La mafia spiegata ai turisti
In poche e brevi righe oggi vorrei segnalare un interessante libro tradotto in cinque lingue oltre all’italiano. L’opera, scritta e curata da Augusto Cavadi, s’intitola «La mafia spiegata ai turisti» (64 pagine 5,90 euro) ed è stata meritoriamente pubblicata da Di Girolamo editore (www.digirolamoeditore.com).
Ho avuto il piacere di incontrare Augusto la scorsa settimana, sabato 12 aprile 2008, in occasione della giornata «Palermo e la mafia – Memoria e azione delle chiese protestanti» per ricordare la figura del pastore Pietro Valdo Panascia, scomparso il 20 ottobre scorso all’età di 97 anni. Nel servizio pastorale – che lo ha impegnato dal 1956 al 1970 – Panascia ha creato un patrimonio importante per la città di Palermo, soprattutto grazie alle numerose iniziative di contrasto verso il fenomeno mafioso. Ma torniamo al libro e lo facciamo con quattro domande all’autore.
Perché la necessità di spiegare il fenomeno mafioso ai turisti?
Molte volte capita che sociologi, giornalisti o semplici visitatori chiedano di incontrare qualche siciliano per discutere un po’ più approfonditamente del fenomeno mafioso. In un’ora o due si possono soltanto proporre alcune coordinate di massima che inquadrino la problematica dalla prospettiva corretta: poi, dopo questa sorta di antipasto, chi è veramente interessato a capire come stanno le cose deve sobbarcarsi la fatica di leggere almeno tre o quattro volumi fondamentali.
Ovviamente l’idea nasce dalla necessità di andare oltre ai luoghi comuni che spesso vengono rappresentati…
Sulla mafia, infatti, i pregiudizi e i luoghi comuni sono particolarmente diffusi: nella testa degli stranieri, ma prima ancora degli stessi italiani. Anzi, degli stessi siciliani (anche se muniti di laurea o addirittura operanti nel campo sociale).
Il tuo volume è stato pubblicato in diverse lingue.
Sì, proprio per essere fruibile a chiunque! Il libro risponde a domande quali: la mafia c’è sempre stata? Oppure: perché si parla di mafia buona o cattiva? Le risposte vengono date in sei versioni, italiana, inglese, francese, tedesca, spagnola e giapponese.
Un lavoro difficile, soprattutto per i traduttori.
Pensate che c’è stato un problema di traduzione per definire il «posteggiatore abusivo». All’estero esistono posteggiatori, ma non abusivi. È stato necessario spiegare che in Italia è una professione praticata e normalmente tollerata.
Nel libro di Cavadi potrete inoltre trovare tre schede. Una su Giuseppe Impastato: l’attività, il delitto, l’inchiesta e il depistaggio, a cura del Centro siciliano di documentazione «Peppino Impastato». Una seconda scheda, Da La mafia in casa mia a I cento passi, a cura di Umberto Santino. L’ultima scheda ci spiega cos’è il Centro sicilano di documentazione. Augusto Cavadi, infine, ci regala tre pagine per fornire utili consigli di letture per approfondire i diversi aspetti del fenomeno mafioso.
(a cura di Gian Mario Gillio)
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