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La scelta di cambiare

Ultimo segretario dei Democratici di sinistra, nel 2007 Fassino ha traghettato il suo partito in una nuova forza politica, il Pd, fondato assieme alla Margherita. Per l’esponente dei Democratici, «la scelta coraggiosa di superare la coalizione dell’Unione, correndo da soli, muove dalla necessità di chiudere la lunga fase di transizione della democrazia italiana e aprire una stagione nuova».

Alle prossime elezioni politiche gli elettori italiani troveranno molte novità. La più rilevante è la netta riduzione dei simboli. Nel Parlamento sedevano fino ad oggi trentanove partiti. Nel prossimo ce ne saranno non più di cinque o sei. Il cambiamento così vasto e rapido dello scenario politico è stato uno dei primi effetti della nascita del Partito democratico e della scelta di superare la coalizione dell’Unione, una scelta coraggiosa che muove dalla necessità di chiudere la lunga fase di transizione della democrazia italiana e aprire una stagione nuova.

L’insofferenza dell’opinione pubblica per il costante prevalere di tanti particolarismi sull’interesse generale, l’acuirsi della sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica e delle istituzioni sono sintomi di una crisi della politica che non è solo del nostro paese, ma che da noi si è incrociata con tutti quegli elementi di difficoltà che hanno indotto diversi analisti a parlare di una società bloccata, di un paese sostanzialmente fermo.

Abbiamo discusso per anni di riforme istituzionali e nuove leggi elettorali: innovazioni quanto mai necessarie e urgenti, ma non sufficienti. La scelta di fondare il Partito democratico è partita proprio da questa consapevolezza: per cambiare il sistema politico non basta occuparsi delle regole, occorre cambiare i soggetti politici, i partiti.
Detto questo, non tutto ciò che appare per la prima volta sulla scheda elettorale corrisponde ad una novità di sostanza. Io credo che il Pd possa rivendicare a pieno titolo tre elementi di innovazione reale che altre formazioni politiche non possono vantare.

In primo luogo il Pd è nato all’insegna di un nuovo rapporto tra politica e cittadini. La partecipazione è un fattore costituente: tre milioni di persone hanno preso parte alle primarie del 14 ottobre 2007, aderendo ad un progetto che aveva preso forma attraverso i due congressi di Democratici di sinistra e Margherita e innumerevoli appuntamenti di approfondimento, discussione, decisione. Un percorso democratico aperto, articolato su tutto il territorio nazionale, che è durato anni ed ha coinvolto milioni di cittadini, nel corso del quale abbiamo assunto decisioni difficili ed anche dolorose. Non si può dire lo stesso del partito unico di Berlusconi e Fini, nato in un pomeriggio da un giro di telefonate: non è una differenza di stile, è una differenza di qualità, dunque di credibilità.

Stringere alleanze sulla base del programma, non scrivere un programma per tenere insieme a tutti i costi un’alleanza: questa è la seconda significativa innovazione introdotta dal Partito democratico. Da una politica infestata da veti, interdizioni, personalismi, occorre passare ad una politica fondata su scelte trasparenti: dal primato della sopravvivenza al primato dell’azione e della responsabilità. È una scelta che comporta dei rischi, ed è giusto che sia così: la credibilità ha un costo. Non è un caso se la destra candida Mussolini e Ciarrapico, mette fuori dalla porta Casini e fa entrare dalla finestra Dini e Lombardo.
Ed è proprio dalle candidature avanzate dal Pd che emerge il terzo elemento di innovazione che voglio sottolineare: una presenza di donne e giovani in posizioni di eleggibilità in una quantità che mai si era vista nella politica italiana, perché il primo deficit di rappresentanza che la politica deve colmare è proprio questo. Nelle nostre liste, inoltre, ci sono cittadini dotati di esperienze importanti nella società civile, che hanno deciso di dedicare le proprie energie al bene comune, ad un paese che deve valorizzare i propri talenti. E ci sono politici, come me, che fanno politica per passione e sempre si sono battuti per i diritti dei più deboli, per una politica riformista ispirata ai valori della libertà, della giustizia, della solidarietà.

Nel nostro programma ci sono idee e proposte che raccolgono il meglio dell’esperienza di governo del centrosinistra e introducono un nuovo slancio riformatore. Vogliamo costruire un’Italia più moderna, una società in cui nessuno sia abbandonato alla precarietà e tutti abbiano la possibilità di sviluppare le proprie capacità e di partecipare alla crescita civile, economica e culturale del paese.

Abbiamo molte urgenze da affrontare, dalla criminalità organizzata alla questione ambientale, dal potere d’acquisto di lavoratori e pensionati alla modernizzazione della rete infrastrutturale, dalla riforma della pubblica amministrazione alla tutela della sicurezza dei cittadini, italiani e stranieri.

Altre se ne potrebbero citare, ma ciò che mi preme sottolineare è che bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e coinvolgere le energie migliori della società per costruire l’Italia del futuro: per questo serve una politica che possa e sappia decidere, che si assuma pienamente la responsabilità della propria funzione.

Una politica che non declama il suo primato ma lo conquista sul campo, in ragione dell’utilità e della coerenza del suo operato.

Una politica che sappia guardare oltre gli angusti confini della convenienza di fazione, anche perché, come troppo spesso ci si dimentica nelle campagne elettorali, abbiamo un ruolo da svolgere in Europa e nel mondo.

Costruire la pace, promuovere i diritti umani ovunque siano negati, espandere la democrazia attraverso il dialogo interculturale e interreligioso: sono obiettivi apparentemente retorici, che invece richiederanno nei prossimi mesi e anni decisioni importanti. L’Italia può e deve fare la sua parte in un’Europa forte, che sappia finalmente spingere le altre grandi potenze mondiali ad affrontare insieme le questioni globali: l’equità e la sostenibilità dello sviluppo, la sconfitta del terrorismo, la prevenzione dei conflitti, l’avanzamento dei diritti civili e sociali.

Tutte buone ragioni per considerare il voto al Partito democratico il più utile per aprire una pagina nuova nella vita dell’Italia.

Piero Fassino

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