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Quale futuro per la Striscia di Gaza?

Cristiano palestinese, docente di pedagogia all’Università di Betlemme, Basha sottolinea che Israele ha sempre operato in modo che la Striscia di Gaza fosse un territorio a parte, separato dalla Cisgiordania, per rendere di fatto impossibile la creazione nei Territori di uno stato palestinese indipendente e «vivibile».

Sono ormai passate diverse settimane dopo la vittoria di Hamas nella Striscia di Gaza, dove è riuscita a prendere il controllo assoluto della zona. Territorio ufficialmente controllato dall’Autorità nazionale, Gaza è ormai diventata, purtroppo, una realtà ed un corpo separato dal territorio palestinese. Perché si è arrivati a tale separazione? Bisogna che chi legge sappia che Gaza è stata sempre un territorio a parte, voluto così dall’occupazione israeliana allo scopo di rendere difficile, se non impossibile, la realizzazione di un futuro stato palestinese. I palestinesi del Territorio palestinese (o, come viene ancora chiamato, della Cisgiordania o West Bank), trovano tutt’oggi più facile visitare qualsiasi altro paese arabo che andare a Gaza. Questa realtà ha reso sempre più difficile la comunicazione tra entrambe le parti e ha creato un vuoto sociale fortissimo. Perciò parlare di Gaza è come parlare di un altro paese e questo è molto chiaro per chi visita questa regione. Essa non è certo meta di pellegrinaggio!

Negli anni passati l’occupazione israeliana ha cercato di far diventare questa situazione una realtà da accettare in modo forzato, soprattutto per la realizzazione di insediamenti che hanno tagliato ogni possibile collegamento tra le due zone. È evidente che la Striscia di Gaza e la Cisgiordania sono due territori separati geograficamente, quindi risulta impossibile collegarli, data l’esistenza fra i due dello stato di Israele. Con questo direi che il sionismo ha avuto successo usando con furbizia il motto divide et impera. E proprio qui sta il successo: nell’aver privato il popolo palestinese di un’unità territoriale, nell’aver fomentato la creazione di fazioni, conseguenza anche di un governo paestinese debole e incapace di prendere decisioni storiche in grado di salvare la cosiddetta questione palestinese, a mio avviso ormai dimenticata quasi da tutti.

Hamas, risultata vincente alle ultime elezioni politiche del 2006, si è trovata adesso senza un appoggio internazionale, soprattutto per arginare la gravosa situazione umanitaria, e inoltre il riconoscimento di Israele e l’avvio di negoziati con lo Stato israeliano non trovano spazio nella loro agenda politica. Il compito di Hamas si è ancor più aggravato da quando Israele ha dichiarato Gaza un’entità nemica, che si è vista abbandonare anche da Ong e istituti bancari.

Ammetto che non è facile dare una lettura chiara e ben precisa di questa situazione, ma come pedagogista posso offrire una panoramica di ogni preoccupazione umana di ciò che sta succedendo in questa parte del territorio palestinese. Gaza sta diventando sempre di più una grande prigione a cielo aperto. Si tratta per assurdo di un gioco delle parti. La chiusura da parte dell’occupazione israeliana e la continua violazione dei diritti umani da parte dell’esercito israeliano isolano sempre più un territorio senza governo e senza legge. Dall’altro si propone al mondo intero la vision di una zona dove regnano sovrane violenza, criminalità, malvivenza e ignoranza. Alla gente comune palestinese poco interessa della preparazione e dei risultati della conferenza di pace di novembre negli Usa. Come si sa, la gente ha perso fiducia nella politica, nei politici e in quello che può fare la comunità internazionale. Tutti si occupano del proprio quotidiano e soprattutto dell’educazione e del futuro dei loro figli. Ma la famiglia è la prima a soffrire dell’incertezza. Tantissimi aiuti arrivano qui in Palestina in nome della solidarietà, ma poco è diretto specificamente al recupero della persona e soprattutto dei bambini, della loro formazione e del loro futuro… Ai circuiti internazionali interessa fare progetti, ma essi sono fini a se stessi, senza riscontri che arrivino veramente agli ultimi. Siamo molto preoccupati per il futuro di questa terra. Infine, credo che con questo atteggiamento assurdo da parte del governo israeliano, il fondamentalismo e il fanatismo aumenteranno nella regione e scoppierà prima o poi una guerra religiosa capace di distruggere civiltà intere. Le minoranze sono preoccupate per il loro futuro sotto il governo di Hamas, soprattutto perché in diverse occasioni i leader di Hamas hanno dichiarato la loro intenzione di avere uno stato islamico nella Striscia di Gaza come modello per tutta la Palestina. La gente comune critica questa proposta di Hamas, perché la vede poco compatibile con la realtà; una realtà che potrebbe essere di convivenza, ma che inizia a registrare casi di intolleranza verso le altre religioni, nonostante ci sia comunanza etnica. Ciò che potrebbe avvicinare i diversi punti di vista non è l’ideologia religiosa strumentalizzata dalla politica, ma la buona intenzione di servire la persona umana in quanto immagine di Dio.

Cosa vi aspettate da un popolo chiuso dentro il carcere di Gaza senza diritto di spostamento, con bombardamenti continui e la mancanza di un lavoro politico serio da tutte le parti per un futuro migliore? Lascio a voi la risposta.

Sami Basha

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