Le differenze come stimolo al confronto
«Si parla molto, troppo, di scontro di civiltà, si parla troppo poco dei risultati positivi che possono nascere, e nascono, da giornate come questa. Io credo infatti che il timore di uno scontro di civiltà abbia paradossalmente contribuito a riavvicinare la parte sana dell’umanità, abbia fortificato la sensibilità degli uomini, di cui la religione è testimone ed espressione, e ne abbia rafforzato il dialogo reciproco». L’intervento di benvenuto del segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia.
Questo è ormai il quinto anno che ci incontriamo per la Giornata del dialogo cristiano-islamico, giornata che ha visto la sua nascita dopo l’11 settembre del 2001. Si parla molto, troppo, di scontro di civiltà, si parla troppo poco dei risultati positivi che possono nascere, e nascono, da giornate come questa. Io credo infatti che il timore di uno scontro di civiltà abbia paradossalmente contribuito a riavvicinare la parte sana dell’umanità, abbia fortificato la sensibilità degli uomini, di cui la religione è testimone ed espressione, e ne abbia rafforzato il dialogo reciproco, nel tentativo di trovare vie nuove che diano serenità a tutti. Il nostro agire ne è testimonianza vivente.
Il tema di oggi, «La sfida della convivenza e il dialogo tra le fedi», racchiude in sé due aspetti, convivenza tra uomini e dialogo tra fedi, che possono apparire dissimili ma che in realtà camminano assieme. Perché il dialogo è la pietra angolare su cui si basa la convivenza, e dove vi sono uomini di fede, di vera fede, non può esistere sopraffazione o incomprensione. Noi questa sfida l’abbiamo accettata, la portiamo avanti, spero, con dei risultati che certo nessuna nuvola passeggera, fatta di fugaci incomprensioni, può adombrare. La convivenza, più che una sfida, è una realtà consolidata che è sempre esistita nella storia dell’uomo, non solo a livello di grandi insiemi sociali, ma anche nelle più piccole realtà del quotidiano. La sfida sta piuttosto nel proteggerla da tutti quei fattori che vogliono metterla, o rimetterla, in discussione o, peggio, a repentaglio, e tutelandola da quelle oscillazioni che vanno dalla ghettizzazione, o separazione, tra le varie identità, ad una sorta di armonizzazione forzosa, che vede nella convivenza l’annullamento delle peculiarità. Convivere rimane, nella sua espressione più alta, il vivere assieme, attraverso un sistema di interazioni sociali dove ciascuno mette a disposizione il suo patrimonio di sapere e si avvale di quello altrui, arricchisce chi lo attornia delle proprie esperienze e ne è arricchito, senza che la propria intima natura avverta la benché minima alterazione. Una convivenza che ha il rispetto come via maestra. Noi musulmani troviamo nel nostro background un eccellente modello, se solo pensiamo quanto sia fondamentale nella nostra religione la dimensione sociale e collettiva, così come fondamentali, vitali direi, sono le relazioni tra individui e gruppi, col fine di realizzare una società animata da giustizia e misericordia, rispetto e carità.
Affinché sia compiuta, la convivenza necessita certo – come sottolineavo – di una consapevole condivisione delle differenze, facendo di esse una risorsa. Le differenze, le diversità possono senza dubbio giocare un ruolo estremamente proficuo nella dinamica delle relazioni tra gli uomini.
Ed è questo ruolo proficuo che noi dobbiamo strenuamente incoraggiare. Lo stesso Corano dà della diversità tra gli uomini una visione positiva ma, prima ancora degli uomini, permettetemi di mostrarvi come anche nel mistero della creazione la differenza costituisca un segno portentoso. Recita il Corano: «In verità nella creazione dei cieli e della terra e nell’alternarsi della notte e del giorno, ci sono certamente segni per coloro che hanno intelletto» (Cor., 3 : 190); ed ancora: «E fan parte dei Suoi [di Dio] segni, la creazione dei cieli e della terra, la varietà dei vostri linguaggi e dei vostri colori [razze]. In ciò vi sono segni per coloro che sanno» (Cor., 30 : 22).
E l’uomo non è forse il più alto esempio di creatura? Ecco allora che anche le differenze tra gli uomini rientrano nel progetto di Dio. Recita il Corano: «E se il tuo Signore avesse voluto, avrebbe fatto degli uomini una comunità unica» (Cor., 11 : 118).
Questa diversità ha in sé il significato della libertà. La natura e l’universo sono infatti composti da una infinità di specie ed elementi diversi gli uni dagli altri, e che tuttavia coabitano armoniosamente.
Questa volontà divina di far coabitare ha valore anche per gli uomini, la diversità è accettata anche nella fede. Recita dunque il Corano: «Se il tuo Signore volesse, tutti coloro che sono sulla terra crederebbero. Sta forse a te costringerli ad esser credenti?» (Cor., 10 : 99); ed ancora, parlando della missione del profeta nei riguardi degli uomini, Iddio dice: «Ma se volgono le spalle, ebbene non ti inviammo loro affinché li custodissi: tu devi solo trasmettere il messaggio [divino]» (Cor., 42 : 48); ed in ultimo: «Dì: “La verità proviene dal vostro Signore: creda chi vuole e chi vuole neghi”» (Cor., 18 : 29). Vi è, infine, un versetto del Corano che tutte queste sfumature riassume definitivamente, e recita: «Non vi sia costrizione nella Fede, la retta via ben si distingue dall’errore» (Cor., 2 : 256). Da tutto ciò si deduce come sia il Corano stesso a stabilire il principio di libertà nella scelta, così come si deduce che la pluralità di espressioni culturali e la diversificazione delle fedi è una questione che partecipa dei fini ultimi della creazione.
Certo, diventa ineluttabile che a queste pluralità di espressioni si accompagnino divergenze di opinioni, è nella natura dell’uomo.
Ma dobbiamo necessariamente fare di queste divergenze un combustibile che alimenta il fuoco dello scontro? Non possiamo farne uno stimolo al confronto? Non possiamo vivere gioiosamente quella molteplicità di popoli, di colori e di lingue che riempie il mondo? Non possiamo fare proprio lo spirito che anima questo versetto del Corano? «O uomini, vi abbiamo creato da un maschio e una femmina e abbiamo fatto di voi popoli e tribù, affinché vi conosceste a vicenda. In verità presso Iddio il più nobile tra voi è chi più teme Iddio» (Cor., 49 : 13).
Abdallah Redouane
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