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La scatola di Pandora apre l’informazione

Pandora è uno spazio libero di informazione e di approfondimento giornalistico che dall’autunno sarà trasmesso su reti satellitari, analogiche e sul web.
Alcune riflessioni sullo stato dell’informazione italiana con Claudio Fracassi, Udo Gümpel, Furio Colombo e Giulietto Chiesa.

Nel febbraio 2008 Giulietto Chiesa, presidente di Megachip-democrazia nella comunicazione, insieme ad un gruppo di giornalisti e di professionisti della comunicazione, lancia l’idea di costruire uno spazio di informazione indipendente dai poteri forti attraverso lo strumento della libera sottoscrizione popolare. Il 6 marzo il sito di Megachip e quello di Beppe Grillo pubblicano un appello rivolto ai cittadini, a cui viene chiesta la disponibilità a sostenere l’iniziativa. Arrivano diverse migliaia di adesioni a conferma di quanto sia sentita l’esigenza di un’informazione libera e democratica. Lunedì 15 settembre 2008, in una conferenza pubblica – presso la Sala della stampa estera a Roma – viene presentata dall’Associazione Canale Zero, che ha l’obiettivo di raccogliere fondi, risorse ed energie, Pandora Tv – La scatola aperta: il primo programma televisivo di approfondimento giornalistico interamente finanziato dai cittadini. Il programma sarà trasmesso da quest’autunno su reti analogiche, satellitari e anche sul web. Fino ad oggi è certamente il primo esperimento di questo genere; l’obiettivo dei promotori – per citarne alcuni: Claudio Fracassi, Tana De Zulueta, Marco Travaglio, Furio Colombo, Lidia Ravera – è quello di rispondere all’esigenza sentita da molti di conquistare anche grazie a questa esperienza il pluralismo dell’informazione e una concreta libertà di espressione in Italia. La scelta del nome, Pandora (dal cui vaso, secondo il mito greco, uscirono tutti i mali, ma restò – ultima – la speranza), rappresenta appunto l’impegno dei promotori: raccontare le realtà nascoste nel nostro paese, senza dimenticare la dimensione europea e mondiale. «Fra le varie emergenze italiane – ha detto Claudio Fracassi a Confronti, in occasione della presentazione a Roma – quella dell’informazione è certamente la più drammatica: la madre di tutte le emergenze. La percezione del mondo nell’epoca moderna avviene essenzialmente attraverso la mediazione dell’informazione ed oggi questa mediazione è profondamente distorta. Costruire un polo di informazione, non di controinformazione ma di informazione minoritaria o parallela, vera, fatta in buona fede e con spirito di ricerca, è sicuramente un modo, anzi il modo per cominciare a rimettere in piedi la realtà italiana, realtà che oggi ci preoccupa molto. In questi anni – prosegue Fracassi – abbiamo assistito ad una catena di condizioni che hanno reso l’informazione italiana anomala, in primis per via del fenomeno Berlusconi che l’ha resa del tutto particolare: un solo uomo che detiene il monopolio della maggior parte dei media del paese, e che oltre a questo è anche il presidente del Consiglio. In seconda battuta, perché gran parte dell’informazione che tutt’oggi passa attraverso il mezzo televisivo viene filtrata dalla politica, dunque – conclude Fracassi – il giornalismo invece di essere il cane da guardia per partiti e governo diviene il burattino della stessa politica».

Il programma Pandora sarà trasmesso settimanalmente sulle reti analogiche che saranno disponibili ad inserirlo nei loro palinsesti. Insieme al direttore Udo Gümpel e alla regista Anna Maria Bianchi, lavoreranno e collaboreranno uomini e donne impegnati da sempre nel campo dell’informazione, della cultura e dello spettacolo come Gianni Minà, Moni Ovadia, Vauro, Caparezza e molti altri. «Come giornalista televisivo – ha osservato Udo Gümpel – ho sentito l’esigenza di una televisione che in Italia potesse essere libera, ossia non legata a correnti di partito o a santoni della comunicazione e soprattutto non supina a qualsiasi potere. Come giornalista straniero che svolge la sua professione da tanti anni in Italia, posso affermare di amare profondamente questo paese, la sua cultura e la sua storia, e posso dire di conoscere bene la sua gente per comprenderne il profondo distacco che vive oggi rispetto alla politica. Oggi è importante non farsi sopraffare dalla tristezza e dalla malinconia e reagire. Il progetto Pandora è un valido strumento per parlare al paese, raccontare i problemi che l’affliggono e mostrare anche gli esempi positivi promossi, senza cadere nella trappola della negatività. Le critiche sulla scarsa libertà di informazione in Italia, tacciate di faziosità, sono il realtà molto condivise all’estero. I quotidiani stranieri ne hanno dato spesso notizia e questo quadro negativo è purtroppo peggiorato negli ultimi anni. Non è certamente solo colpa del monopolio berlusconiano, anzi direi che Berlusconi si è trovato in una situazione favorevole creata già molti anni prima. Il vero problema – ha proseguito Gümpel – è sempre stato quello del dominio dei partiti sull’intera informazione, in particolare sul mezzo televisivo. Quando Berlusconi era editore televisivo, prima di entrare in politica aveva già consapevolezza di tutto ciò, ovviamente nel momento della discesa in campo le sue stesse televisioni lo hanno agevolato.

Anche la Rai è sempre stata feudo di partiti e dirigenti, che l’hanno portata ad un lento e inesorabile declino a scapito della qualità del servizio, con una scarsa presenza di trasmissioni culturalmente indipendenti come “Report” o “Anno Zero”, sparute rondini che non fanno certo la primavera».

Gümpel, di fede luterana, è corrispondente vaticanista per una rete televisiva tedesca e segue tutte le notizie relative al papa: «Credo che in Italia sia scarsa l’attenzione che i media riservano alle altre fedi diverse dalla cattolica e sono certo che il nostro servizio televisivo potrà dedicare la giusta attenzione al fenomeno religioso in tutte le sue forme per permetterne una corretta conoscenza».

La televisione rimane dunque il mezzo più importante per poter raggiungere un vasto pubblico, lo avevamo già visto nel numero di luglio/agosto 2008 di Confronti. Il web è certamente importante, ma ancora poco rilevante dal punto di vista della copertura mediatica. «I dati – conclude Gümpel – parlano chiaro: un blog di rilevanza come quello di Beppe Grillo o Marco Travaglio al giorno possono avere 100mila o 200mila visite, mentre una televisione regionale qualsiasi, di quelle che fanno il 3-4 per cento di share, può raggiungere le stesse cifre solamente in una sola regione e le televisioni regionali possono avere 4 o 5milioni di spettatori a livello nazionale». Dunque i grandi numeri stanno ancora dalla parte della televisione. Nelle pagine che seguono abbiamo raccolto le riflessioni di Giulietto Chiesa e di Furio Colombo.

Gian Mario Gillio

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