«La gioia del dialogo», nonostante le difficoltà
Il 27 ottobre scorso si è tenuta la settima Giornata del dialogo cristianoislamico, con numerose iniziative in varie città d’Italia. Purtroppo quest’anno il silenzio dei media – con poche lodevoli eccezioni – ha dimostrato ancora una volta la loro scarsa attenzione nei confronti del pluralismo religioso.
Si è svolta in tutta Italia, il 27 ottobre scorso, la Giornata ecumenica del dialogo cristianoislamico, la settima della serie. Come sempre, numerosi sono gli elementi che essa fornisce sulla temperatura attuale del dialogo fra cristiani e musulmani, su cui vale la pena di soffermarci. Andiamo per ordine, non senza ricordare che i frutti reali sono nelle mani di Dio, il solo cui spetta la valutazione definitiva al riguardo.
In primo luogo, nel presentare l’iniziativa sul numero di ottobre di Confronti, rilevavo l’oggettivo fiato corto con cui il «popolo del dialogo» vi giungeva, alla luce di troppe delusioni e tanta stanchezza degli ultimi mesi e anni. Bene, da questo punto di vista la risposta è stata senz’altro positiva: molti e ricchi gli appuntamenti, sparsi un po’ per tutt’Italia, dal Trentino alla Campania, dal Piemonte alla Sicilia, e organizzati da enti diversi. Amministrazioni comunali di centri piccoli e grandi, riviste, chiese evangeliche, comunità musulmane, commissioni diocesane per l’ecumenismo e il dialogo, consigli delle chiese cristiane, uffici missionari, associazioni del Terzo Settore, e così via: che hanno scelto di evidenziare di volta in volta gli aspetti sociali del dialogare, quelli umani, talora quelli squisitamente teologici… Potremmo andare avanti, ma il messaggio è chiaro: i protagonisti del cammino del dialogo interreligioso sono coniugati al plurale, e testimoniano come, al di là del vento cattivo, ci siano minoranze consapevoli che resistono alle sirene identitarie e hanno voglia di farsi sentire.
In secondo luogo, il tema di questa settima Giornata: che era, dichiaratamente, controcorrente. Eppure è piaciuto, è stato citato un po’ dappertutto: «la gioia del dialogo». Stiamo raccogliendo resoconti e racconti orali che ci dicono immancabilmente quanto sia stato piacevole, e festoso, il ritrovarsi insieme scoprendosi fratelli e sorelle nonostante le tante differenze. Riporto, fra i tanti materiali originali prodotti, la splendida preghiera creata dalle Monache del Carmelo di Sassuolo, per la celebrazione della Giornata di Fiorano Modenese: «A Te unico Dio/ Creatore di ogni vita,/ la nostra preghiera sale/ a una sola voce,/ come segno di unità./ A Te la nostra adorazione/ la lode e la benedizione:/ concedici di conoscerti/ e di servirti./ Custodisci tutti nella pace/ e sia il nostro cammino/ seme di speranza,/ incontro rispettoso e vero./ Guidaci alla fraternità/ nel dialogo sincero,/ ognuno dal tuo amore/ si senta sostenuto./ Signore misericordioso/ insegnaci la compassione e il perdono/ proteggici all’ombra delle tue ali/ Tu, Luce delle luci, Altissimo».
In terzo luogo, la scommessa sulla data prescelta. Per la prima volta, ci siamo ritrovati il 27 ottobre, memoria del raduno delle religioni per la pace di Assisi del 1986. Anche qui, è andato tutto liscio. Nessun contraccolpo particolare: non era scontato. Anzi, in diversi casi, l’aver collocato la Giornata in un quadro più ampio, di fatto interreligioso, ne ha arricchito ulteriormente la portata.
Infine, ma non da ultimo, un elemento di preoccupazione, su cui sarebbe importante tornare con la dovuta attenzione. Mi riferisco all’assoluto silenzio mediatico – le eccezioni su scala nazionale, lodevoli, si contano sulle dita di una mano, da Settimana al Nev , da l’Unità a Uomini e Profeti – che ha accompagnato gli avvenimenti del 27 ottobre, nonostante il notevolissimo sforzo compiuto soprattutto dal webmaster del sito www.ildialogo.org, che ha puntualmente inviato in giro comunicati stampa, informazioni, notizie. Un silenzio, escludendo ovviamente le riviste promotrici, assai maggiore che negli scorsi anni. E tanto più sorprendente in relazione al fatto che per la prima volta ci abbia scritto un (bel) messaggio il presidente Giorgio Napolitano (che va ringraziato anche da qui, per l’alta sensibilità dimostrata anche nell’occasione). Che dire? Un buco, riferito specificamente alla stampa quotidiana e alle agenzie, che deve far pensare. Un ennesimo indizio di scarsa attenzione dei media italiani nei confronti del pluralismo religioso, e un’altra occasione perduta di raccontare i tratti di un cambiamento sempre più evidente e significativo. Evidentemente, la società multiculturale fa notizia solo quando produce cronaca nera o folklore, e non quando sparge semi di speranza.
Brunetto Salvarani
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