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Un papa contro lo scontro di civiltà

Durante tutto il suo pontificato, Giovanni Paolo II ha dedicato molta attenzione al dialogo interreligioso. Il dialogo con l’islam, che ha portato Wojtyla a dire che “cristiani e musulmani devono riconoscere con gioia i valori religiosi che hanno in comune”, è stato apprezzato da molti musulmani, che oggi lo piangono.

La scomparsa di papa Giovanni Paolo II è stata molto sentita in seno al mondo islamico. Molti musulmani lo consideravano un uomo religioso aperto al dialogo, che si è molto impegnato nell’attuazione degli insegnamenti e delle raccomandazioni del Concilio Vaticano II riguardo alla questione del dialogo interreligioso.

Nel 1988 egli trasformò il “Segretariato per i non cristiani”, creato nel 1964 da Paolo VI, in “Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso”, all’interno del quale opera oggi un ufficio specifico per il dialogo con l’islam. Nel 1979, un anno dopo il suo insediamento a San Pietro, il papa, in un discorso rivolto ai vescovi africani riuniti a Roma, disse che i cristiani e i musulmani possono insieme assumere nel mondo di oggi il ruolo di testimonianza pubblica della loro fede nel Dio creatore. I rapporti tra il Vaticano e gli Stati islamici, durante il pontificato di Karol Wojtyla, sono stati generalmente buoni. Il papa, nei suoi molteplici viaggi per il mondo, ha visitato più di venti paesi islamici. Nel 1979 si recò in Turchia. In quell’occasione il pontefice aveva ricordato la posizione del Concilio Vaticano II sull’islam, il cui documento, Nostra Aetate, recita: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno”.

Nel 1985, in una sua visita in Marocco, davanti a ottantamila giovani musulmani radunati nello stadio di Casablanca per salutarlo, il papa disse loro che cristiani e musulmani devono riconoscere con gioia i valori religiosi che hanno in comune. E durante una sua visita in Sudan, nel 1993, egli espresse la necessità di affrontare le divergenze tra i musulmani e i cristiani, in quel paese, con uno spirito aperto al dialogo.

Al Cairo, in Egitto, nel 2000 disse: “L’evento dell’islam è stato importante a livello di arte e di sapere”, riconoscendo così all’islam una sua importanza nello sviluppo della civiltà umana. Nella recente storia del mondo arabo islamico, la visita effettuata dal papa in Siria nel 2001 ha lasciato un segno indelebile nella memoria di molto arabi e musulmani. È stato il primo papa nella storia della Chiesa cattolica romana ad entrare in una moschea, quella degli Omayyadi a Damasco, una delle più prestigiose moschee del mondo. In quell’occasione, in “dar al islam”, in terra
dell’islam, il pontefice prese in mano il Corano e lo baciò. Un gesto che forse ha irritato qualche fanatico conservatore religioso, ma che ha soprattutto commosso milioni di fedeli musulmani.

Altre due importanti occasioni d’incontro con la realtà islamica, questa volta “in terra cristiana”, sono state le due giornate di preghiera ad Assisi, nel 1986 e nel 2002, promosse nel quadro delle attività della Santa Sede, a favore del dialogo interreligioso.

Nella terra di San Francesco, durante la giornata di preghiera per la pace, nel gennaio 2002, voluta dal papa, in presenza di centinaia di rappresentanti delle diverse tradizioni religiose, nel discorso di chiusura di quell’assemblea, Woityla disse che “la religione e la pace vanno di pari passo: fare la guerra nel nome della religione è una contraddizione flagrante”.

Nella memoria di molti musulmani è rimasta incisa la posizione del papa contro le due guerre in Iraq e contro la costruzione del muro tra israeliani e palestinesi.

All’indomani della morte del pontefice, la stampa araba ha dedicato ampio spazio a questo evento; da molti è stato definito come un papa coraggioso che è entrato nella storia come uomo della pace e delle grandi riconciliazioni, un papa che ha rifiutato di aderire alla tesi di scontro tra le civiltà e ha gettato le basi per un’era positiva nella relazione tra il mondo cristiano e quello musulmano. Molti musulmani auspicano che questo processo di dialogo venga portato avanti con convinzione dal successore, anche se è molto difficile che papa Ratzinger possa osare laddove Giovanni Paolo II non ha osato. Come ad esempio recarsi a visitare la grande moschea di Roma per dare un segnale di chiusura nei confronti di chi fomenta sentimenti di islamofobia e tifa per uno scontro tra civiltà, da un lato, e dall’altro come gesto di apertura nei confronti di un islam italiano, europeo, alla ricerca di se stesso, in un contesto in cui la libertà religiosa per le minoranze è un diritto tutt’altro che acquisito.

Mostafa El Ayoubi

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