teologi italiani, monsignor Piero Coda, il direttore di Confronti, Paolo Naso, e il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. A questa iniziativa ha preso parte anche la consigliera delegata del sindaco alle politiche della multietnicità Franca Eckert Coen, membro della comunità ebraica romana.

A causa di forza maggiore, è mancato all’appuntamento il responsabile del Consiglio per l’ecumenismo e il dialogo della Cei, monsignor Vincenzo Paglia, la cui partecipazione avrebbe dato sicuramente un ulteriore peso alla giornata: la sua presenza avrebbe costituito l’atteso segnale di attenzione da parte della Chiesa cattolica italiana nei confronti di un’iniziativa di dialogo che negli anni si è progressivamente consolidata.

Le istituzioni politiche sono state, invece, autorevolmente rappresentate dal ministro Ferrero. È stata la prima volta che un ministro della Repubblica ha messo piede (togliendo le scarpe, come vuole la tradizione islamica) nella moschea di Roma. Il ministro ha tenuto a sottolineare il valore importante del dialogo civile e politico che lo Stato deve instaurare con le comunità di fede che vivono nel nostro paese.

Alludendo all’atteggiamento dei cosiddetti «atei devoti» che oggi con grande impegno cercano di diffondere la cultura dello «scontro tra civiltà», Ferrero ha affermato che «il nome di Dio viene usato per dividere e per separare anche da chi non è credente». «Io penso – ha dichiarato il ministro davanti ad un pubblico particolarmente numeroso – che una giornata come quella di oggi, dove in nome di Dio si chiede il dialogo, il confronto e la possibilità di scoprire nell’altro, nel diverso, non una minaccia ma un possibile arricchimento, sia una grande cosa. Questo è il motivo fondamentale del mio essere qui oggi, sia in veste di ministro Ferrero, di politico Ferrero, sia in veste di cittadino Ferrero, che è un credente di fede evangelica [valdese, negli anni ‘80 era stato segretario nazionale della Federazione giovanile evangelica italiana, ndr], punto di contatto tra queste mie diverse identità». Il ministro della Solidarietà sociale, ricordando il carattere multiculturale, multietnico e multireligioso della società italiana, ha inoltre affermato che il dialogo è la più grande sfida che abbiamo di fronte oggi. «Credo – ha spiegato – che la sfida del dialogo sia non solo una questione religiosa e teologica, ma un nodo politico e culturale che riguarda elementi profondi dell’identità del nostro paese. Mi verrebbe da dire che noi siamo stati un paese di emigrazione. Ci sono 27-28 milioni di italiani che sono usciti dall’Italia e sono andati in altre parti del mondo. Siamo diventati oggi un paese di immigrazione, e io credo che ancora non ci sia questa consapevolezza, ancora non c’è la coscienza del fatto che siamo passati dall’essere un paese povero, da cui la gente partiva perché non aveva da mangiare, per cercare un lavoro migliore, una speranza, all’essere diventati un paese ricco, con molte disuguaglianze purtroppo, ma comunque un paese ricco rispetto a molti altri paesi del mondo, e quindi che attrae gli immigrati».

Il discorso di Ferrero ha preceduto di pochi giorni la presentazione del dossier della Caritas sull’immigrazione che ha fornito una stima di 3 milioni di immigrati in Italia, di cui il 33% sono musulmani.

Secondo il ministro, fino a trent’anni fa il problema del dialogo e della convivenza era una questione che potevano porsi le comunità di fede: cattolici, protestanti ed ebrei soprattutto. «Il dialogo oggi, è un problema che ha una valenza direttamente politica. Non è solo un problema di dialogo tra religioni. La struttura sociale dell’Italia si è profondamente modificata con l’insediamento di centinaia di migliaia di persone che hanno fedi e culture diverse. Io penso che il dialogo, che in qualche modo per molti anni è stato un grosso impegno per gli uomini e le donne di buona volontà, oggi per noi sia un imperativo, a mio parere ineludibile, perché la cosa peggiore che si possa fare è pensare che la situazione che noi stiamo vivendo – e cioè che l’Italia è diventata una terra di immigrazione – sia una condizione che si possa modificare, come se si potesse fermare il mondo o far andare indietro la storia».

Per il ministro della Solidarietà sociale il dialogo politico è un passaggio fondamentale per l’integrazione nella nostra società di uomini e donne di diverse esperienze di fede. Ha ricordato che la polemica delle ultime settimane sul velo islamico è un falso problema e che le donne devono essere libere di indossarlo o meno: il problema vero è quello di dare alle donne l’opportunità e gli strumenti giusti per integrarsi nella nostra società. Il giorno dopo, l’inviato del quotidiano Libero, strumentalizzando le parole del ministro, ha scritto che Ferrero vuole il burka in Italia.

La Giornata si è conclusa con la consegna da parte di Paolo Naso di una Bibbia in lingua italiana al segretario generale come dono per la biblioteca del Centro islamico culturale, a nome dei promotori dell’iniziativa che si sono dati appuntamento per il 12 ottobre 2007, data della VI Giornata del dialogo cristiano islamico.

Mostafa El Ayoubi

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