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Tante idee diverse, ma non inconciliabili

Paolo Ferrero / Franco Monaco

Come abbiamo visto, le posizioni all’interno del centrosinistra sulle materie collegate alla questione della laicità dello Stato sono abbastanza diversificate. Questo non ha impedito, però, ai partiti della coalizione di trovare dei punti di convergenza e raggiungere l’accordo su alcuni principi di base largamente condivisi. Abbiamo chiesto a due esponenti dell’Unione – il responsabile Economia e lavoro di Rifondazione comunista Paolo Ferrero e il vicepresidente del gruppo della Margherita alla Camera Franco Monaco – di rispondere a tre domande sul peso della componente cattolica all’interno dell’Unione, sulla legge in materia di libertà religiosa e le Intese e sulla presenza della Chiesa cattolica nella vita politica italiana.

Nella coalizione di centrosinistra è molto visibile una componente cattolica. Esiste, a vostro avviso, anche una cordata laica? E quanto pesa?

Monaco Non mi piace la formula «componente cattolica» di partiti e coalizioni. I soggetti politici, mirando al bene comune di società pluralistiche, devono essere per definizione laici, imperniati su una proficua collaborazione tra tutti gli uomini di buona volontà. Non escludo che si possano dare partiti di ispirazione cristiana, tuttavia oggi il sistema politico italiano, a mio avviso, ha bisogno di grandi partiti interideologici. Il progetto e il soggetto che prende nome Ulivo fa perno sulla scommessa della feconda cooperazione tra cattolici e laici orientati in senso riformatore, si propone di mettersi dietro le spalle l’antagonismo politico tra laici e cattolici che ha negativamente segnato la storia del nostro paese. Preferisco parlare dunque del contributo che i cattolici, a modo di fermento, investendo i loro talenti, possono e devono dare all’Ulivo e all’Unione. Vanno contrastati perciò sia il clericalismo sia il laicismo militante e talvolta corrosivo che fanno capolino anche nel centrosinistra. Tuttavia non c’è paragone: nel centrodestra la strumentalizzazione politica della Chiesa e della religione cattolica è la regola e spesso assume accenti grevi e forme smaccate.

Ferrero Il punto di partenza è l’enorme peso delle prese di posizione del Vaticano all’interno della politica in generale, vertici dell’Unione compresi. Non a caso la rinnovata pretesa egemonica della Chiesa cattolica trova maggiori anticorpi nella società – basti pensare alla manifestazione delle donne – che all’interno della politica. Vi è qui un significativo grado di subalternità o per lo meno di timidezza della politica che ha due cause. Da un lato è un derivato della logica della «corsa al centro» e della rincorsa di voti moderati (pensiamo alla Margherita); dall’altro mi pare frutto di un problema di più lungo periodo e riguarda un deficit di elaborazione che coinvolge anche le sinistre sui nodi di fondo dell’esistenza umana, per cui vi è una sorta di subalternità rispetto al pensiero forte che viene proposto dal Vaticano. In questo contesto però le posizioni laiche all’interno del corpo dell’Unione non solo vi sono ma sono maggioritarie. Il problema politico è quello di farle esprimere con maggiore nettezza, al di fuori di una pura azione propagandistica di tipo radicale, aprendo uno scontro politico esplicito con le posizioni subalterne a Ruini. Da questo punto di vista, più che un’agguerrita cordata laica mi pare necessario riuscire a far esprimere dall’Unione almeno il senso comune presente nel paese attorno ai nodi di fondo su cui il Vaticano pretende di dettare legge.

Nell’ultima legislatura nulla si è fatto relativamente a una legge quadro sulla libertà religiosa o alle Intese con le confessioni religiose che ancora non ne hanno. Nell’Unione quanto conteranno questi temi?

Monaco Lo sviluppo della società multiculturale e multireligiosa, nonché i principi di libertà e di uguaglianza scolpiti in Costituzione, esigono che l’Italia si doti finalmente di una legge generale sulla libertà religiosa, che faccia segnare il superamento della figura anacronistica dei «culti ammessi». Il Concordato non va messo in discussione, pena aprire ferite e pregiudicare la pace religiosa. Ma, fatto salvo il Concordato, abbiamo bisogno di una legge che disciplini su base paritaria il rapporto con tutte le confessioni. In questa legislatura la legge è stata contrastata prima da Lega e An e insabbiata poi dalla maggioranza di governo a motivo appunto delle sue divisioni interne. In un certo senso, è stato meglio così, perché ne sarebbe sortita una cattiva legge che, anziché potenziare la libertà religiosa, avrebbe finito per sminuirla. Il testo originario era buono, sostanzialmente riconducibile a quello messo a punto dal governo Prodi nella XIII legislatura, ma in corso d’opera è stato manipolato e stravolto attraverso emendamenti peggiorativi. Da quella base bisognerà ripartire. La stella polare sono i principi costituzionali e la fiducia in un fecondo, positivo dialogo tra tutte le esperienze religiose. Diciamo così, l’idea di una «laicità in positivo», che si nutre di rispetto, confronto, dialogo, cooperazione per il bene della comunità, la giustizia e la pace. Una volta assicurato il rispetto dei diritti umani e delle leggi, l’esercizio della libertà religiosa, da parte di tutte le confessioni, deve essere il più ampio. E la società civile e politica, salvo smentite, deve nutrire un pregiudizio positivo sul contributo di esse alla vita della comunità.

Ferrero Nella prossima legislatura sarà necessario il superamento della legge sui culti ammessi ed è prevista nel programma dell’Unione l’approvazione di una legge quadro sulla libertà religiosa in direzione di una laicizzazione reale dello Stato italiano. Per le ragioni sopra espresse, questo non sarà il risultato della sola azione politica ma dovrà essere il frutto dell’intreccio tra pressione esercitata dalle diverse confessioni e azione politica. Si noti che il grado di permeabilità dell’Unione alle istanze che provengono dalla società, cioè il concreto grado di democrazia dell’Unione non solo nelle relazioni tra i partiti ma nel rapporto tra l’Unione e il suo popolo, è il punto politico decisivo nella prossima fase; noi di Rifondazione comunista affidiamo buona parte delle possibilità di successo della coalizione – e del suo grado di laicità reale – proprio all’allargamento dei canali di comunicazione tra società e politica e quindi alla permeabilità sociale dell’Unione. Da questo punto di vista il superamento del Concordato o l’abolizione del finanziamento pubblico delle scuole private, pur non essendo presenti nel programma dell’Unione, costituiscono un nostro obiettivo politico su cui costruire una maggiore iniziativa in tutta la società.

Negli ultimi anni la presenza della Chiesa cattolica nella vita politica italiana è stata molto evidente. Qualcuno ha parlato di interferenze. Cosa ne pensate?

Monaco Sono dell’opinione che, in una società liberale e pluralista, le forze sociali e culturali, e dunque anche la Chiesa cattolica, debbano potersi esprimere con la massima libertà, che non si debba menare scandalo quando essa pronuncia parole che possono non piacere. In certo modo, alla Chiesa compete una funzione profetica che spesso sfida il senso comune. La cosa non fa problema se, per la loro parte, le istituzioni politiche si mostrano gelose custodi della loro laicità, cioè della loro autonomia di giudizio e decisione sulla base delle regole democratiche che fanno perno sul consenso. Laicità è lo spazio pubblico del confronto aperto a credenti e non credenti, laici e cattolici, che sono liberi di consentire o dissentire dai pronunciamenti ecclesiastici. Semmai la novità che fa problema direi più ai «cristiani laici» che non alla cura per la laicità dello Stato è la propensione recente delle gerarchie ecclesiastiche a scegliersi come interlocutori gli uomini e le forze politiche piuttosto che le coscienze. A fronte di questa novità l’antidoto più efficace è quello che fa perno sulla libertà e sulla responsabilità degli uomini politici, siano essi credenti o non credenti (si rammenti l’esempio di De Gasperi). Essi dovrebbero resistere alle lusinghe e alle pressioni, non indulgere ad ammiccamenti e strumentalizzazioni, non prestarsi a fare da zelanti e acritici terminali politici di pressioni esterne. Non è un buon segno la circostanza che l’espressione ineccepibile «cristiano adulto», che rivendica giustamente le sue autonome responsabilità politiche, sia interpretata come espressione presuntuosa e polemica. Al contrario, teologia e magistero i cristiani in politica li dipingono esattamente così: cristiani adulti, che non invocano l’imbeccata dall’alto, che si accollano tutta intera la propria responsabilità laicale e politica.

Ferrero Penso che vi siano state delle vere e proprie ingerenze da parte della Chiesa cattolica all’interno della vita politica italiana. Queste non possono essere abolite per decreto ma vanno contrastate nel merito, nel corpo della società e non solo sul piano politico. Considero questo un terreno molto delicato perché con ogni evidenza il fatto religioso ha oggi una rilevanza assai maggiore di qualche anno fa; nello stesso tempo la presa della Chiesa cattolica sui concreti costumi dei cattolici continua a ridursi. Così come esistono numerose esperienze di impegno sociale dei cattolici che hanno un profilo indubbiamente positivo. Per questo è necessario evitare ogni tipo di anticlericalismo che avrebbe la sola funzione di allargare il grado di egemonia dei vertici ecclesiastici; occorre al contrario che il pieno rispetto per il fatto religioso si accompagni alla capacità dell’Unione di distinguere nettamente il rispetto delle convinzioni di ognuno dal piano legislativo, che deve garantire la più totale laicità dello Stato.

(intervista a cura di Paolo Naso)

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