Perché votare la Sinistra
«Veltroni ha deciso di uscire dall’impasse del governo Prodi rompendo con la sinistra e accentuando la relazione con i poteri forti: da Confindustria al sistema bancario al Vaticano, attuando così un rimedio peggiore del male». Ministro della Solidarietà sociale nel governo Prodi, Ferrero corre con «la Sinistra – l’Arcobaleno», la lista che unisce Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sinistra democratica.
Il punto di partenza per ragionare sulle prossime elezioni è dato dall’esperienza del governo Prodi. Pur segnando una profonda discontinuità con il governo Berlusconi, l’azione del governo Prodi non ha delineato una politica alternativa che avesse un consenso di massa. Il governo Prodi si è messo contro i poteri forti e nello stesso tempo non si è costruito un appoggio popolare. Questa delusione delle aspettative non è frutto della sfortuna ma di un preciso limite politico. Emblematica la politica economica, dove la sacrosanta lotta all’evasione fiscale è stata volta tutta alla riduzione accelerata del deficit, ben oltre a quanto richiesto dagli accordi di Maastricht, senza modificare le condizioni di disagio in cui versano milioni di famiglie italiane. Chi non arrivava a fine mese continua a non arrivarci e chi era precario continua ad esserlo. Gli esempi potrebbero continuare.
Veltroni ha deciso di uscire dall’impasse del governo Prodi rompendo con la sinistra e accentuando la relazione con i poteri forti: da Confindustria al sistema bancario al Vaticano, attuando così un rimedio peggiore del male. Per questo motivo Veltroni non vincerà le elezioni: in una situazione di profondo disagio sociale il populismo ha una marcia in più del liberismo temperato: in assenza di un’alternativa vera, rende di più far leva sulle paure che sui buoni sentimenti.
In questo contesto molto diverso da quello che auspicavamo nel 2006, un voto alla Sinistra arcobaleno vale doppio. Serve a battere Berlusconi esattamente come quello al Partito democratico. Le simulazioni anche sul voto al Senato mostrano come il centro-destra conquisti meno seggi proprio in presenza di una affermazione della Sinistra. In secondo luogo, un voto a sinistra serve a costruire le condizioni per l’alternativa, quella che non siamo riusciti a praticare con il governo Prodi. Sei i punti centrali:
1) Aumento di salari e pensioni a partire dai livelli più bassi. Questo è possibile attraverso una redistribuzione del reddito da attuarsi anche attraverso il fisco: è necessario aumentare la tassazione delle rendite finanziarie e fondiarie, proseguire la lotta all’evasione fiscale per tagliare le tasse su stipendi e pensioni. La crescita non produce automaticamente l’aumento del potere d’acquisto dei salari – in questi anni è accaduto il contrario – ma la redistribuzione del reddito, oltre a migliorare la giustizia sociale, è anche fattore di crescita economica.
2) Ridurre alla radice la precarietà del lavoro, impedendo – anche sul piano legislativo – l’attuale strapotere dei datori di lavoro. Alla riduzione della precarietà occorre affiancare la creazione di un sostegno monetario per disoccupati e precari. La proposta di Veltroni di sostenere il reddito dei precari senza intaccare la precarietà è irrealizzabile. Il costo di una misura di questo tipo a fronte di una precarietà dilagante è semplicemente insostenibile.
3) Occorre rilanciare il disarmo e la politica di pace a partire dal ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Occorre contrastare la rinnovata corsa al riarmo che è in corso.
4) L’attacco alla laicità dello Stato è oggi fortissimo da parte delle gerarchie vaticane e questo determina immediatamente un attacco ai diritti delle donne e alimenta un clima che rende impossibile l’integrazione dei migranti. Una legge sulla libertà religiosa e la contestazione esplicita dell’integralismo vaticano sono due punti decisivi per la civiltà del paese: occorre fare in Italia quello che Zapatero ha fatto in Spagna.
5) Una politica migratoria basata sulla legalità e l’accoglienza, continuando l’impegno per l’abolizione della Bossi-Fini, in un contesto di allargamento del welfare e di lotta contro ogni discriminazione. Si tratta di una partita strategica per la civiltà del paese su cui non è possibile alcun opportunismo.
6) Una politica di qualificazione del sistema produttivo del paese, riconvertendo la spesa militare in spesa per la ricerca e incentivando la crescita dimensionale delle microimprese.
Per togliere l’acqua in cui nuota il populismo di destra occorre ricostruire la sinistra sul piano politico, culturale e sociale. Il voto alla Sinistra arcobaleno è un passo di questo percorso.
Paolo Ferrero
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